Ascoli Piceno: città da guardare, musei da vivere

Il centro storico di Ascoli Piceno somiglia a un’isola sulla terraferma, lambita da due fiumi, il Tronto e il Castellano, e circondata da una cupa vegetazione. Tutt’intorno si estende la città nuova, sorta nel dopoguerra.

Ma il cuore pulsante rimane sempre l’Ascoli medioevale, chiara e signorile, costruita con il travertino, che dialoga con il paesaggio circostante, da Colle San Marco al Monte Ascensione.

La bellezza di Ascoli si ravvisa proprio nell’armonia tra architettura e paesaggio, nel suo insieme urbanistico, dove chiese e monumenti, piazze e viuzze (chiamate rue) entrano in perfetta risonanza, facendone una delle più belle piccole città d’Italia.

ascoli_panoramicaLo scrittore vicentino Guido Piovene, che amava le geometrie del Palladio, lo aveva già capito, infatti nel suo Viaggio in Italia scrisse a proposito di Ascoli:

Gide la prediligeva; chiedendomi il motivo della predilezione del grande scrittore francese, mi sono risposto che Ascoli Piceno è bella come alcune città della Francia del sud, non tanto per questo o quel monumento in modo speciale, ma per il suo complesso, per la qualità antologica, per un incanto che viene da nulla e da tutto.

pioveneTuttavia è bene citare alcuni punti nevralgici della città per poter poi parlare dei suoi musei civici, inseriti all’interno del disegno urbanistico. Piazza del Popolo e piazza Arringo sono da sempre gli spazi pubblici più importanti; nella seconda piazza, che ospita il Duomo, il Battistero e altri nobili palazzi, sorge il Palazzo del Comune, al cui interno si estende la Pinacoteca Civica. Si tratta della raccolta civica più importante delle Marche; consta di ben quindici sale, che accolgono opere di prestigio di Tiziano Vecellio, Guido Reni, Carlo Crivelli, Cola dell’Amatrice, Pietro Alemanno, Pellizza da Volpedo e di molti altri artisti. Non bisogna però dimenticare il piviale ricamato in filo d’oro e di seta di papa Niccolò IV, nonché la collezione di liuti e monete medioevali. I musei ascolani coniugano il classico e il moderno. Da Piazza del Popolo, seguendo corso Mazzini, si arriva al Polo culturale di Sant’Agostino, che accoglie la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini”. La figura di Licini è di respiro internazionale, ma ben radicata nel territorio marchigiano, infatti il pittore visse gran parte della sua vita a Monte Vidon Corrado, da dove si possono ammirare i Monti Sibillini. Sono gli stessi monti che vigilano alle spalle di Ascoli e che sono intrisi di mistero e ricchi di leggende: qui si celava il Regno della Regina Sibilla, una sorta di signora delle fate, che ispirò poemi cavallereschi e storie popolari. Questi stessi monti incantarono Giacomo Leopardi, che li chiamò nelle Ricordanze “monti azzurri”.

sibilliniIl museo quindi non perde di vista il territorio, ma si apre alla modernità ed esce fuori dalla provincia, esponendo opere di Lucio Fontana, Hans Hartung, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis. Poco lontano da qui, accanto alla chiesa di San Tommaso, sorge il Museo dell’Arte Ceramica, che ci fa entrare nel cuore della tradizione artigianale e artistica ascolana: è il museo delle maioliche finemente decorate, provenienti da ricche collezioni cittadine e qui finalmente riunite. Una menzione particolare però merita il Forte Malatesta, accanto al Ponte di Cecco, a est della città, che ospita il Museo dell’Alto Medioevo. Qui si trovano reperti provenienti dalle tombe longobarde di Castel Trosino e altri manufatti altomedioevali emersi dagli scavi: la struttura accoglie anche mostre temporanee. Questi sono i musei civici che dialogano con la città: città da guardare, musei da vivere. Non bisogna però dimenticare altri poli museali, che completano il quadro già ricco di cultura. In piazza Arringo troviamo da un lato il Museo Archeologico e dall’altro il Museo Diocesano. Infine poi qui ricordiamo il Museo-Biblioteca “Francesco Antonio Marcucci”, che fu vescovo nel Settecento, e la Cartiera Papale, che ospita un complesso museale scientifico-industriale di raro fascino. Questo è solo uno sguardo a volo d’uccello sulle ricchezze culturali di una città, che merita di essere ammirata e vissuta nella sua interezza: una città a misura d’uomo, che può essere percorsa a piedi in breve tempo, magari perdendosi nel silenzioso labirinto delle sue rue.

Primo De Vecchis

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