La Grande Guerra nei bozzetti divisionisti di Biagio Biagetti (Prima Parte)

Poco meno di un mese fa giunsi nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno per incontrarvi il Direttore e il Professore: non sapevo ancora che avrei dovuto scrivere un Blog Museale. In verità non lo sapevano neanche loro. Tuttavia in quella giornata, un lunedì mattina, mi resi conto della girandola di eventi ai quali potevo assistere (ogni tanto) in una piccola città come Ascoli. Il Direttore e il Professore dovevano recarsi presso il Palazzo dei Capitani per parlare con il Capo di Gabinetto della Prefettura e un Capitano del 235° Reggimento Piceno. Argomento: imminenti iniziative locali per la commemorazione della Grande Guerra.

Nel Palazzo dei Capitani, perlustrando alcune sale adatte a una esposizione di possibili cimeli del primo conflitto mondiale, rimasi lì ad ascoltare i discorsi del gagliardo Capitano dell’Esercito, che nei paeselli più sperduti del Piceno aveva rintracciato anziani collezionisti, uno dei quali conservava addirittura una enorme bandiera dell’Impero Austro-Ungarico, che copriva un’intera parete, sottratta durante la Prima Guerra Mondiale. Un altro insospettabile vecchietto serbava addirittura in una piccola cassaforte delle lettere di Gabriele D’Annunzio, noto interventista. Sorrisi, pensando alla proverbiale grafomania del poeta, che aveva disseminato per tutta l’Italia lettere, bigliettini e messaggini; ogni famiglia che si rispetti confesserà prima o poi di avere una lettera autografa del D’Annunzio, incorniciata alla parete, appartenuta al nonno (o alla nonna). Insomma, il sugo della questione era che occorreva imbastire una esposizione sulla Grande Guerra, con cimeli rari, per esempio elmetti forati da qualche scheggia di granata, fucili con baionetta d’epoca, addirittura una mitragliatrice (che mi fece subito pensare al finale pirotecnico di un film di Sam Peckinpah), proiettili e altre amenità.

Kirk-Douglas-in-Paths-of--006 Per trasportare armi del primo conflitto mondiale occorreva però l’autorizzazione del Prefetto, che aveva anche il compito di coordinare l’intera iniziativa, ed ecco spiegata la presenza del Capo di Gabinetto. Ma non solo, anche la Pinacoteca Civica era chiamata a fare la sua parte, per accrescere la qualità e il prestigio dell’iniziativa. Al Professore erano venuti in mente quattro dipinti, che potevano fare al caso nostro: uno era quello di Armando Marchegiani (del quale già parlammo), mentre gli altri tre erano di Biagio Biagetti. Nel frattempo, quella stessa mattina, occorreva posizionare una tela del museo s’un cavalletto accanto a un pianoforte nel foyer del Teatro Ventidio Basso, dove di sera si sarebbe esibita una pianista, sotto il vigile sguardo (e udito) di un ristretto cenacolo di appassionati. Ci addentrammo quindi nel Teatro, salendo scalette e traversando brevi gallerie come topolini. In quell’occasione il Professore mi ricordò che alcuni dipinti appesi alle pareti appartenevano alla collezione del Comune. Soffermai lo sguardo solo su due graziosi bambini, dallo sguardo vivace, ritratti in basso a destra da Ludovico Trasi nella Pace fra due Principi, mentre la megalomane tela mitologico-patriottica di Massimo Gallelli mi lasciò alquanto indifferente.

ludovico_trasi Quindi, dopo aver girovagato per il centro storico, tra Palazzo dei Capitani, Teatro Ventidio Basso e la Sede dell’Ente Quintana (per dare uno sguardo alle teche utili per la mostra), il sottoscritto, il Direttore, il Professore e un usciere tuttofare con un gigantesco mazzo di chiavi in mano, salimmo al piano superiore della Pinacoteca, che il lunedì mattina era chiusa al pubblico. Quale emozione per me poter entrare quando non c’era nessuno, a luci spente, con i raggi del sole che penetravano fiocamente da alcuni finestroni, mentre altre zone erano francamente in ombra! Provai la gioia della scoperta. Percorremmo a rapidi passi una galleria e verso la fine ci soffermammo davanti a un’ampia tela, Il sacrificio dei combattenti di Biagio Biagetti, datata 1922. Prima di allora non avevo mai sentito parlare del Biagetti. Il Professore mi fece subito notare i colori nella parte superiore del quadro e la tecnica adoperata: osservai le pennellate lineari e ben distinte l’una dall’altra, che però nell’insieme a una debita distanza creavano un piacevole effetto per l’occhio. Si trattava della nota tecnica “divisionista”, resa famosa a cavallo tra Ottocento e Novecento da grandi artisti del calibro di Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Giovanni Segantini e Pellizza da Volpedo (del quale in seguito parleremo). Solo che Biagetti aveva sposato tale tecnica negli anni Venti, in epoca un po’ tardiva, e ciò mi incuriosì alquanto.

biagetti_sacrificio_combattenti Nel Sacrificio dei combattenti il misticismo bellico raggiunge una caratura significativa ed attesta storicamente quanto fu decisiva la retorica del reducismo di guerra in quegli anni. In Pinacoteca sono conservati tre dipinti del Biagetti, solo uno di questi è esposto al pubblico: si tratta dei bozzetti preparatori (ma ben definiti) degli affreschi fatti nella Cappella espiatoria del Duomo di Parma, tra il 1922 e il 1923. Nei bozzetti la “tecnica” è molto più evidente ed è utile osservarla con cura. La cappella, dedicata al Sacro Cuore e ai caduti della Prima Guerra Mondiale, fu fortemente voluta dalle istituzioni civiche di Parma, dalle associazioni combattentistiche e dall’arcivescovo. Biagetti, pittore d’Arte Sacra, allievo di Ludovico Seitz (che operò nel Santuario della Santa Casa di Loreto) aveva già decorato cappelle a Padova, Udine e Treviso. Il sacrificio dei combattenti somiglia visivamente a un polittico medioevale, diviso in tre parti e con una lunetta superiore. Qui siedono s’un sedile marmoreo la Fede e la Patria; al centro campeggia una croce; dall’alto scende un chiarore divisionista, che definisce i contorni. La Fede ha in mano un libro con l’Alfa e l’Omega ed è accompagnata da un angelo, la Patria invece ha accanto un angelo bardato come un guerriero con il tricolore in mano. In basso, ai lati del sedile, si assiepano i soldati. Nella parte inferiore invece assistiamo alla processione funebre, che accompagna le bare dei caduti verso il camposanto. Cupi cipressi si innalzano alle spalle delle persone che formano il corteo; il cielo è rannuvolato e le sue curvature sono ben rese dalla tecnica divisionista.

FINE PRIMA PARTE

Primo De Vecchis

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...