Genio e follia di Fortunato Duranti

Le seguenti opere della Pinacoteca Civica di Ascoli sono appena rientrate da una Mostra che si è tenuta a Fermo:

  • 2 disegni di Fortunato Duranti, Veduta di Roma con il Pantheon e Studi per due vasi a figure nere, un trono e una figura maschile;
  • un disegno di Vincenzo Camuccini, Presentazione di Gesù al Tempio;
  • un dipinto olio su tela di Giuseppe Cades, San Pietro appare a Sant’Agata e a Santa Lucia;
  • 2 dipinti olio su tela di Antonio Cavallucci, Angelo e La Madonna appare al beato Tolomei.

Mi piacerebbe cogliere l’occasione per parlare di alcuni disegni e della figura di Fortunato Duranti, pittore nato e morto a Montefortino (1787-1863).

Fortunato-Duranti-Autoritratto

Nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno si conservano ben 55 disegni dell’artista, acquistati da Giulio Gabrielli nel 1908. Duranti ebbe una vita travagliata, segnata da svariate crisi psichiche: con ogni probabilità soffriva di schizofrenia. Il critico d’arte Federico Zeri sottolinea questo aspetto nella sua presentazione di una mostra dal titolo Disegno e follia “Fortunato Duranti 1787-1862”. Infatti Duranti, più che dipinti di una certa levatura, ci ha lasciato un imponente corpus di disegni, spesso poco noti, il cui tratto rapido e abbozzato è testimone di una ricerca artistica che si può definire “moderna” (in alcuni casi sembrano esserci straordinarie affinità con il cubismo). La Biblioteca di Fermo custodisce ben 1500 disegni; la Fondazione Longhi (il critico d’arte è stato uno dei primi a riscoprirlo nel Novecento) ne serba 94; come già detto, 55 si trovano ad Ascoli; 90 nella Pinacoteca comunale di Montefortino; molti altri sono giunti a Roma, New York, Providence e altrove. Una fase decisiva nella vita dell’artista è la permanenza a Roma a partire dal 1807 per svariati anni. Qui conosce e frequenta numerosi artisti, tra i quali si ricordano Tommaso Minardi e Felice Giani. Per sbarcare il lunario, oltre alla pittura, si dedica al commercio di opere d’arte (dipinti, disegni, incisioni, marmi, ecc.). Proprio con l’intenzione di vendere una collezione di incisioni si reca in Germania nel 1815 (anno del Congresso di Vienna), ma viene arrestato proprio a Vienna con l’accusa di essere una spia; in tale occasione viene sequestrata tutta la sua collezione di stampe. L’episodio sembra minare irreversibilmente il suo precario equilibrio psichico e da questa data in poi comincerà ad avvertire una serie di disturbi, che si aggraveranno nell’arco degli anni con l’insorgere di varie crisi. Questo lato oscuro di Duranti, che si riverbera talora nella sua grande quantità di disegni, ha attirato l’attenzione di non pochi studiosi. Minato sempre più nel fisico e nella sensibilità, il pittore decide di far ritorno stabilmente a Montefortino dal 1840 in poi, per trovare rifugio ai piedi dei Monti Sibillini, nella calma dei poggi marchigiani. Al suo Comune, piccola patria, donerà la personale collezione di quadri nonché la casa natale. Pur essendo un eccentrico, Duranti non è avulso dal suo tempo. Anzi, gran parte della sua opera si inserisce nell’alveo del Neoclassicismo. Lo testimoniano i disegni suddetti, rientrati da Fermo. Tuttavia nella sua opera grafica e convulsa emerge sempre più una sensibilità romantica, sublime e visionaria; non a caso Federico Zeri fa i nomi dello svizzero Johann Heinrich Füssli, dello spagnolo Francisco Goya, ma anche del polacco Taddeo Kuntze, artista del suo tempo. D’altronde questa oscillazione fascinosa tra apollineo e dionisiaco è una cifra dell’epoca.

duranti_veduta_roma Nella veduta di Roma con il Pantheon, Duranti segue l’ammaestramento di Canova, che indica nei Dioscuri del Quirinale un modello di bellezza corporea e geometrica da seguire. Il disegno si sofferma con piglio sicuro sull’architettura classica e monumentale di Roma antica (idealizzata), dove gli uomini appaiono solo come piccole figurine di contorno simili a formichine (si pensi a certe vedute affini del Piranesi). A sinistra, in primo piano, ben piantato s’un basamento di pietra, spicca uno dei Dioscuri, che pare rivaleggiare con la cupola del Pantheon. Negli studi per due vasi a figure nere, un trono e una figura maschile abbiamo tre soggetti, analizzati con precisione e sintesi: lo studio dei vasi testimonia la passione per l’antichità nella Roma napoleonica. Il trono è singolare: sormontato da un vaso marmoreo e con due aquile, che poggiano su zampe feline. La figura maschile è un pastorello languido, che volge lo sguardo verso un altare.

DurantiQui domina ancora l’equilibrio neoclassico, ma libero da ogni rigidità accademica; non assistiamo all’emergere delle figure angosciose dell’inconscio, liberate dal flusso creativo e rovinoso della follia. Presto la mano dell’artista non riuscirà quasi a stare dietro all’abnorme visionarietà della sua mente instabile e turbata, e ciò spiegherà la sprezzatura del tratto, l’abilità, la rapidità, le soluzioni precorritrici di un certo cubismo. Proprio tale discesa agli Inferi interiori (indagine iniziatica di una psiche travolta dall’irrazionale), inserirà Duranti anche nell’alveo di un’arte dalla sensibilità più moderna e ancora poco compresa.

Primo De Vecchis

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