Turismo culturale svedese e il San Girolamo di Pier Francesco Mola

Spesso lo sguardo dei turisti stranieri sull’Italia è più acuto e ammirato di quello degli stessi italiani, che si sono ormai abituati all’eccesso di bellezza che li circonda. Ricordiamo spesso i diari e i taccuini del Gran Tour, tra Settecento e Ottocento. Ma anche oggi è possibile riscoprire il territorio e l’arte del Belpaese con uno sguardo più moderno. Questo venerdì pomeriggio, nell’affascinante cornice della Sala Ceci della Pinacoteca Civica, si è tenuta la presentazione di un libro utile e prezioso: Piccoli centri dell’Italia centrale, una guida turistica in svedese. Era presente la coautrice: Agneta Modig Tham. L’evento è stato organizzato dalla sezione di Ascoli di “Italia Nostra“. La presentazione è stata preceduta da una lezione sul “Gran Tour degli architetti nordici”, tenuta dal Prof. Antonello Alici dell’Università Politecnica delle Marche. La Sala Ceci è la cornice ideale per simili argomenti: impossibile descrivere la quantità di bei quadri che la adornano. Si può dire solo che a sinistra la Dama con levriero (La castità?) di un Pittore emiliano del XVII secolo commuove l’animo con la dolcezza della sua pelle luminosa, mentre a destra sonnecchia un grasso puttino: in verità si tratta del Gesù Bambino dormiente di Domenico Piola.

salaceci

Il Professore ha proiettato delle slide con eloquenti immagini delle piazze d’Italia, dipinte da artisti e architetti stranieri. È stato interessante scoprire come il viaggio di formazione artistica di molti esploratori nordici abbia prodotto dei risultati tangibili nelle opere architettoniche delle loro terre. Il municipio di Stoccolma di Ragnar Östberg sembra riecheggiare per esempio atmosfere veneziane. L’autrice del volume ha spiegato di aver conosciuto l’Italia circa trent’anni fa grazie a una borsa di studio, conferita al marito architetto dal Circolo Scandinavo di Roma: i coniugi svedesi hanno avuto l’occasione di conoscere la bellezza remota e inattesa di alcuni piccoli centri del Lazio, di solito non inclusi negli itinerari tradizionali. Da qui è nato l’interesse per le piccole città dell’Italia centrale, ben conservate, immerse in un paesaggio magnifico (nonostante la speculazione edilizia) e ancora socialmente vive. Dopo trent’anni l’autrice ha rimesso mano ai dati raccolti e ha composto una guida in svedese che inizialmente includeva Toscana, Umbria e Lazio. La prima edizione è andata a ruba e così nella seconda ristampa, aggiornata e ampliata, è stata inserita anche la regione Marche, ricca di tesori d’arte inesplorati e quasi del tutto sconosciuti all’estero (dato che tale area non è mai stata una meta canonica del Gran Tour, a causa del suo isolamento geografico e culturale). Agneta Modig Tham ha riscoperto località come Castel Trosino, Ascoli Piceno, San Severino Marche, Torre di Palma, Fabriano, Urbino e molte altre. Ogni profilo di città è accompagnato dalla foto di un buon caffé assaporato nel bar più prestigioso. Ci auguriamo che un libro come questo dia impulso al turismo culturale nordico anche in terra picena. San_Girolamo Ricordo inoltre che domenica 23 novembre si terranno visite guidate tematiche in Pinacoteca dal titolo “Artisti e culture straniere nella collezione d’arte della Pinacoteca Civica”. Voglio quindi cogliere l’occasione per inaugurare una nuova rubrica del blog: “Artisti stranieri in Pinacoteca”. Il primo autore che affronterò sarà Pier Francesco Mola, nato a Coldrerio (Canton Ticino), nel 1612 e vissuto lungamente a Roma, dove morì nel 1666 (l’anno nefasto del grande incendio di Londra). Di certo troviamo una componente tenebrosa (o meglio “tenebrista”) nella sua opera esposta in Pinacoteca, il San Girolamo. Il dipinto, acquistato sul mercato romano antiquario nel 1918, è stato attribuito inizialmente a Jusepe de Ribera (detto “lo Spagnoletto”), mentre il restauro del 1990 ha smentito tale ipotesi, riconducendo la paternità al pittore svizzero Pier Francesco Mola. L’iniziale attribuzione al Ribera è giustificata dal tema affrontato e dallo stile adottato dall’artista. Infatti nella bottega del Ribera a Napoli era normale imbattersi nella produzione di teste e mezze figure di filosofi e profeti su fondo scuro. Si trattava di una moda secentesca: far vestire i panni di filosofi e anacoreti a persone umili, straccioni, barboni, dalle mani callose e dallo sguardo sofferto. Era una sorta di metafora: il pensatore, che un tempo calcava il suolo delle accademie raffaellesche, tornava a perdere l’aureola, diveniva un emarginato, un derelitto. Di certo il “tenebrismo” (di origine caravaggesca) del Ribera ha influenzato anche il Mola, che più volte si sofferma sulle teste barbute e tragiche di santi e filosofi. Possiamo citare in tal caso Socrate e i giovani, Dio Padre, il Guerriero orientale e appunto il nostro San Girolamo. sokrates und die kinder molaIl Dottore della Chiesa traduce le Sacre Scritture curvando la schiena pallida, che si staglia sul fondo scuro, e piegando il braccio destro nell’atto di trascrivere. La mano callosa non sembra quella di un intellettuale. Il corpo è smagrito; la barba folta pende da una testa di umile contadino. Il cupo “realismo” di maniera è arricchito dal solito teschio, che poggia s’uno dei volumi adoperati dal santo nei suoi studi. L’opera è stata realizzata con ogni probabilità a Roma verso la metà del XVII secolo. Questo San Girolamo, che non lascia indifferenti, è un motivo in più per visitare la Pinacoteca.

Primo De Vecchis

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