La Grande Guerra – 100 anni dopo (Palazzo dei Capitani, Ascoli Piceno)

Oggi vi proponiamo le schede riassuntive dei dipinti di Armando Marchegiani e Biagio Biagetti, esposti all’interno della mostra sulla “Grande Guerra – 100 anni dopo“, che si tiene presso il Palazzo dei Capitani. I dipinti si trovano nella sala antistante alla Sala della Ragione.
Si ricorda che la mostra sarà allestita dal 6 dicembre all’11 gennaio, orari 9.30-12.30, 15.00-19.00.

marchegiani

Armando Marchegiani (San Benedetto del Tronto 1902 – Roma 1987)
Eroica fine del cappellano militare Pacifico Arcangeli di Treia
Olio su tela, cm 122×180.

Questa è la replica con varianti del dipinto con il quale Marchegiani partecipò al concorso bandito nel 1934 da Casa Savoia sul tema “Medaglie d’oro”. Il concorso, denominato La Guerra e la Vittoria era diviso in tre sezioni: scultura, pittura e incisioni. Le prove produssero come risultato una “popolazione” di 3000 bozzetti eseguiti da oltre 1700 artisti ed esposti nelle sale del Quirinale nel giugno del 1934. Marchegiani vinse la sezione di pittura: il dipinto (insieme alle altre opere vincitrici) fu acquistato dalla Regina Elena e poi donato al Museo Centrale del Risorgimento di Roma, che si trova nel Vittoriano. La replica con varianti fu donata dall’artista al Comune di Ascoli ed è in deposito presso la Prefettura. Il concorso mirava a una esaltazione della Prima Guerra Mondiale in senso nazionalistico e patriottico. Fu scelto il tema dei caduti e delle medaglie d’oro per il loro valore esemplare. In tal senso le modalità e le finalità “artistiche, patriottiche e sociali” della gara erano molto precise: le opere erano tenute a presentare un “soggetto determinato, chiaro, concreto rispetto alla realtà storica di persone e cose, piena comprensibilità popolare dell’opera” rifuggendo “voli fantastici e simboli nebulosi”. In effetti tutte le opere descrivono due momenti ben precisi: lo scenario della battaglia o il momento dell’eroico sacrificio. Il dipinto di Marchegiani evidenzia il “gesto eroico” del cappellano militare Pacifico Arcangeli, nativo di Treia. Egli morì nel Monte Grappa nel 1918; la medaglia d’oro, consegnata ai parenti l’anno dopo, fu accompagnata dalla seguente motivazione:

Eroica figura di sacerdote e di soldato durante cruento combattimento, ottenuto dopo viva insistenza di unirsi alla prima ondata di assalto, slanciavasi munito soltanto di bastone, alla testa dei più animosi, giungendo per primo sulla trincea nemica. Colpito mortalmente al ventre da scheggia di granata, incurante di sé, rimaneva in piedi, appoggiato ad un albero, ad incorare i soldati. Trasportato a viva forza al posto di medicazione, sebbene morente, consolava con stoica virtù gli altri feriti e spirava glorificando e benedicendo la fortuna delle nostre armi. Monte Grappa VI Luglio MCMXVIII

sacro_cuore_gesùBiagio Biagetti (Porto Recanati 1887 – Roma 1948)
Sacro cuore
Tempera su carta, cm 208×113.

Questo è un bozzetto preparatorio per gli affreschi della Cappella espiatoria del Duomo di Parma, realizzati tra il 1922 e il 1923. La cappella, dedicata al Sacro Cuore e ai caduti della Prima Guerra Mondiale, fu fortemente voluta dalle istituzioni civiche di Parma, dalle associazioni combattentistiche e dall’arcivescovo Mons. Guido Consorti. Biagetti, pittore d’Arte Sacra, allievo di Ludovico Seitz (che operò nel Santuario della Santa Casa di Loreto) aveva già decorato cappelle a Padova, Udine e Treviso.
Il bozzetto non presenta allusioni alla guerra, ma segna l’apoteosi della tecnica “divisionista”, adoperata in chiave mistico-religiosa. La luce dello Spirito Santo scende dall’alto, formando un alone di linee di colore ben distinte. Una luminosità ben più intensa emana dalla figura del Cristo, quasi immerso in una nube di luce soffusa. Biagetti scoprì (aiutato dalle intuizioni di altri studiosi, anche ecclesiastici) che la tecnica “divisionista” si prestava a trasmettere l’Arte Sacra nel Novecento, un’arte fedele al messaggio evangelico, ma al tempo stesso moderna e attenta agli ultimi sviluppi artistici. Questa tecnica consiste in pennellate lineari e ben distinte l’una dall’altra, che però nell’insieme a una debita distanza creano un piacevole effetto per l’occhio. È curioso che Biagetti recepisca parzialmente tale tecnica solo negli anni Venti, in epoca un po’ tardiva.
Vogliamo qui ricordare che Biagetti divenne nel 1921 il primo Direttore dei Musei Vaticani e fondò nel 1923 il primo Laboratorio di restauro di opere d’arte. Negli anni Trenta si occupò del difficile restauro del Giudizio Universale nella Cappella Sistina affrescata da Michelangelo. Dal 1946 al 1947 diresse i restauri della cupola della Basilica Lauretana. Morì nel 1948.

apoteosi_vittoria_PICCOLOBiagio Biagetti (Porto Recanati 1887 – Roma 1948)
Apoteosi della Vittoria
Tempera su carta, cm 208×129.

Questo è un bozzetto preparatorio per gli affreschi della Cappella espiatoria del Duomo di Parma, realizzati tra il 1922 e il 1923. La cappella, dedicata al Sacro Cuore e ai caduti della Prima Guerra Mondiale, fu fortemente voluta dalle istituzioni civiche di Parma, dalle associazioni combattentistiche e dall’arcivescovo Mons. Guido Consorti. Biagetti, pittore d’Arte Sacra, allievo di Ludovico Seitz (che operò nel Santuario della Santa Casa di Loreto) aveva già decorato cappelle a Padova, Udine e Treviso.
La composizione si sviluppa all’interno di una struttura architettonica con due colonnine al centro. In alto le allegorie della Vittoria e della Pace si sfiorano. Davanti a loro spicca una spada, che in cima assume la forma d’una croce, impugnata dalla mano divina. Dal punto più elevato scende una luce mistica: da una parte abbiamo un pastore con donne e bambini, mentre dall’altra dei fabbri. Nella figura in basso ci troviamo in una piazza italiana gremita dalla folla. Al centro vediamo il Genio Italico che siede sulla groppa d’un cavallo, preceduto da un gruppo di angeli. Si tratta di un ingresso in stile trionfale, che dà un tocco di retorica. Il Genio, che impugna il tricolore è seguito da quattro ragazze, che sorreggono quattro città in miniatura. Si tratta delle città redente: Gorizia, Trieste, Trento e Fiume. Alle loro spalle si assiepano dei reduci di guerra. Tutti impugnano le bandiere degli stati vincitori della Prima Guerra Mondiale. Il soggetto è decisamente retorico. Ma la tecnica “divisionista” riscatta il dipinto, grazie a una luminosità mistica. Questa consiste in pennellate lineari e ben distinte l’una dall’altra, che però nell’insieme a una debita distanza creano un piacevole effetto per l’occhio. È curioso che Biagetti recepisca parzialmente tale tecnica solo negli anni Venti, in epoca un po’ tardiva.
Vogliamo qui ricordare che Biagetti divenne nel 1921 il primo Direttore dei Musei Vaticani e fondò nel 1923 il primo Laboratorio di restauro di opere d’arte. Negli anni Trenta si occupò del difficile restauro del Giudizio Universale nella Cappella Sistina affrescata da Michelangelo. Dal 1946 al 1947 diresse i restauri della cupola della Basilica Lauretana. Morì nel 1948.

biagetti_sacrificio_combattenti

Biagio Biagetti (Porto Recanati 1887 – Roma 1948)
Il sacrificio dei combattenti
Tempera su carta, cm 212×131.

Questo è un bozzetto preparatorio per gli affreschi della Cappella espiatoria del Duomo di Parma, datato 1922. La cappella, dedicata al Sacro Cuore e ai caduti della Prima Guerra Mondiale, fu fortemente voluta dalle istituzioni civiche di Parma, dalle associazioni combattentistiche e dall’arcivescovo Mons. Guido Consorti. Biagetti, pittore d’Arte Sacra, allievo di Ludovico Seitz (che operò nel Santuario della Santa Casa di Loreto) aveva già decorato cappelle a Padova, Udine e Treviso.
Il dipinto somiglia a un polittico medioevale, diviso in tre parti e con una lunetta superiore. Qui siedono s’un trono la Fede e la Patria; al centro campeggia una croce; dall’alto scende un chiarore mistico. La Fede ha in mano un libro con l’Alfa e l’Omega, la Patria invece ha accanto un guerriero con il tricolore in mano. In basso, ai lati del trono, si assiepano i soldati. Nella parte inferiore invece assistiamo alla processione funebre, che accompagna le bare dei caduti verso il camposanto. Accanto ai cipressi le curvature delle nuvole sono rese dalla tecnica “divisionista”. Questa consiste in pennellate lineari e ben distinte l’una dall’altra, che però nell’insieme a una debita distanza creano un piacevole effetto per l’occhio. È curioso che Biagetti recepisca parzialmente tale tecnica solo negli anni Venti, in epoca un po’ tardiva.
Vogliamo qui ricordare che Biagetti divenne nel 1921 il primo Direttore dei Musei Vaticani e fondò nel 1923 il primo Laboratorio di restauro di opere d’arte; dal 1932 al 1944 eseguì in Vaticano importanti lavori di restauro. Negli anni Trenta si occupò del difficile restauro del Giudizio Universale nella Cappella Sistina affrescata da Michelangelo. Dal 1946 al 1947 diresse i restauri della cupola della Basilica Lauretana. Morì nel 1948.

pdv

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