Dagli Appennini al Río de la Plata: “Meraviglie dalle Marche ΙΙ”

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Un frammento di dietro le quinte per voi. Ormai da qualche giorno sono rientrati alcuni dipinti dal Museo de Arte Decorativo di Buenos Aires, in Argentina, dove si è tenuta la mostra “Meraviglie dalle Marche II“.

L’esposizione, la seconda di questo genere, ha ospitato opere d’arte italiana dal primo Rinascimento fino al XIX secolo, includendo alcuni nomi noti e meno noti, ma sempre di straordinario valore storico-artistico: Carlo Crivelli, Andrea Lilli, Lorenzo Lotto, Tiziano Vecellio, Guercino (Giovan Francesco Barbieri), Sassoferrato (Giovan Battista Salvi), Pietro Alemanno, Federico Barocci, Giovanni Francesco Guerrieri, Luca Giordani, Franco Podesta e altri ancora.

Le 36 opere di grande valore hanno viaggiato in tre aerei.

Il direttore del museo, Alberto Bellucci, durante la presentazione della mostra ai giornalisti argentini, si è soffermato su alcune opere in particolare. Ha elogiato la Morte di San Francesco Saverio (1681-’82) di Giovan Battista Gaulli, detto Baciccio, proveniente dal Museo Diocesano di Ascoli Piceno, spiegando che “in questa pittura non c’è un unico centro. Le luci e le ombre ci parlano del perpetuo movimento”. Ma il direttore non ha mancato di spiegare il valore del San Bernardino da Siena di Carlo Crivelli (una tempera su tavola della Pinacoteca Civica di Ascoli), sottolineando “il trattamento magnifico della figura e dello sfondo” ed elogiando l’autore come “un veneziano meraviglioso, un grande disegnatore”. Ultimi accenni dell’anfitrione sono stati rivolti al San Michele espelle Lucifero di Lorenzo Lotto, considerato uno degli iniziatori del manierismo, e alla Vergine orante di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, vista come il culmine dell’immagine devozionale.

La mostra, è bene sottolinearlo, è stata un successo e ha attratto un gran numero di visitatori, il che conferma che spesso i tesori d’arte nostrani (il petrolio d’Italia) sono spesso più apprezzati all’estero che non in patria, dove c’è una sovrabbondanza di beni culturali, che però può creare un senso di saturazione e in alcuni casi di rigetto. Valgono sempre le eccezioni: si veda la mostra “Da Giotto a Gentile” che si tiene ancora adesso a Fabriano.

Delle 36 opere esposte a Buenos Aires ben 7 provenivano dalla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, un vero e proprio scrigno d’arte delle Marche, che meriterebbe maggiore attenzione.

Qui di seguito elenchiamo le opere tornate sane e salve all’interno di robusti imballaggi di legno:

  1. Una tempera su tavola di Carlo Crivelli, che rappresenta San Bernardino da Siena.
  2. Due dipinti su tavola di Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, Addolorata e San Giovanni.
  3. Un olio su tela di Simone De Magistris, Madonna del Rosario con i santi Domenico, Caterina d’Alessandria, Pietro Martire, Maria Maddalena, Giacinto di Polonia, Agnese da Montepulciano, Pietro Apostolo, Emidio Vescovo, LOrenzo Diacono, Francesco d’Assisi, Biagio, Stefano Diacono.
  4. Un olio su tela di Alessandro Magnasco, detto il Lissandrino, Eremita penitente.
  5. Un olio su tela di Tiziano Vecellio, San Francesco riceve le stigmate.
  6. Un olio su tela di Federico Zuccari e bottega, Allegoria della Calunnia.

Uno di questi tesori custoditi nella Pinacoteca Civica è stato considerato la “star” della mostra portegna: stiamo parlando di una tela considerata “minore” di Tiziano Vecellio, San Francesco riceve le stigmate. Complice forse il pontificato di Papa Francesco, il soggetto di Tiziano ha attratto l’attenzione di molti visitatori ed esperti. La singolarità tecnica dell’opera è data dallo stile adoperato dal noto artista del Cadore:

Come aveva notato Giulio Cantalamessa sin dal 1926, il dipinto di Ascoli rispecchia la fase estrema dell’arte di Tiziano e si iscrive fra le opere “…condotte di colpi, tirate via di grosso con macchie, di maniera che da presso non si possono vedere, e di lontano appariscono perfette”, notate dal Vasari nel 1566 in occasione di una visita allo studio di Tiziano a Biri Grande (Stefano Papetti, scheda del catalogo “Opere d’Arte dalle Collezioni di Ascoli Piceno: la Pinacoteca Civica e il Museo Diocesano, Roma, Ugo Bozzi Editore, 2012, p. 144).

tiziano_compresso

Quest’opera come le altre testimonia la posizione privilegiata che ebbe la Regione Marche, appartenente allo Stato Pontificio, nella commissione e produzione di opere d’arte di ottima fattura, volte a propagare il Verbo della Controriforma, dopo gli scossoni della Riforma Luterana, tra il Cinquecento e il Seicento, dal Rinascimento maturo al Barocco, passando per il Manierismo. La sensualità dell’arte figurativa diveniva quindi strumento di propaganda religiosa in nome del principio della Bellezza, che si univa platonicamente al principio del Bene. Ciò spiega perché in tale regione così periferica operarono artisti così diversi, provenienti da diversi territori (Venezia, Roma, Bologna), da Lorenzo Lotto a Domenico Tintoretto, da Filippo Bellini a Giovanni Francesco Guerrieri, solo per citarne alcuni. A ciò si unisce la fortuna che ebbe il territorio marchigiano negli anni delle campagne napoleoniche, dato che non fu oggetto di saccheggi. Questi sono i tesori da scoprire delle Marche, figli anche di un paesaggio che da sempre ha influenzato con la sua dolcezza schiere di poeti e pittori.

Primo De Vecchis

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