Da Guido Reni ad Antonio Fantoni, pittori bolognesi

Dal prossimo 14 febbraio fino al 17 maggio si terrà a Bologna, presso Palazzo Fava, una mostra dedicata alla scuola pittorica bolognese, intitolata Da Cimabue a Morandi. Felsina pittrice.
L’esposizione si avvale del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, presieduta da Fabio Roversi Monaco ed è curata nientemeno che da Vittorio Sgarbi.
L’impianto teorico dell’esposizione è vasto e ambizioso (e ha sollevato non pochi rilievi da parte del mondo accademico bolognese): la mostra si propone infatti di “far convergere in una unica sede espositiva quanto di più significativo in campo artistico la città di Bologna ha acquisito nel corso di oltre sette secoli”.

Il nome dell’esposizione riprende chiaramente il titolo che il filologo d’eccezione Gianfranco Contini affibbiò a un vasto corpus di scritti dello storico dell’arte Roberto Longhi, raccolti poi nel Meridiano Mondadori a lui dedicato. La seconda parte del titolo è invece un omaggio a Carlo Cesare Malvasia, autore del volume Felsina pittrice, pubblicato a Bologna nel 1678, fonte principale per la storia della pittura bolognese dal Medioevo all’età barocca. L’esposizione prevede di inserire nel suo percorso sia opere di proprietà della Fondazione Carisbo sia opere provenienti da musei cittadini e del territorio bolognese.
guido_reni_annunciazione5La Pinacoteca Civica di Ascoli contribuirà ad arricchire il percorso espositivo con due dipinti d’eccezione riconducibili all’ambiente bolognese: l’Annunciazione di Guido Reni, un olio su tela del 1629 e la Sacra famiglia con San Giovannino di Antonio Fantoni, bolognese, la cui opera risale alla prima metà del XVI secolo.
L’Annunciazione ascolana del Reni è uno dei gioielli artistici della Pinacoteca Civica; sin dal 1724, circa un secolo dopo la realizzazione della tela, lo studioso Tullio Lazzari scriveva: “…da tutti i virtuosi ammirata per una delle più belle, se non la più bella delle sue bellissime dipinture”. La tela rappresenta l’Arcangelo Gabriele, dai lineamenti androgini, finemente vestito e persino ingioiellato, che annuncia alla Vergine Maria il concepimento e la nascita verginale di Gesù.

guido_reni_annunciazione2La Vergine del Reni china lo sguardo con sensuale pudicizia e pare accettare con interna gioia la buona novella. Nel mentre la giovane fanciulla è contemplata da due graziosi amorini in cielo, proprio al di sotto della colomba dello Spirito Santo, che plana illuminando le nubi. Al centro, tra l’Arcangelo annunciante, che addita il cielo con una mano e sostiene dei gigli con l’altra, e la Vergine, inquadrato da una finestra si apre un paesaggio sognante e naturale, con alcune costruzioni sullo sfondo. Il paesaggio non a caso si trova proprio al centro della composizione e aggiunge un tocco di bellezza idillica all’episodio evangelico. La tela ascolana è stata eseguita tra il 1631 e il 1632.
fantoni-scanL’altra tela che andrà in prestito è la “Sacra famiglia con San Giovannino” di Antonio Fantoni. E’ stato il restauro a rivelare il vero nome dell’autore, tracciato con lettere d’oro sul tono grigio di un sasso dipinto in basso a destra (e che era stato ridipinto successivamente e quindi coperto): “Antonius Fantonus bononi/ensis faciebat”. Segue una data di difficile lettura, riferibile ai primi anni trenta del secolo XVI. La scoperta è di certo rilevante poiché di Fantoni pittore bolognese non si sa praticamente nulla e la mostra curata da Sgarbi potrà risultare utile per far convergere l’attenzione degli esperti su quest’opera stilisticamente singolare e su quest’autore ignoto. Fantoni si è ispirato alla lezione di autori emiliani di alto livello, come il Dosso (si veda la siepe di lauro minuziosamente cesellata a destra), ma anche il Parmigianino (al cui stile si ispira la curiosa torsione della spalla della Vergine). Si potrebbe forse anche ravvisare una influenza della maniera toscana del Sodoma, segnalata dal paesaggio favoloso sullo sfondo e dalla tenerezza degli incarnati.

Per ulteriori approfondimenti si vedano l’esile libretto Guido Reni: L’Annunciazione di Ascoli Piceno (2007), a cura di Stefano Papetti, corredato di splendide foto, e la scheda di Massimo Papetti nel volume Le segrete passioni: La collezione di Antonio Ceci fra Ascoli Piceno e Pisa (2008, p. 58).

Primo De Vecchis

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