Un disegno dal vero di Pietro da Cortona

Giovedì mattina è tornato uno splendido disegno di Pietro da Cortona, Urbano VIII e il suo seguito in preghiera. Gli operai hanno collocato la cassa di legno sul pavimento della galleria superiore della Pinacoteca Civica, proprio di fronte all’ingresso della sala restauro. Poi hanno aperto l’imballaggio sotto gli sguardi attenti del direttore e dell’allestitore, sempre “all’opra intento”, e hanno tirato fuori il disegno finemente incorniciato. OLYMPUS DIGITAL CAMERAConstatato l’ottimo stato di preservazione dell’opera, gli operai e l’allestitore hanno depositato il disegno nella sala restauro, appendendolo con un gancio ad una delle griglie scorrevoli di metallo che contengono numerose opere (una galleria nella galleria, tutta da scoprire). Ma da dove tornava la piccola perla artistica di Pietro da Cortona? E’ presto detto: da Roma, esattamente dal Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, dove dal 16 maggio al 16 novembre si è tenuta la mostra I Papi della Speranza. Ad un anno dal pontificato “rivoluzionario” di Papa Francesco, il museo di Castel Sant’Angelo ha deciso di ospitare una mostra di capolavori di artisti del calibro di Gian Lorenzo Bernini, Caravaggio, Pietro da Cortona, Alessandro Algardi, Orazio Borgianni e altri ancora, che operarono tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600, gli anni della Roma “Sancta”, quando l’Urbe divenne il nuovo centro della cristianità.   L’intento dell’esposizione, perfettamente raggiunto, è stato quello di illustrare lo stretto rapporto che in quel periodo intercorse tra le arti figurative e la fede religiosa. A partire dal decennio 1570-1580, successivamente al Concilio di Trento (1563) la Chiesa avvertì l’esigenza di svolgere una nuova ed efficace azione di “propaganda” della fede cattolica attraverso l’ausilio della bellezza ispiratrice di bontà: altre statue, dipinti e affreschi furono quindi concepiti da immortali artefici. Il disegno di Pietro da Cortona, prestato dalla Pinacoteca Civica di Ascoli per la mostra di Castel Sant’Angelo, abbozza in modo sintetico ma evidente il papa Urbano VIII mentre si inginocchia in preghiera, attorniato da un folto seguito di cardinali e prelati, con lo sguardo orante levato verso l’altare della chiesa superiore dei Santi Luca e Martina. pietro_da_cortonaDallo stile rapido e armonioso sembrerebbe trattarsi quasi di una istantanea dell’epoca, tracciata a penna dall’artista d’eccezione, che indossava quindi il ruolo del “cronista”, attento a immortalare il vero non disgiunto dal bello. Il documento costituirebbe infatti «il documento figurativo ufficiale a ricordo della visita fatta dal pontefice alla chiesa erigenda il 28 novembre del 1635» (Si veda il catalogo di Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Pietro da Cortona e il disegno, Milano, Electa, 1997, p. 180). L’idea di erigere una chiesa dedicata a San Luca (protettore degli artisti) sopra i ruderi della chiesa di Santa Martina si concretizzò attorno al 1626, quando divenne protettore dell’Accademia di San Luca (nata agli inizi del Seicento) il cardinale Francesco Barberini, nipote di Urbano VIII, appassionato d’arte, nonché committente di Pietro da Cortona. Il pittore e architetto collaborò quindi alla progettazione del nuovo edificio, costituito dalla confessione, dal presbiterio e dall’altar maggiore, e si occupò della ristrutturazione della chiesa inferiore. Nella chiesetta diruta e preesistente furono rinvenute le reliquie del corpo di Santa Martina, che andarono ad arricchire il culto dei martiri del primo cristianesimo, particolarmente caldeggiato nel periodo della Controriforma. Il disegno ascolano si può quindi considerare non solo un gioiello d’arte secentesca, ma anche un documento storico-culturale dello stato dei lavori nella suddetta chiesa tra gli anni 1635 e 1636. Non ci dilungheremo troppo in questa sede sul conflitto di interpretazioni a riguardo. Infatti secondo un’altra ipotesi il disegno sarebbe posteriore ai “fatti” descritti e andrebbe postdatato agli anni quaranta.

Primo De Vecchis

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