Ruggero Savinio: Fabula Picta

Sabato 31 gennaio alle ore 17,00 s’inaugura presso il Forte Malatestiano di Ascoli Piceno (via delle Terme 14) la mostra di pittura Ruggero Savinio: Fabula Picta. L’esposizione, che si terrà fino al 3 maggio, è a cura dello scrittore Clio Pizzingrilli.

Il significato della pittura saviniana si può riassumere con una considerazione critica di rara sagacia del filosofo e scrittore Giorgio Agamben, che nel breve saggio Impossibilità e necessità della figura scrive:

olio su tavola, 2011-2014, cm. 70 x 56,5

Autoritratto con Epicuro, olio su tavola, 2011-2014, cm. 70 x 56,5

Nel paradosso di una “figura sfigurata”, di un’immagine che, nel suo stesso affiorare, è come erosa, morsa e scancellata dal suo stesso colore, dalla sua stessa materia, è la cifra ultima dell’imago saviniana.(Ruggero Savinio, Fabula Picta, a cura di Clio Pizzingrilli, Macerata, Quodlibet, 2015, p. 11)

Lo stesso Ruggero Savinio nel suo breve saggio Figura mobile scrive:

Ecco, forse l’instabilità e la vertigine sono il fatto della pittura. L’instabilità, la vertigine, la precarietà sono, forse, il fatto dell’opera d’arte in genere. (Ruggero Savinio, Fabula Picta, a cura di Clio Pizzingrilli, Macerata, Quodlibet, 2015, p. 53)

Qui di seguito riportiamo la precisa e sincera Nota autobiografica dell’artista. Consigliamo di leggerla con attenzione prima di apprestarsi a contemplare le 54 opere esposte nelle sale del Forte Malatestiano, per avere una maggiore coscienza critica delle “figure” che si andranno poi a osservare, con sguardo attento e sempre incline allo stupore di fronte al fatto autenticamente artistico.

pdv

Domenico Beccafumi, Annunciazione, olio su tavola, 2012. cm. 49 x 52.

Domenico Beccafumi, Annunciazione, olio su tavola, 2012. cm. 49 x 52.

BIOGRAFIA

Ruggero Savinio è nato a Torino il 22 dicembre 1934. Torino era la prima tappa del ritorno in Italia dei genitori, scacciati da Parigi dalla Crisi Economica. Da Saturno, che presiede al suo segno astrologico, ha ricevuto l’umore malinconico e l’ostinazione. I suoi nomi, quello dell’anagrafe, che è anche quello dei suoi figli, de Chirico, e l’altro nome, Savinio, che suo padre si è inventato per distinguersi dal fratello e che lui ha conservato per sé, gli hanno pesato e gli pesano, specie da quando i suoi parenti, da personaggi eccentrici nell’arte italiana, sono diventati centrali in quell’arte che vuole adesso chiamarsi postmoderna. Lui, per conto suo, ha sempre considerato arbitrarie le partizioni temporali della storia dello Spirito. Per lui la pittura è tutta contemporanea, dalla pittura greco-romana a Tiziano e agli altri pittori veneti, al Seicento italiano, a Rembrandt fino alla nostra modernità. Pur vivendo l’infanzia e la prima giovinezza a Roma, e essendo tornato a abitarci a metà della vita, la sua predilezione è sempre andata agli umidori e agli impasti della pittura del Nord (Piccio, Fontanesi, Ranzoni…), in questo seguendo le predilezioni di Longhi, antimacchiaiolo (Buonanotte, signor Fattori!). Un altro riferimento, che in certi periodi ha tenuto in mente con una certa ossessione, è il pittore tedesco ottocentesco Hans von Marées, autore di un’opera che voleva rimettere in piedi il grande stile perduto senza nascondere il lavorio, le difficoltà e la vera e propria impossibilità di questo sforzo destinato allo scacco. Crede che proprio lo scacco testimonia della verità della pittura. Molto giovane ha tenuto la prima mostra a Roma con due amici pittori, presentati da Ungaretti (Galleria L’Aureliana, 1956). A Milano, nel 1962, la prima personale, da nessuno presentata, alla Galleria delle Ore di Giovanni Fumagalli, che, lui stesso pittore, aveva il gusto di scoprire giovani talenti e di seguirli ai loro inizi. Intanto, forse per un rifiuto di appartenenza, aveva cominciato frequenti e lunghi soggiorni a Parigi. A Parigi aveva tenuto una piccola mostra di disegni, presentata da Guy Weelhen e Dominique Fourcade (Galerie Jacob, 1967).

Guido Reni, Fanciulla con corona, acrilico su tela, 2000, cm.70 x 60.

Guido Reni, Fanciulla con corona, acrilico su tela, 2000, cm.70 x 60.

Nel 1968, dopo aver assistito alla fase declinante del Maggio, si è trasferito a Milano, dove ha vissuto per oltre vent’anni con la prima moglie Maries Gardella. Dopo brevi ritorni a Roma negli anni Ottanta, è tornato a viverci definitivamente con la seconda moglie, Annelisa Alleva, e i due figli Andrea e Gemma. Nel frattempo ha tenuto molte mostre in Italia e all’estero. Nel 1986 gli è stato attribuito il Premio Guggenheim per un artista italiano. Gli sono state anche allestite molte mostre antologiche: la prima nell’ex Convento di San Francesco a Sciacca, 1989; a Palazzo Sarcinelli, Conegliano, 1992; Castello Sforzesco, Milano, 1999; vicolo Valdina, Roma, 2001, allestita dalla Camera dei Deputati; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2012; Forte Malatestiano, Ascoli Piceno, 2015. Nel 1988 e nel 1995 è stato invitato con una sala personale alla Biennale d’Arte Internazionale di Venezia. Nel 1993 ha dipinto lo stendardo per il Palio di Siena. Nel 1995 è stato nominato Accademico Nazionale di San Luca. Come scrittore ha pubblicato numerosi libri, fra i quali il primo, L’età dell’oro, Milano Scheiwiller, 1981; Il cuore luminoso delle cose, Parma Università degli Studi, 2001; Tra casa e bottega, Roma Edizioni dell’Altana, 2003; La Galleria d’Arte Moderna, poemetto pubblicato nel 2003 dall’editore Le Lettere di Firenze; Percorsi della figura, Bergamo Moretti & Vitali, 2004; Passaggio della Colomba, Milano Libri Scheiwiller, 2008; Cartavoce, Mendrisio Pagine d’Arte, 2012. Sempre da Pagine d’Arte è uscita – dal volumetto Didascalie, pubblicato nel 2004 dalla Galleria Bambaia, Busto Arsizio – a Parigi, nel 2011, l’edizione francese col titolo Legendes. copertina-savinioFabula-mAlla soglia degli ottant’anni, credendo di dover trarre un senso dall’attività svolta e dalla vita vissuta, è arrivato a pensare che, come dice la canzone, un senso non ce l’ha. La mancanza di senso (di volontà comunicativa, ecc.) è propria della pittura, un’attività che basta a se stessa, così com’è depositata nella tradizione, l’eterno presente con il quale lui continua a confrontarsi e a volervi attingere con una libertà sempre più grande, che spesso l’età alta della vita regala.

(Ruggero Savinio, Fabula Picta, a cura di Clio Pizzingrilli, Macerata, Quodlibet, 2015, pp. 121-29)

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