#educareallabellezza: studenti delle elementari visitano la Pinacoteca

Abbiamo già scritto che per far crescere una coscienza del valore estetico (ed economico) dei beni culturali italiani occorre innanzitutto sensibilizzare i giovanissimi, affinché in futuro sappiano riconoscere il vero tesoro d’Italia, per preservarlo e farlo fruttare nel migliore dei modi. Occorre #educareallabellezza, ma non astrattamente nelle aule scolastiche, il che genererebbe in parte noia e disattenzione, bensì portando i ragazzi all’interno dei musei, cercando il più possibile di coinvolgerli a livello emotivo, con l’aiuto della fantasia, senza abbandonarli al mero nozionismo. E’ proprio per questo che già da svariati anni le cooperative che gestiscono il polo museale piceno (Integra, Pulchra e Piceno con noi) portano avanti una serie di laboratori didattici concreti e vivaci per insegnare, educare e coinvolgere gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori. OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl laboratorio che andremo a seguire oggi prende il nome di Quadri animati ed è rivolto ai bambini delle scuole elementari, che sono interessati molto più di quanto si creda all’arte, forse perché ancora a quell’età mantengono una fresca fantasia e una forte emotività, caratteristiche basilari per creare una vera e propria passione per l’arte stessa, la quale solo in seguito potrà sublimarsi. Ci troviamo nell’enorme Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno e una classe di quinta elementare ascolta la puntuale presentazione da parte dell’operatrice museale, la dott.ssa Sara Cappelli, che illustra quanto andranno a vedere e a fare, sotto lo sguardo vigile e severo del Vittorio Emanuele II a cavallo di Nicola Cantalamessa Papotti, che partecipò al concorso del 1889 per l’Altare della Patria di Roma, senza ottenere la vittoria. cola_dellamatriceL’attenzione dei bambini si appunterà sullo splendido olio su tavola di Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice (nato nel 1480 circa e morto nel 1547), che prende il titolo di Istituzione dell’Eucarestia. La tavola rappresenta l’ultima cena ovvero la comunione degli apostoli come istituzione dell’eucarestia e prima messa; la scena evangelica si svolge in una locanda che qui viene tramutata per l’occasione in una basilica; lo stile adoperato dall’artista è classico, all’insegna del purismo e ha come nume tutelare il linguaggio visivo di Raffaello. Fioccano le citazioni o meglio gli omaggi, anche a Luca Signorelli, e lo stesso Raffaello viene raffigurato nelle sembianze di un giovane che fa capolino a destra fra le colonne. C’è da notare la simmetria dei due gruppi di apostoli comunicandi ai lati del Cristo, con tre di loro inginocchiati per lato. Questa ripartizione in due gruppi è importante anche per il laboratorio ludico che i bambini andranno a fare. Sara, dopo aver spiegato la differenza tra colori primari e secondari e aver parlato succintamente delle caratteristiche del dipinto, divide gli alunni proprio in due gruppi, che dovranno gareggiare l’uno contro l’altro. Sulla superficie d’un lungo tavolo (di solito usato per le conferenze) sono deposti dei vestiti e altri accessori, che i bimbi dovranno indossare per “imitare” le pose assunte dai personaggi nel dipinto. OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl tutto può far pensare a quella bella scena del cortometraggio La ricotta di Pasolini, dove un gruppo di attori un po’ sbadati deve rifare pari pari la Deposizione del Pontormo. Chiaramente non siamo a questi livelli, alcuni bimbi indossano saio e barbe finte e iniziano a berciare leggermente, facendo un po’ di trambusto. Echeggiano le risate dei compagni dell’altra squadra, che attendono il loro prossimo turno. Ripeto, il tutto avviene sotto lo sguardo ieratico del Vittorio Emanuele II equestre, senza dimenticare il viso malinconico del Manzoni in gesso di Ercole Rosa, che assiste alla scena dall’altro lato, accanto alle teche di vetro che ospitano delle monete medievali. Effettivamente i bambini non hanno osservato con cura l’opera di Cola e il tutto si risolve in un piccolo pasticcio, ma non importa, si stanno divertendo, la prossima volta saranno più attenti ai gesti degli apostoli, un giorno capiranno anche la prospettiva, l’essenziale per ora è coivolgerli e far capire loro che il Museo può essere una occasione di scoperta e non un rifugio di sbadigli. vincenzo_paganiOra è la volta della seconda squadra, che dovrà però rivolgere l’attenzione a un’altra tavola, la Deposizione di Vincenzo Pagani (1490 circa – 1568). Stavolta infatti gli occhi si soffermano di più sui dettagli , i bambini hanno già capito in fretta cosa dovranno fare, stavolta l’esito della mìmesis sembra superiore, ma l’inflessibile Sara decide di concedere la parità alle squadre. Dopo questi giochi che riscaldano l’atmosfera (la Sala della Vittoria è proverbiale per la sua freddezza, poiché qui si custodiscono svariate tavole lignee e polittici, che richiedono l’assenza di sbalzi di temperatura, dovuti per esempio all’impianto di riscaldamento) inizia la visita guidata per le altre sale più tiepide, a partire da quella del Piviale. Il tema scelto per l’occasione riguarda Gli attributi dei Santi ovvero quei dettagli visivi (un bastone pastorale, un libro, un animale) che ci permettono di identificare a prima vista un particolare santo rispetto a un altro. Sara elenca una serie di dettagli che poi torneranno utili per il prossimo gioco: il vasetto per gli unguenti di Santa Maria Maddalena, gli occhi deposti su un piattino di Santa Lucia, l’armatura da soldato di San Michele Arcangelo, il leone che accompagna San Girolamo (nelle magnifiche tempere su tavola di Pietro Alemanno) e molti altri ancora: in seguito tirerà fuori da un recipiente una serie di oggetti e i bambini dovranno indovinare a quale santo appartengono. Insomma, un metodo per far memorizzare nozioni di iconologia sacra divertendosi. OLYMPUS DIGITAL CAMERALe domande dei ragazzi sono spesso esilaranti: un monello, attratto dalla posa severa di San Michele Arcangelo che trafigge con una lancia il diavolo scuro, chiede: “perché il diavolo caccia fuori la lingua?”. I dettagli grotteschi (le diavolerie) spesso colpiscono l’accesa fantasia dei giovanissimi. Qualcosa di simile avviene in Galleria, di fronte a quel capolavoro di Luca Giordano che prende il nome de Il Transito di San Giuseppe del 1677. Anche qui sul lato destro spicca un San Michele dal piglio marziale, che calpesta il dorso ricurvo di Satana, munito di ali di pipistrello, il quale è raffigurato con le orecchie a punta e gli artigli. L’artista si è quindi sbizzarrito nella raffigurazione del maligno (forse per esorcizzarlo) e gli studenti additano la bestia con un risolino sarcastico. giuseppeE’ bello vedere la Pinacoteca di solito così calma animarsi di tanto fervore giovanile. Speriamo che un barlume di tanta bellezza rimanga nelle menti e nei cuori di questi ragazzi e riemerga in futuro più consapevolmente quando dovranno rispettare, proteggere e valorizzare questi e tanti altri beni culturali, sparsi per la nostra penisola, che non a caso fu chiamata bel paese da Dante e Petrarca, ma anche dai turisti stranieri del Gran Tour, che rimanevano abbagliati, stupiti e quasi immobilizzati di fronte a tanta naturalità. A volte quando torno a casa con il bus attraversando la vallata picena mi capita di osservare degli scorci agresti a pochi passi dalla Salaria, dopo la zona industriale: un pastorello straniero porta a pascolo un gregge di pecorelle, che brucano l’erbetta, accarezzate dal sole, e a tratti il pastorello si riposa magari mangiucchiando un panino appena liberato dalla carta stagnola. In quell’attimo nel quale scorgo questo quadretto vivente e quotidiano, mi chiedo, non senza un sorriso ironico: non è forse questa una istantanea del Gran Tour, non è forse questa una scena simile a quelle che cercavano Goethe, Stendhal e altri viaggiatori anche nell’agro pontino, le greggi tra le rovine? Oggi le “rovine” sono quelle di alcune fabbriche dismesse che hanno delocalizzato, lo “sviluppo” (che non era “progresso”) sembra essersi in parte arrestato e in questo stato di sospensione viene da chiedersi: venendo meno l’industrializzazione selvaggia (speriamo) su quale settore investirà l’Italia per creare un nuovo sviluppo? Non è forse questo paesaggio, che racchiude questi borghi, che custodiscono queste opere d’arte, il vero “petrolio” del nostro Bel Paese? OLYMPUS DIGITAL CAMERANon è forse la missione di #educareallabellezza le giovani generazioni quella che potrà davvero cambiare le sorti della nostra contraddittoria penisola del sud Europa? Primo De Vecchis

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