La pittura di Savinio e la Favola: visita guidata di Clio Pizzingrilli

Dopo assidue giornate di maltempo, sabato sfolgorava il sole. Tuttavia un nutrito gruppo di visitatori ha deciso di trascorrere il pomeriggio (ormai tardo) all’interno delle sale, dei cunicoli e delle segrete del Forte Malatestiano. Il motivo è presto detto: lo scrittore Clio Pizzingrilli, dottissimo ed eclettico, ha guidato i partecipanti all’interno della mostra di pittura di Ruggero Savinio: Fabula Picta. Il tema della visita guidata era Savinio e la Favola. OLYMPUS DIGITAL CAMERASiamo subito corsi al cuore della mostra, anzi scesi nella chóra dalla quale emergono le figure di Savinio (presto cercherò di spiegare). Clio ha condotto i presenti nella sala circolare che un tempo fu parte della Chiesa di Santa Maria del Lago e che in seguito fu inglobata dalla Fortezza di Antonio da Sangallo il Giovane. Il vero e proprio Forte di Galeotto Malatesta era già stato raso al suolo molti anni prima, ma di questo parleremo in futuro, quando affronteremo la figura shakespeariana di Galeotto. Clio ha scelto di iniziare il suo dotto percorso, a metà tra critica d’arte, letteratura e riflessione filosofica, proprio da questa sala illuminata dal sole pomeridiano che filtrava dagli ampi finestroni, poiché qui si espongono le tele più grandi di Savinio dedicate alle Fiabe dei Fratelli Grimm. OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl nostro viaggio è iniziato con I due viandanti, tela che raffigura anche un personaggio cieco, quasi simile a uno zombie. La cecità è un tema idoneo dal quale iniziare, poiché il pittore non vede ciò che noi vediamo, ma trae le sue figure da un fondo oscuro, da un grembo originario, da un ricettacolo misterioso, che potremmo chiamare chóra (prendendo in prestito il termine greco dal Timeo di Platone). Difficile definire la chóra, potremmo chiamarla una “materia oscura” dalla quale si originano le forme visibili e quindi le immagini, potrebbe essere l’informe “vuoto”, ma in verità “pieno” di potenzialità ancora inespresse, potrebbe trattarsi del “nulla” dal quale però si genera “tutto”. Platone la paragona a una nutrice: si tratta di un terzo genere “difficile e oscuro” distinto dalle idee intellegibili, ma anche dall’imitazione visibile. Un principio materiale amorfo: «Perciò la madre e il ricettacolo di ciò che si genera ed è visibile e interamente sensibile, non diciamola né terra né acqua né fuoco né aria, né altre delle cose che nascono da queste o da cui queste nascono. Ma, dicendola una specie invisibile e amorfa, capace di accogliere tutto, e che partecipa in un modo assai complesso dell’intellegibile e che è difficile da concepirsi, non ci inganneremo» (Timeo 51 A-B). OLYMPUS DIGITAL CAMERALe figure di Savinio, sempre sfocate, imperfette o meglio abbozzate, potrebbero rendere testimonianza proprio di questa emersione dall’informe e dall’amorfo dell’immagine creaturale, che però non raggiunge una forma compiuta ovvero classica. Questo pensiero alla base della poetica saviniana spiegherebbe anche lo stile adoperato dall’artefice, costituito da pennellate veloci, intense, disinteressate. Clio, dopo aver letto alcuni passi delle cruenti fiabe dei Fratelli Grimm, passa a commentare a modo suo la tela che prende il nome di Ondina della pescaia 1. Inizia così a esporre la distinzione tra pothos e pathos, termini greci. L’arte di Savinio è sempre ricca di pothos (rimpianto, nostalgia) più che di pathos (impeto, calore, intensità emotiva). Savinio, che rimpiange l’Età dell’Oro (la quale si può materializzare per un attimo nella felicità dell’infanzia) è sempre sobrio, controllato, freddo, saturnino, austero, più che “creativo” e fervido di entusiasmo esibito. L’artista non ama infatti l’aggettivo “creativo”. Poiché l’artista in verità non crea, bensì tira fuori, fa emergere la figura che permane potenzialmente nell’informe materia oscura (mi vengono in mente le parole di Michelangiolo sulla figura già contenuta nel blocco di marmo che andrà a scolpire, si pensi ai quattro Prigioni appena abbozzati, non finiti). OLYMPUS DIGITAL CAMERAPizzingrilli cita a tal proposito Schelling: l’artista non ha un potere “creativo”, ma frenante, egli ferma un momento e lo estrae dal divenire, lo fissa, lo serba nella memoria e lo riproduce alla sua maniera. Potremmo dire che il vero artista ha il dono di paralizzare alcuni istanti significativi del flusso costante della vita. La paralisi è unita all’idea di freddezza, ma anche di noia, dalla quale nascono le idee (si pensi allo spleen di Baudelaire). Clio cita inoltre Il fauno di marmo di Nathaniel Hawthorne, romanzo altamente figurativo, si sofferma sulla tela chiamata Tremotino, ci parla di Cappuccetto Rosso. Si tratta di una visita guidata approfondita, simile a una “lezione” itinerante, condotta a tu per tu con le opere d’arte, in una cornice antica e accogliente. L’importante è lasciarsi “trarre” dall’opera, divenire veri e propri “recettori” dei dipinti, senza aggiungere altro sapere. Pizzingrilli talora aggiunge fin troppe nozioni filosofiche di matrice medioplatonica, ma tali interpretazioni ci paiono aderenti alle figure saviniane e sono sostenute da un ampio bagaglio di argomentazioni convincenti. La visita guidata continua più rapidamente nelle altre sale, dove si trovano opere di formato più piccolo, che saranno oggetto di esegesi nei prossimi incontri, che vi invitiamo a seguire. Questo è il calendario:

  • 21 marzo: la pittura di Savinio e la poesia
  • 11 aprile: la pittura di Savinio e la filosofia
  • 2 maggio: la pittura di Savinio e la storia dell’arte

Tutte le visite avranno inizio alle ore 17. OLYMPUS DIGITAL CAMERAMerita davvero di essere ascoltata l’intervista fatta a Savinio da Aura Ghezzi, figlia del noto curatore di Blob, che viene proiettata s’uno schermo al plasma all’inizio del corridoio che dà inizio alla mostra. Qui il pittore, che si trova nel suo studio romano, cita molti nomi di altri pittori, poiché la pittura nasce da altra pittura e Savinio è un vorace frequentatore di musei, un artista che osserva le opere altrui e le copia, le riproduce alla sua maniera (come fanno da sempre i pittori). Snocciolo qui di seguito una serie di nomi: William Blake, Delacroix, l’ultimo Tiziano, Han von Marées, Bonnard, la pittura pompeiana, ma anche Mario Marcucci. Marcucci è stato un pittore viareggino molto amico di scrittori e poeti. Clio ci dice che conobbe a fondo il poeta e narratore Antonio Delfini. Aggiungerei il nome di Mario Tobino, poeta, scrittore e psichiatra, che dedica molte pagine del suo Diario all’artista. OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuesta è una prova del fatto che il rapporto tra arti figurative e letteratura può risultare molto fecondo e decisivo, in uno scambio mutuo di idee di poetica, riflessioni e impressioni percettive. D’altronde Savinio, contrariamente a molti altri pittori (come ci tiene a sottolineare Pizzingrilli) è molto colto e ha una chiara visione intellettuale della propria opera, ha molto letto, scritto e meditato, inoltre ha indagato, identificato ed espresso le proprie ossessioni, senza le quali un artista sarebbe privo delle principali fonti della propria ispirazione.

Primo De Vecchis

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