Professore Emerito della Princeton University visita la Pinacoteca Civica

Sabato mattina la Pinacoteca Civica era povera di visitatori, ma v’era un turista particolare, che s’aggirava per le sue sale e gallerie accompagnato da una guida d’eccezione: si trattava del Professore Emerito Colum P. Hourihane della Princeton University (New Jersey, Stati Uniti), che conversava amabilmente con il Prof. Stefano Papetti.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAColum P. Hourihane, professore emerito di Arte e Archeologia, nonché direttore dell’Indice di Arte Cristiana e Presidente del Centro Internazionale di Arte Medievale, è considerato tra i massimi esperti di Arte Cristiana Medievale, tema al quale ha dedicato ponderose monografie e studi condotti insieme ad altri esperti. Basta digitare il suo nome (difficilmente pronunciabile) su google o su amazon.com per veder comparire più di quaranta volumi scritti o curati da lui su argomenti affini, che vanno dall’Iconografia alla Scultura Medievale, passando per l’Arte Gotica Irlandese fino allo studio della figura di Ponzio Pilato nell’arte. Il docente a riposo di Princeton, zainetto in spalla, appena sceso da un autobus extraurbano, proveniva da Ancona, avendo visitato pochi giorni prima la Pinacoteca di Jesi. Ha trovato ad accoglierlo nel suo studio ingombro di volumi il Prof. Papetti, che lo ha subito introdotto in Pinacoteca.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALo scopo precipuo della gradita visita era quello di visionare con cura uno dei massimi tesori custoditi in Pinacoteca, che non a caso più di cent’anni fa venne trafugato, il piviale detto di Niccolò IV, di manifattura inglese, risalente agli anni 1267-70 circa. Lo straordinario piviale in sciamito di seta fu donato alla Cattedrale di Ascoli il 28 luglio del 1288 dal papa ascolano Niccolò IV. Nel 1902, approfittando dei lavori di restauro della Cattedrale, fu misteriosamente trafugato da ignoti, che ne fecero perdere le tracce. Grande fu l’apprensione dei cittadini ascolani, che venivano privati di un bene così significativo. Ma il destino doveva ricondurre il piviale al suo luogo di origine. Infatti due anni dopo, nel 1904, fu riconosciuto nel South Kensington Museum di Londra, dov’era stato esposto grazie al prestito concesso dal banchiere miliardario americano John Pierpont Morgan.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMa soltanto nel 1907, dopo un’ampia campagna di stampa, il famoso banchiere, che lo aveva acquistato a Parigi senza sapere che era stato rubato, lo donò allo Stato italiano, che non esitò a restituirlo infine alla città di Ascoli. Ancora oggi è custodito in Pinacoteca, nella Sala del Piviale, ed è visibile accanto alle tavole dipinte del Crivelli e di Pietro Alemanno: sembra incredibile che tale piviale di preziosa tessitura serica, pregiato prodotto dell’opus anglicanum, nasconda in verità una storia così rocambolesca. Questo spiega perché nel cortile dell’Arengo, nelle cui panchine di giorno si siedono badanti, mamme con la carrozzina, semplici cittadini, accanto ai busti in bronzo dei notabili ascolani, figuri anche proprio il busto di J. P. Morgan. Un pomeriggio lo feci notare a una studentessa americana, un po’ svampita, ma lei non sapeva nemmeno chi fosse il magnanimo banchiere (interpretato sullo schermo da Orson Welles in un film su Nikola Tesla). Pazienza.

pivialeEcco quindi che il Prof. Hourihane, dopo aver chiesto umilmente di potersi sedere s’una seggiola, è rimasto da solo per mezz’ora in contemplazione dello splendido reperto, prendendo fitti appunti nei suoi taccuini. Basterà dire che la parte figurativa del piviale è costituita da diciannove tondi. I tre dell’asse centrale, dall’alto verso il basso, presentano il volto del Cristo Pantocratore, la Crocifissione e la Madonna in trono con bambino e angeli: chiaramente il ruolo centrale è assunto dal Cristo come vittima sacrificale, salvatore e giudice dell’umanità. In seguito il Prof. Papetti ha accompagnato il docente inglese (che si è formato nell’Università di Londra) attraverso le gallerie della Pinacoteca: insieme hanno conversato cordialmente di arte figurativa italiana e studi accademici in proposito. Il Professore Emerito della Princeton ha citato moltissimi nomi di esperti americani del Guercino e di altri artefici, pittori nostrani molto studiati negli States. È bene che anche il mondo accademico d’oltreoceano abbia modo di scoprire i tesori spesso negletti e relegati in secondo piano che si celano nelle Pinacoteche “di provincia” come quella di Ascoli (che però è la raccolta civica più importante delle Marche).

OLYMPUS DIGITAL CAMERAÈ bene che il turismo internazionale interessato ai beni culturali guardi al di là delle colonne d’Ercole di Roma, la Toscana e Venezia, e si spinga almeno fino ai borghi marchigiani, che celano una sintesi dell’arte italiana, poiché un tempo questo territorio fu lo scrigno storico-artistico dello Stato Pontificio. La visita di un emerito professore americano (ma dall’umile portamento) in una pinacoteca civica di provincia può sembrare una notizia di poco conto, un microevento irrilevante rispetto ad altri, eppure è un segno del fatto che dovremmo imparare a valorizzare meglio e a promuovere di più i nostri beni culturali, dato che vi sono esperti che attraversano l’oceano per poterli contemplare dal vivo anche solo per mezz’ora.

Primo De Vecchis

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