La pittura di Ruggero Savinio e la Poesia: visita guidata di Clio Pizzingrilli

Sabato pomeriggio si è svolta la seconda visita guidata di Clio Pizzingrilli in alcune sale del Forte Malatestiano, all’interno della mostra di pittura di Ruggero Savinio dal titolo “Fabula Picta”. Clio si è presentato timido e tenace come al solito, con una serie di volumi sottobraccio e il taccuino degli appunti in mano. Tema della visita era: La pittura di Ruggero Savinio e la Poesia. OLYMPUS DIGITAL CAMERAGran parte dell’incontro, a metà tra critica d’arte ed ermeneutica letteraria, si è svolto in una saletta del Forte, dove sono appese forse le opere più decisive e interessanti della mostra. Da un lato infatti troviamo dei dipinti a olio su tela simili a bagliori dorati: si tratta di Cetona, interno giallo e Ovidio, Metamorfosi, Danae, il quale riecheggia un’opera di Tiziano. Dall’altro lato invece occupano le pareti scabre ed essenziali dei dipinti più malinconici, quasi saturnini: Viaggio di nozze notturno e Musa ultima (uno splendido olio su velluto). Da sola, nell’altra parete, accanto alla finestra, spicca una Donna in poltrona. Clio introduce il suo discorso citando il concetto di “sutura” tra pittura e poesia, formulato dal filosofo francese Alan Badiou. Tale idea non è nuova, poiché risale in parte al motto ut pictura poësis (oppure ut poësis pictura) del poeta latino Quinto Orazio Flacco, che ne parla nell’Ars poetica. La poesia (come la pittura) ha bisogno di una visione a distanza, critica, che può reiterarsi nel tempo. A quale distanza ci mettiamo per osservare un’opera d’arte? Inoltre, quali sono i nostri strumenti critici per decifrare veramente l’opera pittorica, per muoverci dall’intuizione emotiva alla comprensione razionale? OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn tempo tra poesia e pittura correva una forte osmosi, ma nella contemporaneità le due arti sorelle sembrano essersi disincagliate, tant’è che oggi un poeta di rado accetta di buon grado il paragone con un pittore. Clio inizia la sua digressione sulle opere di Savinio, che in seguito analizzerà con maggiore accuratezza, leggendo la sesta elegia tratta dalle Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke. In questo pregevole componimento spicca l’immagine dell’albero di fico, che in verità è oggetto di attenzione da secoli: si pensi alla parabola evangelica del fico seccato, che si ritrova sia in Marco che in Matteo. Nei Vangeli Gesù fulmina il fico, facendolo seccare, poiché produce tante foglie, ma nessun frutto. Invece il fico per Rilke sembra essere l’emblema della felicità eroica ormai perduta, poiché è noto come la pianta arrivi al frutto senza produrre fiori, direttamente, facendo a meno dell’esperienza: arriva a compimento quasi per miracolo. Quest’idea del tempo che non conosce esperienza, del miracoloso, forse dell’infanzia dell’uomo, si oppone pervicacemente alla storia come noi la conosciamo, tempo storico che si allontana dalla gioia e dalla pienezza, soprattutto nel secolo breve, il Novecento. Ecco quindi che questo rimpianto per l’età eroica e serena, rappresentata forse anche dalla grecità, si ravvisa nelle figure saviniane (alonate di cupezza), nelle loro pose teatrali e abbandonate. Proprio qui l’attenzione critica di Clio si sofferma particolarmente, avendo come punto di riferimento il Viaggio di nozze notturno (vero e proprio capolavoro saviniano, a nostro avviso). OLYMPUS DIGITAL CAMERASi potrebbero citare il rapporto tra Rilke e la marionetta, il teatro delle marionette di Kleist, le movenze attoriali insegnate da Jerzy Grotowski. Nella teatralità marionettistica ritroviamo una postura dove l’umano viene sottoposto a critica. E ciò sembra connotare alcune pose delle figure saviniane, abbandonate e supine, disarticolate e quasi prive del soffio vitale. Il percorso di Pizzingrilli continua attraverso il personaggio dantesco di Belacqua, che attende di scontare la sua pena nell’Antipurgatorio: la sua caratteristica dominante è l’accidia. Belacqua ha affascinato non pochi poeti e scrittori, a partire da Giovanni Pascoli (viene letto Gloria tratto da Mirycae), senza dimenticare Samuel Beckett, che ne tratteggia la figura in Come è, un testo privo di punteggiatura (senza però essere un “flusso” di coscienza), che richiede ogni volta uno sforzo individuale di interpretazione attraverso la lettura anche ad alta voce. L’indolenza, l’accidia di Belacqua, simile in questo all’Oblomov di Gončarov, che non vorrebbe mai più alzarsi dalla poltrona, nonché il corpo teatrale beckettiano che ricade, sembrano essere emblemi davvero affini a certe figure saviniane abbandonate e distese. Quella di Savinio in fin dei conti è una meta-pittura (simile in questo alla meta-poesia), che mette al centro della propria ricerca artistica la pittura stessa. Non è un compito banale, considerando la marginalità del pittorico nell’arte contemporanea, spesso molto più attenta alle installazioni, che occupano interi spazi museali. OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl discorso letterario di Pizzingrilli, attento alle rifrazioni nel campo pittorico, si conclude con la raccolta poetica postuma Res amissa (La cosa perduta) di Giorgio Caproni, uno dei maggiori poeti italiani del Novecento. Anche qui, in alcune affilate poesie affiora l’indolente figura di Belacqua.

La visita guidata prosegue nella sala attigua dedicata ai paesaggi. Tali dipinti sembrano andare controcorrente rispetto alla poetica saviniana, rappresentano un’immersione nella solarità naturale della vacanza felicemente intesa. Qui l’artista sembra recuperare luce e ottimismo: un velo di serenità senile, che sgombra il cielo dalle nubi saturnine di una giovinezza avida di pesi. L’incontro si conclude qui. Accade qualcosa di inedito, che riguarda forse solo un certo tipo di arte, la migliore. Non smetto mai di ammirare i colori di Savinio, ogni volta è la prima volta, non subentrano stanchezza o noia. OLYMPUS DIGITAL CAMERAAccade anche con i classici della letteratura: si fanno rileggere e ad ogni lettura scopriamo un dettaglio che prima ci era sfuggito o avevamo ignorato maldestramente. Sarà un motivo in più per ripresentarsi ai nastri nelle prossime visite guidate che si terranno sabato 11 aprile (La pittura di Savinio e la Filosofia) e sabato 2 maggio (La pittura di Savinio e la Storia dell’Arte), sempre a partire dalle ore 17,00.

Primo De Vecchis

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