La tecnica del colombino insegnata ai bambini

Ieri pomeriggio presso la Sala Pastori del Polo Culturale “S. Agostino” si è tenuto il primo atteso incontro di “CeramicAscoli Young”, un ciclo di laboratori di arte ceramica per bambini dai 6 ai 12 anni. Si sono presentati tredici bambini accompagnati dalle mamme ansiose, che così hanno potuto affidare per due ore pomeridiane i propri pargoli alle cure delle “maestre” del laboratorio, Cristina e Francesca.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUna volta espletate le formalità legate all’iscrizione, mentre i bimbi si posizionavano su due tavoli diversi, Cristina ha cominciato a disimballare il blocco di argilla grigia, togliendo la confezione di polietilene. Il blocco riemerso dall’involucro plastico somigliava a una sorta di piccolo monolite sacro da adorare. In effetti quando parliamo di argilla molti nostri pensieri possono correre a ciò che è arcaico e antico. Da sempre l’uomo ha tratto dall’argilla vasi funzionali e manufatti votivi. Da sempre lavorare l’argilla con le proprie mani nude è stato anche un segno di contatto perenne con le nostre origini più profonde, la madre terra, dalla quale proveniamo e che alla fine accoglierà il nostro corpo materiale nel suo freddo abbraccio. Impastare l’argilla è un’arte che ha a che fare con il sacro più ancestrale. Secondo antiche leggende (come quella di Gilgamesh) l’uomo nacque da una forma di argilla impastata dagli Dei e in seguito ricevette il soffio vitale. Secondo la tradizione mistica ebraica il Golem di Praga fu un gigante creato artificialmente dall’argilla e animato dalle lettere dell’alfabeto ebraico, combinate assieme a formare formule sacre, che andavano poi trascritte sulla fronte della creatura. Insomma, impastare l’argilla con le proprie mani significa tornare in una sorta d’infanzia dell’umanità ed è lodevole e significativo insegnare questa tecnica ai bambini fin dalla più tenera età.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMentre il sottoscritto si perdeva dietro questi pensieri nebulosi, Francesca ha segnato i nomi dei bambini su cartoncini di carta azzurra, che sarebbero stati appuntati al petto con lo scotch. Cristina ha tagliato una grossa fetta di argilla con un filo di nylon. Poi ha afferrato un mattarello da pasta e ha cominciato a spianare la lastra. In seguito Cristina ha ottenuto dalla lastra spianata delle piccole basi rotonde, che somigliavano a tanti hamburger prima di essere messi sulla brace. Queste basi poi sono finite su dei supporti di plastica, che sono stati consegnati ai bambini, pronti a iniziare il laboratorio. La fase seguente consisteva nel prendere altra argilla un po’ sfusa ed ottenere delle forme un po’ allungate simili a cilindretti, che prendono il nome di “colombini”. Anche i bambini hanno cominciato a lavorare i pezzi di argilla con le palme delle mani, tenendo le dita ben aperte, esercitando una leggera pressione, fino ad ottenere questi cilindretti dalla grossezza di un dito, tanti serpentelli grigi che sarebbero serviti a plasmare il manufatto, un semplice vasetto con un  manico e un fiorellino decorativo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERANell’altro tavolo anche Francesca nel frattempo si è data da fare e ha insegnato ai bambini a realizzare tanti bei colombini. La fase ulteriore consisteva nell’applicare il primo colombino sul bordo della base, nell’eseguire un giro completo, unendo poi le due estremità. In seguito si aggiungono colombini uno sopra l’altro, fino a raggiungere l’altezza desiderata, ma nel frattempo con le dita si leviga la parte interna, in modo da nascondere il punto di attacco e rendere più omogenea la superficie. Anche la parete esterna del manufatto che prende forma dev’essere lisciato con l’aiuto d’una spugnetta umida, che però dev’essere poi ben strizzata. In verità lisciare l’abbozzo di vasetto con la spugna richiede molta pazienza. Non sempre i bambini coltivano questa virtù, ma stavolta sono stati molto attenti e meticolosi. Vuol dire che si stavano divertendo, creare con le proprie mani stimola l’intelligenza, quella vera, creativa, fantasiosa.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAA un certo punto ha fatto capolino il folletto della distrazione, alcuni bimbi hanno cominciato a giocare con l’acqua fangosa dei piccoli recipienti di plastica dove si immergono le spugnette per poi strizzarle. Inzupparsi le manine con il fango è di certo un bel passatempo da monelli, ma d’altronde ci vuole un diversivo. Il laboratorio procedeva a gonfie vele. Cristina e Francesca hanno preparato anche delle rosette di argilla, che avrebbero poi ornato il vaso e che somigliavano a quelle rose del deserto dietro le quali si riparano gli scorpioncini. Poi è stata anche la volta del manico, che va applicato al vasetto già quasi completo. Il primo incontro di manipolazione dell’argilla ha avuto successo. Ma questa è solo la prima stazione dell’itinerario. Seguiranno la modellazione di un bassorilievo, le tecniche della ceramica tradizionale ascolana, la decorazione del bassorilievo, fino all’esposizione delle opere realizzate dai partecipanti al museo dell’arte ceramica e riconsegna degli oggetti.

L’essenziale è #educarellabellezza le giovanissime generazioni, questo è l’imperativo categorico dei laboratori per i più piccoli organizzati dai Musei Civici ascolani.

Primo De Vecchis

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