Terre di Kaunas e Vilnius

Oggi vorrei parlarvi della mostra di ceramisti lituani che è ancora in corso presso il Museo dell’Arte Ceramica di Ascoli Piceno e che durerà fino al 30 agosto. Oggi vorrei parlarvene perché merita di essere visitata: le opere ospitate nel perimetro del cortile (o meglio del chiostro) del museo sono di ottima fattura e di originale concezione.

Faunas_Came_Here

Audrius Janušonis, “Faunas. Came Here”, 2002.

Stiamo parlando infatti di una forma d’arte poco usuale in Italia, quella che potremmo definire “ceramica concettuale”, vera e propria arte contemporanea di ricerca applicata alla ceramica. Questa è l’occasione per scoprire un mondo nuovo, “le terre di Kaunas e Vilnius”, in Lituania, dove l’arte ceramica, complice forse il rigido inverno, raggiunge picchi inusuali di visionarietà. Non è facile parlare di tutte le quaranta opere circa accolte nel Museo, ma potremmo scegliere alcuni artisti rappresentativi per rendere giustizia di questa esposizione curata da Enzo Fornaro.

OnceUponATime

Audrius Janušonis, “Once Upon a Time”, 2005.

Vorrei qui ricordare il nome di Audrius Janušonis, artista di fama internazionale, che espone ben tre opere, alonate di mistero, emergenti dalla fonda oscurità dell’Essere. Non si può non rimanere colpiti da Faunas. Came Here del 2002. L’artista ha plasmato una pallida e magra figura mitologica, un faunetto dei boschi, accasciato al suolo in un angolo, in una posa incerta, timida, sommessa, il quale viene fissato con calma ferocia da un pittbull tutto nero, quasi appena emerso dagli Inferi, dove di certo latrava incessantemente. Proprio questa fusione o meglio coagulazione di antico e (post)moderno, il pomeriggio d’un fauno e il pittbull da rappettaro sembra essere la cifra di questo artista originalissimo, sospeso fra tradizione e innovazione. Un’altra opera curiosa dello stesso autore è Once Upon a Time del 2005, dove un fanciullo dalle zampe caprine (quindi sempre faunesco) cavalca un ciuco ma all’incontrario. Il C’era una volta apre squarci da fiaba, ma scandaglia anche gli strani universi dell’inconscio collettivo.

Golden_Eye

Andrius Janulaitis, “Golden Eye”, 2013.

Altro autore visionario che vorrei qui citare è senz’altro Andrius Janulaitis, i cui mostri ornamentali da giardino di Bomarzo adornano un’intera teca. Il tris di opere è costituito da Morning Star, quasi un mostriciattolo da film orrorifico, Golden Eye, dove il mezzobusto umano viene sottoposto a una soffice mutilazione e Usb Reloaded, dove una penna Usb di grandi dimensioni scaturisce dal collo ribaltato di una testa dall’espressione sconvolta, disperata. Non si può rimanere indifferenti di fronte a queste visioni. Altre opere bizzarre che hanno (s)colpito la mia attenzione sono senza dubbio le strane fanciulle di Agnė Šemberaitė, che indossano sconcertanti copricapi. Si tratta di Green del 2012, Black Lady e Lady with Hat (1 e 2). Qui due ragazzine recano in testa un cranio di una belva dalla mandibola oblunga oppure un cuore dorato e grasso di qualche animale. La bizzarra visionarietà sembra essere la cifra di questi artisti, ricchi di idee, concetti, che riescono abilmente a restituire plasmando la ceramica.

MorningStar

Elvyra Teresė Petraitienė, “Morning Star “.

Vorrei qui citare le splendide donne divine, derivanti da antichi culti matriarcali della fertilità, di Elvyra Teresė Petraitienė, Morning Star e Egle the Queen of Serpent. La prima Dea (stella del mattino) siede sulla groppa di un unicorno bianco dagli occhi celesti, la seconda Dea sembra essersi accomodata s’un trono ed è cinta da serpenti che la riveriscono ed eseguono i suoi ordini. Nel folklore di tutti i popoli ritroviamo queste donne divine che governano i serpenti, in India, persino tra i Sibillini (forse). D’altronde la stella del mattino è Venere e il Monte Sibilla somiglia molto al Venusberg, il Monte di Venere della tradizione nordica ripreso da Wagner nel Tannhäuser del 1845. Quale contesto migliore del Piceno, cinto dai Sibillini, per ospitare una mostra così ermetica?

Primo De Vecchis

P.S.: Per correttezza qui di seguito citiamo tutti gli autori presenti nella mostra con relative opere:

Agnė Kondrataitė: “Spot”, 2014; “Dress Code”, 2014; “Old Leaves”, 2014. Remigijus Sederevičius: “Shells”, 2007; “Hell”. Audrius Janušonis: “Faunas. Came Here”, 2002; “Forest swing”, 2013; “Once Upon a Time”, 2005. Sigita Lukošiūnienė: “After Rain”. Aldona Keturakienė: “Blue Rose”; “The Cube”. Rasa Balčiūtė: “Picture”. Agnė Šemberaitė: “Green”, 2012; “Black Lady”; “Lady with Hat”. Virginija Ridikaitė-Laužadienė: “The Gift”; “Transmission”, 2011. Andrius Janulaitis: “Gold Rush”; “Golden Eye”, 2013; “Usb Reloaded”, 2014. Kristina Paulauskaitė: “Lost in a Dream”, 2013. Mindaugas Pridotkas: “Autoportret I-IV”, 2014. Ričardas Lukošiūnas: “Conversation through the Wall”, 2013. Valdas Kurlietis: “Energetic”, 2013; “Resources”, 2012. Marius Ramonaitis: “Eternal Circle”, 2014; “Vibration”. Ruta Indriunaite: “Blue”; “Vase”; “Bowl”. Ruta Bartkeviciute: “Relation”; “Naive Tale”; “Preference”. Laima Mačiulaitytė: “Sunrise at Sea”; “Angels”; “Angels II”. Elvyra Teresė Petraitienė: “Morning Star”; “Egle the Queen of Serpents”.

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