L’oro e le ombre di Monica Ferrando nel Forte Malatestiano

Annunciamo che sabato 27 giugno alle ore 17,00 s’inaugurerà presso il Forte Malatesta la mostra di pittura di Monica Ferrando dal titolo L’oro e le ombre. La mostra durerà fino al 13 settembre. Monica Ferrando ha una solida preparazione filosofica, nel campo dell’Estetica, nonché pittorica, che ha conseguito a Torino e poi a Berlino.

Ad sidera notus, 2007, olio su tavola, cm18x15

Monica Ferrando, “Ad sidera notus”, 2007, olio su tavola, cm18x15

Il suo esordio avviene nel 1991 a Mantova con una mostra dal titolo Kore, presentata da Ruggero Savinio. Non a caso ancora una volta il nome di Savinio funge da raccordo nel contesto del Forte Malatestiano, considerando che la mostra precedente a quella della Ferrando, ovvero Fabula Picta, è stata dedicata proprio al raffinato artista nipote di Giorgio De Chirico. Savinio infatti è stato uno dei maestri della Ferrando ed è corretto quindi che vi sia questo avvicendamento di esposizioni, che potremmo definire affini non tanto per lo stile quanto per la poetica sottesa.

Monica Ferrando,

Monica Ferrando, “Rami di pesco”, 2010, pastello su carta nepalese, 75×50

Il merito ancora una volta è ascrivibile a Clio Pizzingrilli, curatore della mostra, il cui nome compare anche nel catalogo della Quodlibet, essendo autore di un acuto saggio di critica estetica dal titolo (bergsoniano) Va sino alle stelle. Estrapoliamo dal saggio di Clio alcune frasi significative, che andrebbero poi ricollocate nel giusto contesto dell’argomentazione; qui le consideriamo come spie, emblemi, atti a guidarci nell’intricata ragnatela (misteriosofica e mitica) dell’opera pittorica ferrandiana: «Una cifra di Monica Ferrando è l’indeterminatezza dei volti e dei corpi» (p. 167). Ancora più cocente e penetrativa può essere la seguente considerazione: «La disumanizzazione che si avverte nelle figure di Monica Ferrando è data dallo straniamento che esse ostentano nei riguardi di qualsivoglia ordine mondano, ottenuto attraverso colpi di luce a tratteggio nell’incarnato e nel panneggio» (p. 167). Il discorso di Clio prosegue quello già iniziato con la “figura sfigurata” di Savinio. Di certo possiamo ravvisare in molti olî su tela della Ferrando sia la presenza del mito greco che la compresenza dell’oro, della doratura, che fa emergere o addirittura nasconde molte figure emblematiche e misteriose, come le ninfe, sempre rincorse dagli artisti di ogni epoca o forse persecutrici degli artefici gentili.

Monica Ferrando,

Monica Ferrando, “Paesaggio invernale nella Tuscia di mattina”, 2012, olio su tela, 100×120 (2)

Il tema appunto dell’oro, che rivela le ombre, è anche oggetto di un saggio della stessa Ferrando, presente nel catalogo edito dalla Quodlibet, che prende le mosse da Plinio, per lambire tra l’altro anche Leon Battista Alberti e il Poliziano. Anticipiamo alcuni titoli di opere, per titillare la curiosità dei futuri fruitori dell’esposizione. Per quanto riguarda la tematica mitologica ricordiamo almeno Europa (2015), Atteone pianto da una ninfa (2013) o Apollo e Marsia (2011). Anticipiamo alcuni titoli ‘misteriosofici’ che etichettano nature morte talora moderne e quotidiane, ottenendo un sottile senso di straniamento, quali E i misteri che gli iniziati contemplavano (2010), Non era possibile divulgare il mistero (2010) e Iniziazioni (2010). Infine concentriamo l’attenzione s’un olio su tela a nostro avviso singolare ed ermetico, Vicinissima assente (2015), che propone allo sguardo la testa di un unicorno emergente dall’oro della nuda parete, proprio mentre una fanciulla desnuda è distesa satrapicamente nel suo letto, ovviamente dando le spalle all’osservatore, nell’atto di specchiarsi. monica_ferrando Vorremmo concludere con questa immagine, alla quale abbiamo solo alluso verbalmente (tracciando l’ombra di un’ombra), invitando nuovamente il pubblico a partecipare all’inaugurazione della mostra che si terrà sabato 27 giugno alle ore 17,00 presso il Forte Malatestiano, ormai vero e proprio contenitore di arte pittorica contemporanea, all’insegna della tradizione proiettata nella modernità, senza perdere lo spessore filosofico. Primo De Vecchis

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