Gina Pane: rito e sacrificio di una donna

È stata inaugurata la mostra di arte contemporanea dal titolo Qui non si canta al mondo delle rane, a cura di Andrea Bruciati, all’interno della Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, presso il Polo Sant’Agostino (soprannominato per l’occasione POSA).

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Gina Pane, “Sans titre (n° 13)”, 1962-1968, olio su tela, 130 x 97 cm.

L’esposizione durerà fino al 6 settembre.

L’iniziativa rientra nel progetto più vasto denominato Arte in Centro: Mete Contemporanee, che si svolge in tre luoghi distinti a cavallo tra Marche e Abruzzo: Ascoli Piceno, Castelbasso e Pescara.

Le tre mostre ruotano attorno a tre grandi artisti dell’arte contemporanea che hanno operato in Italia: Gina Pane, Gino De Dominicis e Pino Pascali.

Il curatore Andrea Bruciati ha invitato altri giovani e affermati artisti a dialogare con questi tre maestri.

In questa sede ci occuperemo di Gina Pane e i seguenti artisti: Yuri Ancarani, Francesca Grilli, Diego Marcon, Moira Ricci e Luca Trevisani.

La sede espositiva è quella di Ascoli, dove si trovano le opere di un maestro del Novecento: Osvaldo Licini, le cui opere entrano così in occulta risonanza con quelle esposte temporaneamente.

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Gina Pane, “Enfoncement d’un rayon de soleil”, 1969 4 fotografie a colori, 110 x 163 cm

L’idea è quella di creare un museo dinamico che divenga veicolo di nuove idee, che trasmetta l’immagine di un flusso vitale e attualizzante, che smuova nel fruitore diverse capacità semantiche. In tal senso anche lo spazio espositivo ha subito delle significative modificazioni, atte a renderlo più appetibile e moderno.

Il dialogo maggiore s’instaura tra le opere di Gina Pane e Osvaldo Licini, artisti diversissimi tra loro, ma che mediante lo scambio reciproco si caricano di inattese risonanze semantiche.

Vi sono due olî su tela della giovane Pane che mettono in evidenza dei tagli geometrici, i quali sembrano già anticipare l’autolesionismo rituale attuato con le lamette gillette. Il rosso è già un colore dominante nell’olio su tela Sans Titre (n°13), 1962-1968.

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Gina Pane “Azione sentimentale”, 1973 16 foto b/n su cartoncino + disegno su carta

Le altre opere esposte della Pane sono di natura fotografica e documentano con perizia le proprie performance, a partire da quelle condotte nell’immersione panica nella natura.

Nelle quattro fotografie a colori intitolate Enfoncement d’un rayon de soleil (1969) assistiamo alla poetica cattura d’un raggio di sole per mezzo di due specchietti, il quale viene convogliato verso una cavità del terreno, che viene poi ricoperta. Il grembo della terra materna apre una sua ferita per accogliere il raggio solare: un primo emblema della femminilità terrestre, che diviene quasi oggetto di culto.

Una delle opere più significative qui esposte è Azione Sentimentale, performance rituale documentata da sedici foto, tenutasi presso la Galleria Diaframma di Milano nel 1973.

Qui Gina Pane, di bianco vestita, con un mazzo di rose pallide in mano, si siede a gambe incrociate e inizia lentamente a infilarsi le spine della rosa lungo il braccio sinistro, ormai simile a uno stelo.

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Gina Pane, “Cicatrice de l’action” (le corps pressenti, Psyché), 1974-75 2 fotografie a colori. 40 x 50 cm

Poi adoperando una lametta gillette s’incide una croce nel palmo della mano e opera un altro taglio vicino alle vene del polso. Nella sequenza fotografica il mazzo di rose a tratti appare rosso e a tratti spicca per il suo candore, in una sorta di visione-chiasmo. La passione impura e la purezza cristallina.

La performance così chirurgicamente elaborata assume la parvenza di un rituale religioso di natura laica e improntato sul culto del femminile in chiave femminista.

Il messaggio è rivolto alle donne, il cui corpo da secoli subisce le ferite e le mutilazioni da parte di una società patriarcale, maschilista, mercantile, cieca di fronte alle esigenze della sensibilità dell’arte e della poesia.

Terminiamo questa prima digressione attorno alla mostra Qui non si canta al mondo delle rane citando un aforisma tagliente di Gina Pane:

“Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il vostro sangue, è per amore vostro: l’altro. Ecco perché tengo alla vostra presenza durante le mie azioni.”

Primo De Vecchis

editing: Marta Peroni.

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