Natura morta con culatello di Cristoforo Munari.

Ogni oggetto quotidiano può divenire materia di poesia ed entrare a far parte della rappresentazione artistica. Da secoli il genere pittorico che si preoccupa di fermare l’immagine degli oggetti inanimati, che si caricano così di nascoste significazioni, è la natura morta.

munariMa la natura morta in verità morta non è.

La composizione del dipinto, la posizione degli oggetti, la qualità del colore, le allegorie nascoste possono rendere il genere più vitale e rigoglioso di un dipinto che racchiuda un soggetto vivente.

È il caso dei lavori di Cristoforo Munari, nato a Reggio Emilia nel 1667, operante a Firenze negli anni successivi, morto poi a Pisa dove trascorse l’ultima fase della sua vita lavorando come restauratore.

Le sue nature morte sono di estrema raffinatezza e si muovono controcorrente rispetto a quelle raffigurazioni settecentesche che appuntano la loro attenzione sull’entropia delle cose, sul grado di disfacimento degli oggetti, in particolar modo dei prodotti commestibili, come la frutta.

20150730_101604In Munari troviamo frutti e altri cibi colti nel pieno della loro prelibatezza.

Alludiamo per esempio alla Natura morta con vasellame, meloni e un fiasco (olio su tela, cm 88 x 116), conservata nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, appartenente al legato Ceci.

Infatti assieme alle fette di melone polpose e ricche di semi e al cocomero spaccato in due che attende solo di essere addentato, troviamo delle uova al tegamino e soprattutto un prosciutto poggiato su una patata.

Già dal Seicento avevano fatto la loro comparsa nelle nature morte “alimentari” anche prosciutti, insaccati, salumi in genere, i quali mettevano in evidenza l’abbondanza delle mense di nobili e principi. L’occasione per parlare dei prosciutti (accompagnati da buon vino: si noti la fiaschetta accasciata al suolo e semiaperta) nei dipinti di Munari è la pubblicazione di un libretto dal titolo gaudente e allusivo, ovvero profumo di culatello nella Bassa Parmense, a cura di Graziella Buccellati e Benedetta Manetti (edito da Grafiche STEP di Parma, nel 2015).

20150730_101529Una sezione di questo libro che ricostruisce la storia dell’illustre prodotto della salumeria Parmense è dedicata proprio alle immagini artistiche raffiguranti “le carne suine salate” per lo più racchiuse in nature morte, ma non solo.

Si inizia con The Merry Family di Jan Steen del 1668 che rievoca alla mente un arguto commento di Joris-Karl Huysmans in Controcorrente o A ritroso del 1884: “Si era immaginato un’Olanda simile ai quadri di Teniers e di Steen, di Rembrandt e di Ostade, creando in anticipo, solo per sé, incomparabili ghetti dorati dal sole come pelli di Cordova, immaginando kermesse prodigiose, continue baldorie in campagna, aspettandosi quella bonomia patriarcale, quella gioviale licenza di costumi celebrata dagli antichi maestri” (J.K. Huysmans, Controcorrente, traduzione di Rosa Salmi, Milano, Baldini e Castoldi Dalai, 2012, p. 185).

Si prosegue con la Natura morta con pani, pasticcio e ghiacciaia di Giuseppe Recco del 1660-1670 circa. Vi sono due composizioni di Jacopo Chimenti detto l’Empoli: Dispensa con frutta, verdura, salumi e formaggio del 1625 e Natura morta in cucina.

Poi compaiono anche opere di Christian Berentz, Nicola Levoli, nonché di Edouard Manet e Cesare Tallone.

Spiccano nella galleria gastronomica due chicche di Cristoforo Munari: la prima è il Vasellame di terracotta, zucca, verza, spalla di maiale e piatto con coltello; la seconda, ovvero la Natura morta con vasellame, meloni e un fiasco è quella conservata nella Pinacoteca Civica di Ascoli.


Invitiamo i fruitori a contemplare quest’opera al secondo piano della Pinacoteca di fronte alla doviziosa collezione dei violini che occupa la Sala Pasqualini, ovvero il ballatoio che dà sul Salone della Vittoria.

Primo De Vecchis

editing: Marta Peroni

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