Santa Veneranda martire all’EXPO Milano 2015

Stamane sono giunti in Pinacoteca gli operai di un’azienda di trasporto di manufatti artistici per imballare e trasportare a Milano un’opera di una certa levatura, che promuoverà il Piceno e le sue eccellenze museali all’EXPO 2015, all’interno del Padiglione Eataly in un’esposizione temporanea dal titolo Il tesoro d’Italia, a cura dell’inquieto e infaticabile Vittorio Sgarbi. La mostra è già stata inaugurata il 22 maggio scorso e ospita circa 350 opere a rotazione, che celebrano “la biodiversità artistico italiana”.

venerandaL’opera prestata è una tavola lignea dipinta a tempera da Pietro Alemanno (Furth bei Göttweig, 1430/40 – Ascoli Piceno, 1498), che raffigura Santa Veneranda, cara alle comunità albanesi.

La tavola lignea – scomparto di un pentittico collocato entro una cornice moderna – presenta la Santa vestita in abiti monacali, immersa fino alla cintola in un calderone pieno di olio bollente.

Notare le vivide fiammelle che si dipartono dai ciocchi di legno, formando delle lineari lingue rossastre: la drammaticità della scena contrasta con l’espressione serafica della Santa, il cui sguardo è rivolto verso la mano divina che le porge la palma del martirio.

I bambini che visitano la Pinacoteca rimangono ogni volta affascinati dall’episodio intriso di santità e sadismo. D’altronde il sadismo (soprattutto dei martirologi) appartiene profondamente all’iconografia cristiano-cattolica.

Il tema iconografico nasce dalla fusione di storie legate a due sante distinte: da una parte abbiamo Veneranda vergine, chiamata Parasceve, nata in Gallia (Francia) nel II secolo e martire a Roma durante la persecuzione al tempo dell’imperatore Antonino (138 – 161 d.C.); dall’altra riconosciamo Santa Parasceve, vissuta nel X secolo, prima monaca, poi eremita in una zona desertica vicino a Costantinopoli, che era molto venerata nella regione balcanica, poiché veniva invocata contro la minaccia delle invasioni turche.

L’opera in questione, proveniente dalla Cappella degli Albanesi della Cattedrale, è uno dei cinque scomparti realizzati dall’austriaco Alemanno per la comunità ascolana degli albanesi nel 1482. Nella tempera su tavola prestata al Padiglione di Eataly si realizza quindi una sorta di affascinante triangolazione culturale, che pone l’area periferica del Piceno al centro di una macro-area adriatica. L’Austria, l’Italia e l’Albania si trovano riunite in questa raffigurazione dalla forte iconicità, che di certo rappresenterà degnamente il Piceno all’EXPO di Milano assieme ad altre opere provenienti da tutta Italia.

il-tesoro-d-italiaLa mostra di Vittorio Sgarbi ha già sollevato il proverbiale polverone di polemiche, ma che in tal caso non guastano se servono a creare una certa visibilità dell’evento. Potremmo aggiungere un singolare aneddoto in proposito. L’ultima volta che ha fatto visita in Pinacoteca, il critico d’arte, passeggiando elettricamente per la Sala del Piviale, è rimasto favorevolmente colpito dalla tavola dell’Alemanno. Ma ciò che più ha folgorato la sua fantasia è il fatto che la santa sia stata bollita nell’olio e nella pece per ben due volte. La prima volta si salvò e favorì la conversione dell’imperatore Antonino, mentre la seconda volta le fu fatale, poiché dopo la tortura fu decapitata.

La duplice bollitura della Santa, che è stata “fritta” ripetutamente, ha spinto Sgarbi a suggerire l’opera come ideale per figurare nella sua mostra artistico-gastronomica, non esente da voli pindarici ai limiti del kitsch (voluto?).

Primo De Vecchis

Editing: Marta Peroni

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