Trascendenza e Videoarte nella Galleria Licini

Presso la Galleria Civica d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini di Ascoli Piceno è in corso la mostra Qui non si canta al mondo delle rane, che rientra nel progetto più vasto di arteincentro: mete contemporanee, organizzato dall’associazione culturale Arte Contemporanea Picena, a cura di Andrea Bruciati.

galleria_liciniL’esposizione, che terminerà il 6 settembre, ruota attorno alla figura emblematica di Gina Pane, body artist, femminista, molto nota negli anni Sessanta e Settanta in Italia e all’estero.

Ma altri giovani e affermati artisti sono stati chiamati a collaborare all’esposizione, dialogando con la Pane, senza dimenticare le opere classiche di Osvaldo Licini in mostra permanente.

La rosa di nomi scelti per la galleria di Ascoli è formata da: Yuri Ancarani, Francesca Grilli, Diego Marcon, Moira Ricci e Luca Trevisani.

Dopo Gina Pane e Osvaldo Licini, proseguendo la visita della galleria, girando quindi a sinistra, ci imbattiamo subito nell’installazione di Diego Marcon, ovvero nel video Litania (2011). Il fruitore può sedersi su una panca particolare e assistere a una trentina di minuti di vera e propria videoarte.

marconCome recita il catalogo della mostra edito dalla Silvana Editoriale: «”Litania” è girato a Medjugore, dove, a partire dal 1984, si crede che la Madonna compaia a un gruppo di sei veggenti. Il video, in altre parole, ritrae un luogo dove il sacro si è fatto visibile per qualche secondo, e i pellegrinaggi di chi, immerso nel frinire delle cicale che compone la colonna sonora, attende pregando che l’epifania si compia ancora.» (p. 66)

L’artista, a commento del suo video ipnotico e suggestivo, scrive:

« Immersi in un invisibile e continuo flusso sonoro, pellegrini salgono ai monti, ai piedi di statue immobili e silenziose. Davanti alle immagini, ai crocefissi e a Maria, si raccolgono in preghiera. Attorno a loro, lentamente, si fa buio. Nella sua cadenza e durata, Litania è un progressivo dissolvere a nero dell’immagine. Un film che si spegne.» (www.diegomarcon.net)

Lo stesso giovane autore, in un’intervista rilasciata al sito di Art Tribune (www.artribune.com) il 1 giugno 2013, dal titolo Un cacciatore di nuvole in residenza a Vassivière, aggiunge questa significativa considerazione:

« Il lavoro segue i pellegrinaggi attraverso i luoghi delle apparizioni, nell’arco temporale di una giornata e, mano a mano che si avvicina alla visione, perde la vista; è un graduale dissolversi e sprofondare nel nero dell’immagine.»

Potremmo aggiungere che il video costituisce una originale e tangibile immersione nella “notte oscura dell’anima”, che precede l’epifania del divino, quella notte oscura e tormentosa cantata con essenziale eloquenza da San Juan de la Cruz.

Mollino_01Dopo aver assistito al video di Marcon, se ci si addentra nella saletta dove prima erano esposti i Maestri del Novecento, si può osservare con attenta partecipazione il contributo filmico di Yuri Ancarani, dal titolo Séance.

Infatti la storia (se così si può definire) verte attorno a una seduta spiritica, che si svolge all’interno di una villa in collina (oggi casa-museo) del torinese progettata dall’architetto Carlo Mollino.

La protagonista è una medium che cerca di stabilire una comunicazione ultraterrena con lo spirito dell’inquieto architetto e designer, noto anche per la sua collezione di foto erotiche appartenenti a un progetto mai concluso di un’Enciclopedia dell’Erotismo.

L’aspetto più rilevante del film, che dura ventinove minuti, è la sua colonna sonora che fonde 150 dialoghi di persone non più in vita con il monologo della medium e altri suoni ambientali (il gesto dello sventagliare, l’acciottolio dei piatti e altri dettagli percettivi).

Da un punto di vista completamente diverso ma affine, Ancarani affronta il tema del soprannaturale in chiave più esoterica o meglio spiritualistica (la seduta, la medium-maga, le voci degli spiriti), mentre Marcon lambisce il tema da un’angolazione più mistico-religiosa (i fedeli, i veggenti, le apparizioni della Madonna).

yuriIn tal senso i due video-artisti cercano di dialogare con il discorso performativo più sanguigno e corporeo di Gina Pane, che però rimanda sempre a una dimensione sacra e ritualistica, dove il sangue assurge ancora una volta a materia di sacrificio offerto alla divinità per purificare l’anima corrotta dal peccato della caduta sulla terra. In verità nella Pane il discorso sacrificale assume tonalità anche più laiche e socio-politiche, essendo le ferite sanguinanti sulla propria pelle un simbolo delle ferite inflitte al genere femminile nell’arco dei secoli da una società fondamentalmente patriarcale e quindi maschilista.

Per oggi concludiamo qui il nostro breve excursus e rimandiamo al prossimo post l’analisi informale delle altre misteriose installazioni presenti nella Galleria Licini.

Primo De Vecchis

con la collaborazione di Marta Peroni.

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