Due pittori lunatici nella Palazzina Azzurra

L’8 agosto 2015 è stata inaugurata nella Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto una mostra di pittura che si potrebbe definire “lunatica” e bizzarra. Ne parliamo qui per ovvie ragioni: il pittore vivente Walter Gasperoni incontra il pittore ormai defunto Osvaldo Licini, sotto il nome tutelare del poeta ormai asceso all’empireo della letteratura, ovvero Giacomo Leopardi.

IMG_20150808_195703[1]Trattasi di due pittori e un poeta che potremmo definire senza remore dei lunatici impenitenti, spiriti malinconici invitati per la prima volta a “dialogare” in una cornice quantomai inedita, l’ormai mitica Palazzina Azzurra di San Benedetto, nota per la sua mondanità musicale, da tempo contenitore culturale di indubbia suggestione, a due passi dal mare, circondata dalle palme della riviera.

In verità i tre autori hanno imparato ad amare di più i monti, le colline marchigiane, le barriere montuose stagliate sotto ampli cieli, che invitano la mente a immaginare mondi arcani che si aprono al di là, in uno spazio indefinito.

Walter Gasperoni nasce nel 1943 nella Repubblica di San Marino, dove vive e lavora, e da lassù ha imparato presto a contemplare le sinuosità del paesaggio marchigiano. Di qui la sua passione per un poeta, Leopardi, che ha ispirato non pochi pittori con i suoi idilli e la sua profonda malinconia.

73 amalassunta 46324Dimmi, che fai tu luna in ciel? verso che potrebbe attagliarsi perfettamente all’opera pittorica e grafica di Osvaldo Licini, vissuto nel suo “eremo” di Monte Vidon Corrado, cantore dell’Amalassunta (personificazione o meglio trasfigurazione della luna e del suo spirito) e degli angeli ribelli, spiriti ambigui, talora peccaminosi, fortemente erotici, libidici, talaltra più eterei e leggeri come arcangeli gentili.

Proprio dei disegni di Licini dovremmo rendere conto in questa sede, considerando che sono stati prestati dalla Galleria di Arte Contemporanea di Ascoli Piceno per l’occasione, nell’ottica di una sinergia culturale del Piceno (dal mare ai monti) che potrà dare fruttuosi risultati.

Si spera infatti che il turista balneare, incuriosito (perché no?) dai disegni liciniani, decida di fare un salto anche nella turrita Ascoli, coronata dai suoi monti.

Il Piceno è proprio questo: completezza e varietà nell’arco di pochi chilometri.

50 il capro paesaggio fantastico 1945 46 ca 45836È bene ribadire che i disegni di Licini costituiscono un’opera a sé stante, non si tratta di disegni preparatori di quadri e pitture, bensì di un vero e proprio diario dell’interiorità fantastica. Ciò è puntualizzato dal Prof. Papetti, curatore della collezione liciniana, che in tal caso smentisce anche l’opinione di Sgarbi che vede in questi schizzi una preparazione delle opere maggiori:

« Licini si è servito di ogni supporto possibile per i suoi disegni, pagine di libro, carta da lettere, piccoli lacerti strappati, tutto era buono per fissare all’istante una idea balenata nella mente del pittore e molto spesso a questi disegni non corrisponde poi una realizzazione pittorica compiuta. »

Queste considerazioni critiche, facenti parte di un articolo dal titolo Le tracce e i segni di Osvaldo Licini sono contenute nel breve catalogo della mostra, la quale prende il nome di Zone del vedere: Walter Gasperoni incontra Osvaldo Licini, a cura di Giancarlo Bassotti. Proprio il titolo conferito all’esposizione è ricco di senso; un testo dell’artista Gasperoni, che cita Alberto Giacometti, lo chiarifica:

« “Ciò che è in gioco, del resto, non è l’opera in più o l’arte come fine, né la bellezza in fondo, ma la verità, il senso della vita. Perché ci si innamora? Perché troviamo bella una cosa? Per me la questione non si pone più. L’arte è il mezzo per vedere.” »

IMG_20150808_195233[1]Come accennavamo prima, il piano superiore della Palazzina, ricca di ampie finestre che guardano alle chiome delle palme, ospita nelle sue bianche e asettiche pareti i disegni liciniani. Tra questi campeggia appunto Leopardi che ci appare di tre quarti con uno sguardo furioso mentre a sinistra sorge un sole: una libera interpretazione del conte recanatese, altre volte effigiato da Licini con il cappello a cilindro.

Poi in una saletta apposita ci attendono una Amalassunta dallo sguardo luciferino; Il Capro (Paesaggio fantastico) del 1945-46; uno Studio per Angelo; una schiera di trasgressivi angeli ribelli e altre opere di valore che vi invitiamo a contemplare.

Non sono da meno le opera dialoganti di Gasperoni, che reinterpreta autenticamente l’ammaestramento liciniano. Basti pensare agli acrilici e gli olî su tela come In vero, In vista, In cammino, In cerca, In gamba, che tratteggiano sullo sfondo ossessivi volti di Amalassunte con i noti numeri (esoterici) al posto degli occhi e della bocca.

Di grande suggestione sono poi le micro-opere di Gasperoni, olî e acrilici su tela dalle misure oscillanti dai 10 x 26 cm agli 8 x 14 cm, che prendono il nome di In piccolo (1-9).

Questo vuol essere un invito dunque a visitare l’esposizione che si terrà a San Benedetto fino al 2 settembre in un luogo e in un periodo davvero inusuali per autori così solitari, montuosi, ma soprattutto lunatici come i suddetti.

Primo De Vecchis

con la collaborazione di Marta Peroni.

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