L’Età dell’Oro nella Galleria Licini

Un falco è sceso dal cielo e si è introdotto all’interno della Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, posandosi su una cassa di legno per opere d’arte. Fuor di metafora stiamo parlando della scultura in bronzo e patina d’argento di Francesca Grilli, che ha plasmato un paio di ali di falco.

senza titolo-0079L’opera è stata poggiata su un basamento inconsueto per l’occasione, ovvero una delle casse di legno utilizzate per l’imballaggio delle opere d’arte e che quindi è entrata a far parte della scultura infondendo nuovo senso figurativo.

Le ali di falco appartengono al progetto più vasto denominato ORO (2011), che include un “video girato nel monastero benedettino di San Giovanni a Parma, che segue il volo di un falco tra gli affreschi che rappresentano simboli alchemici, rimandi alla tradizione sacra e cabalistica” (come recita una pagina del catalogo della mostra “Qui non si canta al mondo delle rane”, inclusa nel contenitore espositivo di “arteincentro: mete contemporanee”, che si sviluppa tra Ascoli, Castelbasso e Pescara. La mostra è organizzata da Arte Contemporanea Picena ed è a cura di Andrea Bruciati).

senza titolo-0085Francesca Grilli si inserisce pienamente nel discorso trascendente e ritualistico inaugurato da Gina Pane, seguito da Diego Marcon e Yuri Ancarani, sviluppando però un discorso più precisamente esoterico e alchimistico.

Gli alchimisti del Rinascimento, seguaci di antiche dottrine ermetiche, credevano nelle distinte Età dell’Uomo di cui scrisse principalmente Esiodo, ovvero le Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro.

La mitica Età dell’Oro, simile alla concezione del Paradiso Perduto, permane come fantasma inattingibile ma esprimibile ancora attraverso la poesia (si pensi a Ovidio) e l’arte.

Il progetto ORO di Francesca Grilli include “una serie di polaroid scattate con Auracam 6000, macchina in grado di cogliere il campo magnetico del corpo. Le immagini coprono un arco di tre mesi, durante i quali l’artista assume delle fiale di oro, modificando quello che la camera può registrare, nascondendo i suoi tratti in un alone di pura energia” (tratto sempre dal catalogo).

Proprio di fronte alle ali di falco della Grilli campeggiano le stampe su carta di Luca Trevisani, nelle quali spicca un fondo giallo-pop, di certo affine al discorso sull’oro (senza ombre).

senza titolo-0074Si tratta della serie Let’s come to terms like the fruit and lips (2014), che fotografa gambe maschili indossanti calze o calzini (talora con jeans e pantaloni) che presentano sul loro tessuto artificiale motivi naturali, foglie e fiori stampati.

Luca Trevisani, insieme a Francesca Grilli, Yuri Ancarani e Moira Ricci (della quale parleremo prossimamente), entra quindi in risonanza in maniera del tutto personale con le foto di Gina Pane e le opere di Osvaldo Licini. È anche compito del fruitore della mostra, interrogato dalle opere, escogitare una serie di inedite corrispondenze semantiche in modo da creare una personale narrazione museale contemporanea e creativa.

Poiché l’arte (soprattutto quella sperimentale) vive nella ricezione e nell’arricchimento di senso apportato dal soggetto che la percepisce.

Primo De Vecchis

con la collaborazione di Marta Peroni.

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