Una Passeggiata amorosa nel giardino dell’Eden

Uno dei gioielli della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno è il tondo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, noto come Passeggiata amorosa, ma che in verità si chiama Idillio verde (1898-1902 ca.), il quale andrà in prestito al Filatoio di Caraglio (Cuneo) per una mostra dedicata ai giardini nell’arte che prende il nome di Gli orti del paradiso: Gusto e bellezza dal giardino alla tavola. Capolavori d’arte dal 1500 al 1900.

pellizza_cuneoIl prestito è funzionale a uno scambio di opere d’arte per mostre temporanee: infatti in Ascoli sarà allestita una mostra su San Francesco: da Cimabue a Caravaggio e proprio un tondo di Cimabue sarà prestato per l’occasione alla Pinacoteca per ricambiare il favore.

La mostra del Filatoio di Caraglio ha come tema, abbiamo detto, il giardino, spazio idillico che spesso ha assunto un valore sacro: si pensi al giardino dell’Eden della Genesi, ma anche al chiostro all’intero del monastero dove la mente poteva meditare contemplando le varie specie di pianticelle e di erbette.

Il giardino ha sempre rappresentato un luogo ideale e talora è stato associato all’orto, datore di frutti e verdure.

pellizza_cuneo2Proprio questa declinazione alimentare è affine al tema dell’EXPO Milano 2015 e infatti la mostra di Caraglio si terrà dal 5 settembre all’8 dicembre, durante gli ultimi mesi dell’esposizione milanese. Quanto sia attuale l’idea di giardino e di orto nei tempi attuali di degradazione ambientale e depauperamento dell’ecosistema è facile da pensare. Tanto più se si attribuisce al giardino un valore sacro, immutabile ed eterno.

L’arte figurativa è stata attratta spesso dal tema, essendo gli artisti imitatori della natura, ma anche ri-creatori e i giardini (dal Rinascimento a oggi) hanno incarnato il tentativo di dare una forma all’informe naturale, non privo però di una sua peculiare bellezza che potremmo definire selvatica.

pellizzaTra le opere da esporre in questo pregevole itinerario espositivo, promosso dall’associazione culturale Marcovaldo e curato dall’architetto Paolo Pejrone e dal critico d’arte Martina Corgnati, non poteva mancare l’olio su tela (dal diametro di cm 100) di Pellizza da Volpedo, custodito nella Pinacoteca Civica ascolana, all’interno della Sala Fior di vita, di fronte a un sensuale nudo scultoreo femminile.

Come scrive Maria Gabriella Mazzocchi, in una sua scheda critica dedicata all’opera:

Passeggiata amorosa fa parte del progetto degli “idilli”, concepito da Pellizza intorno al 1898, un ciclo di cinque tondi dedicati all’amore che doveva illustrare, attraverso diverse fasi della vita dell’uomo, varie situazioni amorose. L’opera si ricollega a due dipinti della stessa seria, Idillio primaverile e Sogno a due, del 1904. Più tardi, tra il 1901 e il 1902, Pellizza cambia il progetto in una serie di cinque dipinti di forma varia, intitolata “L’amore nella vita”. […]

Dai diari dell’artista si può ricavare che Passeggiata amorosa potrebbe essere stata iniziata nel 1898 e completata verso il 1902.

In questo dipinto il giardino, incorniciato dal tondo, è lo scenario sublimato di un idillio amoroso. La perfetta composizione è costruita attraverso tre piani: nel primo domina il verde intenso e cupo delle siepi, picchiettate da macchioline di giallo che trasmettono la luminosità solare; nel secondo piano, chiarissimo, si muovono delle greggi di pecore; sullo sfondo da una parte sembrano oscillare lievemente alla brezza le chiome frondose degli alberi e dall’altra si elevano dolcemente lungo il poggio i terrazzamenti agresti.

La coppia di amanti è posta sul lato destro del tondo e sembra avanzare lentissimamente, poiché i due giovani sono intenti a scambiarsi brevi parole di affetto. Il rosso del vestito della donna è giustapposto al verde del giardino: colori complementari che contrastano e si esaltano a vicenda.

Da notare poi le iridescenze sia sul profilo della parte superiore degli amanti che sui corpi delle pecore, che restituiscono la vibrazione luminosa attorno alle forme.

Si potrebbe dire che nell’opera di Pellizza tutto si carichi di risonanze simboliche: i colori stessi (il rosso della passione amorosa, il verde del giardino emblema di spiritualità accesa), ma anche i soggetti (le pecore, che incarnano l’umanità; si veda a tal proposito l’opera di Pellizza che prende il nome da un verso di Dante:E ciò che l’una fa e l’altre fanno”, Purgatorio, Canto III, 82).

amisaniSenza contare gli amanti, che muovendosi in un giardino edenico con il loro affetto reciproco preludono forse all’amor divino. Ma la vita di Pellizza doveva concludersi tragicamente con il suicidio nel 1907 proprio dopo la morte di sua moglie Teresa, che seguì alla morte del terzogenito Pietro. Pellizza non trovò conforto nella trascendenza né tantomeno nell’arte idealistica, simbolica e sociale che lo aveva sostenuto fino a quel momento.

Primo De Vecchis

(Con la collaborazione di Marta Peroni)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...