Un pittore italiano alla corte del sultano d’Egitto

La Sala Fior di Vita della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno prende il nome da una scultura in marmo di Cesare Reduzzi (Torino, 1857 – ivi, 1912), che raffigura un nudo femminile dalla posa sensuosa ed estenuata, opera non priva di una certa finezza formale, giocando molto sul contrasto tra la pelle levigata della fanciulla e il basamento scabro ed essenziale, mentre il punto di raccordo è costituito dalle ciocche dei capelli che s’inanellano quasi come un vegetale.

amisaniIl nudo, esposto a Venezia nel 1894, risente già dello stile Liberty e non è difficile ravvisare in esso una eco del sontuoso estetismo dannunziano, che si andava affermando sempre più nel clima culturale dell’epoca (Il piacere fu pubblicato infatti nel 1889 dai Fratelli Treves). Questa saletta dall’elegante arredo neoclassico (proveniente dal lascito Sgariglia) è nota però per la presenza di un tondo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Idillio verde (conosciuto però come Passeggiata amorosa), attualmente in prestito a Caraglio, come accennammo in un altro articolo.

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Giuseppe Amisani, “Ritratto di Verrucci Bey”, olio su tela.

A sostituzione del dipinto “divisionista” campeggia attualmente sulla parete arancione un Ritratto di Verrucci Bey realizzato da Giuseppe Amisani, che presto sarà sostituito da un dipinto di Giuseppe De Nittis proveniente dalla collezione Di Persio di Pescara. In attesa però di questa ulteriore movimentazione d’opere d’arte, vorremmo cogliere l’occasione per parlare in breve dell’autore del ritratto, nonché di un nudo di donna dal titolo Dolore, che si trova nella Galleria dei Giosafatti della Pinacoteca. Anche Amisani infatti ci riporta alla temperie dannunziana, come vedremo. Giuseppe Amisani, nato a Mede di Lomellina nel 1881, dopo aver studiato all’Accademia di Brera, in seguito a un duro periodo di precarietà economica, divenne ben presto un pittore alla moda, un ritrattista d’eccezione, conteso dai rampolli dell’alta borghesia e dalle attrici più avvenenti, nonché da re e principi. La sua fu proprio una ascesa inarrestabile, paragonabile a quella di un personaggio balzacchiano.

Lyda Borelli, FOTO di Nunes Vais, prima del 1932

Lyda Borelli, FOTO di Nunes Vais, prima del 1932.

Celebri furono i suoi ritratti femminili, non privi di una suadente patina di estetismo decadente: dipinse sulla tela donne di rara bellezza come l’attrice Maria Melato, senza dimenticare la diva del cinema muto e icona dannunziana Lyda Borelli, moglie del conte e industriale Vittorio Cini. Rappresentò sulla tela temi erotici ma eleganti come la Cleopatra lussuriosa o Rirì col giubbetto rosa. Anche l’immaginario orientalista flaubertiano (quello di Salambò per intenderci) finì per esercitare il suo inarrestabile influsso sul pittore, che non fece altro che adattarsi alle mode dell’epoca (dal Decadentismo al Liberty), assecondando di buon grado il gusto dei suoi committenti, spesso disposti a sborsare considerevoli somme di denaro per le sue opere.

La fama di Amisani varcò l’oceano: molti suoi ritratti si trovano negli Stati Uniti, in Brasile e in Argentina. Nel 1924 fu chiamato ad Alessandria dal re Fuad d’Egitto per realizzare la decorazione della nuova reggia di Ras-El-Tin: nella Prefettura di Ascoli si conserva il bozzetto del Soffitto per il palazzo Reale in Egitto. Durante il soggiorno egiziano ritrasse anche Verrucci Bey, architetto di Force che viveva alla corte del sultano: ciò che colpisce è lo sfondo scuro, quasi “tenebrista” verrebbe da dire, ma anche le pennellate intense, materiche, che denotano un temperamento inquieto e dinamico. In Pinacoteca si custodisce un’altra pregevole opera dell’Amisani: Dolore (nudo di donna), dove il pennello indugia sul corpo femminile con un misto di attrazione erotica e compassione per il cuore infranto della donna, colta tra le lenzuola in una posa convulsa e dolente.

Giuseppe Amisani,

Giuseppe Amisani, “Dolore (Nudo di donna)”, olio su tela.

Amisani è una figura poco nota, troppo legata alla sua epoca, un artista di certo opportunista, ma non privo di qualità e soprattutto di eclettismo: si cimentò anche nel paesaggismo. Notevoli furono le sue vedute egiziane. Dopo una vita di successi mondani e committenze internazionali, fu stroncato da un infarto nel 1941 sulla riva di Portofino. Noi lo ricordiamo soprattutto per quelle donne fatali fermate sulla tela, attrici di teatro e del cinema muto: i loro fantasmi sensuali sembrano ancora aleggiare su quei dipinti, che un tempo furono celebri e che oggi sono stati per lo più dimenticati.

Primo De Vecchis

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