Il gioco quotidiano di Terenzio Eusebi

Nel tardo pomeriggio di sabato scorso è stata inaugurata la mostra di arte contemporanea di Terenzio Eusebi, dal titolo “Gioco quotidiano”, con la curatela di Valerio Dehò, presso gli spazi del Forte Malatesta. In questa mostra si può dire che l’uso e la manipolazione degli spazi siano stati focali: infatti le essenziali installazioni di Eusebi non esisterebbero forse senza la spazialità articolata del Forte Malatesta, vera e propria “istituzione totale” (come avrebbe scritto Erving Goffman in “Asylums” negli anni Sessanta), essendo stato il fortilizio, tra le altre cose, anche un carcere giudiziario.

terenzio1Eusebi ha compiuto di certo svariati sopralluoghi, ha assimilato perfettamente i vuoti e i volumi nella sua memoria visiva e fisica, e ha elaborato una serie di idee proiettate nel concreto. Difficile sintetizzare il contenuto delle installazioni, che vi invitiamo a visitare di persona , interagendo con le strutture artificiosamente costruite dall’artista. Possiamo però senza dubbio affermare che Eusebi ha manipolato la spazialità già presente nel Forte, adattandola alla sua particolare visione. Vorremmo qui adoperare un esempio su tutti. Com’è noto, la Fortezza ricostruita da Antonio da San Gallo il Giovane ingloba al suo interno una struttura dodecagonale coperta a cupola, un tempo appartenuta alla chiesa di S. Maria del Lago. Questo vano molto alto, con una grande colonna al centro, fornito inoltre di quattri ampli finestroni archiacuti, dalle quali penetra una calda luce solare nel tardo pomeriggio (il cuore del Forte, un frammento di medioevo quasi favolistico e misterioso), si può dire che sia stato in parte stravolto.

terenzio2Eusebi ha costruito una enorme pedana grigia, molto alta, che quindi ha sottratto un ampio spazio al locale, e vi ha posato sopra delle piccole strutture che potremmo definire architettoniche o geometriche, astratte, le quali somigliano a giochi di bambini abbandonati su un tappetino da gioco. L’impressione fantastica che personalmente ne ho ricevuto è stata quella di una grigia landa desertica, direi quasi lunare, punteggiata da misteriose strutture architettoniche minimali di origine aliena. Il tutto è sapientemente illuminato da faretti che immergono il “pianeta alieno” in una soffusa luce perenne. La scelta necessaria, per garantire una luminosità ferma e costante, è stata proprio la copertura di quei meravigliosi finestroni medievali con dei pannelli scuri. Emerge quindi un grigiore davvero lunare e persino cerebrale, di certo adatto alla rievocazione delle bizzarre eppur semplici strutture eusebiane (già delineate in molti minuscoli disegni, essenziali bozzetti). Qui Eusebi ha indubbiamente imposto la sua visione particolare alla spazialità del Forte, travalicandola, se vogliamo, con una ostinazione lodevole e bambinesca.

terenzio3Si può quindi definire la mostra intera di Eusebi una installazione totale e qui potremmo riallacciarci solo all’esperimento condotto più di un anno fa da Giuliano Giuliani, artista per certi versi agli antipodi del nostro. Nell’intermezzo invece abbiamo avuto le mostre di “pittura” di Ruggero Savinio e Monica Ferrando, che al contrario si adattavano timidamente all’ambiente senza intaccarlo (d’altronde non si trattava di installazioni). La differenza è proprio questa e potrei ancora adoperare un esempio già suggerito. Nella mostra pittorica di Savinio i finestroni erano ampiamente visibili e da essi penetravano dolcemente i fasci solari pomeridiani che andavano a indorare gli ori e le rapide luminosità dei dipinti saviniani, legati alle favole dei fratelli Grimm. Qualcosa di simile accadeva con alcune grandi tele della Ferrando, riecheggianti il mito.

terenzio4Qui invece tutto si fa artificio e lo spazio diviene un grande cervello (ermetico) che racchiude le ossessioni essenziali di Eusebio. Vi invitiamo quindi a visitare questa inedita mostra veramente “contemporanea”, che di certo ha il pregio per un attimo di modificare la nostra percezione del reale con una misteriosa essenzialità e d’altronde lo scopo di molta arte novecentesca è proprio questo.

Primo De Vecchis

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...