Presentazione di un capolavoro di Giuseppe De Nittis

Martedì 6 ottobre alle ore 16,30 presso la Sala Ceci della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno si terrà la presentazione ufficiale del dipinto di Giuseppe De Nittis, “A teatro” (1883), proveniente dalla Collezione Di Persio di Pescara. Saranno presenti il curatore delle collezioni civiche Stefano Papetti, il sindaco Guido Castelli, il collezionista Venceslao Di Persio e il presidente regionale del FAI Alessandra Stipa. Per l’occasione ospitiamo nel Blog Museale la scheda critica dell’opera di De Nittis, a cura del Prof. Stefano Papetti.

imageGiuseppe De Nittis (Barletta, 1846 — Saint Germain en Laye, Francia, 1884) sin dal suo primo trasferimento parigino del 1867 avviò quella produzione di scene ispirate ai ritmi frenetici della vita contemporanea della metropoli francese, rimanendo sensibilmente attratto dal fascino dell’universo femminile. Sono questi gli anni in cui l’impetuoso sviluppo industriale aveva portato un notevole benessere nella borghesia, cambiandone i costumi ed imponendo la vitalità attrattiva della donna. L’artista pugliese, con i suoi numerosi ritratti di parigine che gli valsero il titolo di “peintre des parisiennes”, divenne insieme a Giovanni Boldini e Federico Zandomeneghi uno dei più originali interpreti italiani di quei mondo femminile, immortalandolo in ricercate immagini apprezzate anche dai critici come Armand Silvestre (“nessuno ha capito la Parigina meglio di questo italiano”) e Paul Lefort (“nessuno meglio di lui ha saputo disegnare con più verità e spirito una Parigina”). Per la realizzazione delle figure femminili, ebbe un certa rilevanza l’amicizia con James Tissot che insieme al De Nittis fu uno dei principali interpreti dell’estetica della modernità borghese così come era stata concepita ne Le peintre de la vie moderne di Charles Baudelaire. Tissot, che immortalò l’universo femminile borghese con un personale linguaggio stilistico, “fu orientativo per De Nittis soprattutto per la creazione di una certa immagine femminile tanto mondana e contemporanea quanto ideale e immaginaria” (FARESE SPERKEN, in Area di Parigi nella pittura italiana de/secondo Ottocento 1998, p. 66).

FOTO di Primo De Vecchis.

FOTO di Primo De Vecchis.

A teatro è un’opera del tardo periodo denittisiano che nel catalogo edito da Pietro Dini e Giuseppe Luigi Marini nel 1990 viene citata con il titolo Duplice ritratto fèmminile e datata al 1883, anno in cui l’artista era impegnato nella realizzazione della tela Il salotto della principessa Matilde, per la quale aveva eseguito diversi studi di figure in interni rischiarati dalla morbida luce degli abat jours. Mary Pittaluga e Enrico Piceni (1963) inseriscono quest’olio su tela in quella serie di grandi ritratti femminili prevalentemente realizzati su sfondi rosso-bruni cui appartengono per esempio Profilo muliebre e Flora, entrambi eseguiti con veloci e raffinate pennellate che sottolineano l’abiliti stilistica di un pittore sempre pronto a sperimentare diverse tecniche.
Pur limitandosi a rappresentare soltanto il busto delle due donne, l’artista riesce a raccontare in filigrana una storia che attiene le vicende familiari che legano con un rapporto di complicità la madre e la figlia. Il sorriso compiaciuto della matura signora dal volto segnato da una incipiente pinguedine è quello con cui si appresta a parlare con un interlocutore immaginario per presentare la figlia in età da marito: un passo indietro rispetto alla madre, la giovane indossa un abito di seta rosa ampiamente scollato e guarda verso chi le sta per essere presentato con una espressione di contenuto languore, consapevole che da quel primo incontro potrà dipendere la sua condizione di donna inserita nel contesto della società borghese.

Foto tratta dal sito

Foto tratta dal sito http://www.parisenimages.fr/fr

Attraverso una stesura pittorica assai veloce, l’artista è in grado di fissare con immediatezza non soltanto l’aspetto fisico delle protagoniste ma anche di tratteggiarne un fine ritratto psicologico, senza rinunciare ad un compiacimento pittorico espresso dalla “ sprezzatura” con la quale vengono definiti gli elementi secondari della composizione. Singolare risulta anche la scelta di inquadrare i due busti femminili entro una incorniciatura ovale che si sovrappone al primitivo taglio rettangolare, evidentemente ritenuta dall’artista più adatta ad accogliere le seducenti immagini ritratte.

Stefano Papetti

Bibliografia

PITTALUGA-PICENI, De Nittis, Milano 1963, n. 518;
DINI-MARINI, De Nittis : la vita, i documenti, le opere dipinte, Torino 1990, vol. 1, p. 417, vol. 2, tav. 953;
PAPETTI, in La Filosofia del Bello. Mode e modi di essere nell’Italia della Belle Epoque , cat. della mostra a cura di S. Papetti- E. Bruni, Civitanova Marche 2011, p. 9, ill. p. 70.

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