Vedere nelle Marche e in Abruzzo, supplemento a “Il Giornale dell’Arte” di Febbraio.

giornalearte

Con “Il Giornale dell’Arte” (periodico mensile dedicato al mondo dell’arte pubblicato dalla società editrice Umberto Allemandi & C.) di Febbraio 2016 è possibile trovare un supplemento dedicato all’arte da vedere nelle Marche e in Abruzzo.
Un giornale importante per tutti gli appassionati della cultura e del mondo artistico che è stato distribuito in numerose copie anche in occasione di ArteFiera Bologna, in programma dal 29 gennaio al 1 febbraio presso Bologna Fiere.
In particolare, in questo inserto sono state pubblicate due importanti interviste a cura di Giorgio D’Orazio, al Sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, e al direttore dei Musei Civici, Stefano Papetti.


In una recente classifica sulla qualità della vita nelle città italiane, la città di Ascoli Piceno è passata dalla posizione 76 alla 21, un salto gigantesco, dovuto, secondo il Sindaco Castelli, anche alla cultura, una delle priorità della sua amministrazione.
guidocastelli_2Alla domanda sulla politica culturale da lui applicata, il primo cittadino di Ascoli ha risposto rimarcando tutti gli interventi realizzati in questi anni in favore di diversi settori artistici e culturali che hanno contribuito all’incremento del turismo nel nostro territorio.

“Ascoli era come un diamante grezzo, poco conosciuto e poco relazionato con l’esterno, l’intervento nel settore culturale ha aumentato la capacità di connessione della città. Abbiamo messo in atto politiche di relazioni culturali molto forti, con importanti collaborazioni nazionali e internazionali, grazie alla rete di conoscenze e prestiti sviluppata dal professor Papetti, che dirige i nostri Musei Civici. Abbiamo puntato molto sulla riqualificazione urbana, focalizzata sul centro storico. In alcuni anni di cantieri abbiamo recuperato il Forte Malatesta, che languiva da tempo, e i prestigiosi ambienti del chiostro di San Francesco prima destinati alla vendita del pesce, con il restauro della Sala Cola d’Amatrice.
Abbiamo recuperato un vecchio ospedale diruto inaugurato come polo universitario e riaperto il Palazzo dell’Arengo e la Pinacoteca, chiusa per i danni del sisma e i restauri non adeguati nel post terremoto. Abbiamo riattivato l’area archeologica proponendo un cartellone di teatro classico ogni estate. Stiamo per restituire alla città il Teatro dei Filarmonici restaurato, abbiamo tolto parcheggi e ricreato piazze, pedonalizzato aree, insomma, scelte decise che hanno portato le presenze turistiche dalle 71mila del 2008 alle 126mila del 2014. Questa visione di «politica estetica» crea valore ed è il nostro modello per ripensare alla città”.

Il sogno nel cassetto del Sindaco in accordo con il professor Papetti è quello di portare la collezione di Di Persio in Pinacoteca, per fare del Palazzo dell’Arengo una sorta di Louvre dell’Italia centrale.

“Con il professor Papetti stiamo corteggiando da un triennio il collezionista abruzzese Venceslao Di Persio, che si serve di maestri restauratori ascolani e ha sempre prestato opere per mostre nelle Marche. Abbiamo proposto a Di Persio di ospitare in un piano intero del Palazzo dell’Arengo, spostando gli uffici del sindaco, la sua preziosa collezione di opere pittoriche ottocentesche italiane e francesi. Il mio sogno è sedurre definitivamente Di Persio, per fare di questo luogo, che già ospita la Pinacoteca, il Louvre dell’Italia centrale”.

Il professor Stefano Papetti è stato chiamato, invece, a riflettere sulla sua regione, le Marche, e sui legami con l’Abruzzo, due territori ricchi di bellezze naturali e patrimoni culturali, che non hanno confini. Per questo dovrebbero collaborare di più, attraverso l’interscambio di opere e sinergie collaborative che potrebbero garantire così una maggior visibilità e crescita per ciascun territorio.
PapettiA lui è stato anche proposto di indicare un gioiello da non perdere in ciascuna provincia marchigiana, e per Ascoli Piceno ha rimarcato l’importanza stessa della città, con il ricco corredo di chiese, oltre alla presenza dei Musei Civici.

“Partendo dal nord, per Pesaro – Urbino mi sembra scontato fare riferimento a Urbino e al suo Palazzo Ducale, anche se dalle collezioni ducali troppe opere hanno preso altre strade, italiane ed estere. Nella provincia di Ancona segnalerei il Santuario di Loreto, anche in relazione ai percorsi giubilari, sintesi di architettura e arte di tutte le Marche, un luogo in cui dal XV secolo in poi hanno lavorato i maggiori architetti, pittori e scultori presenti nel territorio. Per la provincia di Macerata citerei Recanati: da un lato è il luogo in cui ha più lungamente operato Lorenzo Lotto nel corso della sua venuta nelle Marche, dall’altro è la città d’origine di Giacomo Leopardi, e sebbene quest’ultimo non citi mai nei suoi testi Lotto, le cui opere sono visibili nelle chiese di Recanati, resta una grande affinità tra il temperamento malinconico dei due. A Fermo mi concentrerei su un’opera, l’«Adorazione dei pastori» di Rubens del 1607, dipinta per la chiesa di San Filippo, molto rappresentativa del percorso di Rubens ma anche dell’identità culturale di questa città che nei primi anni del Seicento, attraverso i suoi committenti, aveva intuito la grandezza dell’artista. Infine per Ascoli Piceno segnalerei la città capoluogo, non solo per i suoi Musei Civici ma anche per il ricco corredo di chiese, per lo più romaniche, che rappresentano un compendio importante nel campo della storia dell’architettura.”

Allo scopo di attuare sinergie tra le due regioni, il professor Papetti propone di ospitare e realizzare una grande mostra su Carlo Crivelli, artista che ha operato molto nella nostra città lasciando dei veri e propri capolavori d’arte, ma che ha influenzato anche la cultura figurativa in Abruzzo e nelle Marche.

“Una mostra su Carlo Crivelli, che a partire dagli anni ’60 del Quattrocento si è trasferito nelle Marche e ha operato in aree di confine tra questi territori, influenzando la cultura figurativa in Abruzzo e nelle Marche, una mostra probabilmente impossibile da realizzarsi, perché i dipinti sono tutti su tavola e i musei stranieri, che dal XIX secolo hanno fatto incetta dei capolavori crivelleschi conservati nelle nostre chiese, difficilmente li presterebbero. Ma l’idea di riportare tra Marche e Abruzzo le opere che Crivelli ha dipinto per questi luoghi è molto suggestiva, consentirebbe una ricontestualizzazione, seppur momentanea, delle opere nelle chiese e nei luoghi per cui furono dipinte, che non sono certamente le sale della Pinacoteca di Brera, della National Gallery o del Metropolitan Museum”.

http://www.ilgiornaledellarte.com/
http://www.allemandi.com/

Marta Peroni

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