L’Amore nell’Arte: “Paolo e Francesca” di Romolo Del Gobbo

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Canto V dell’Inferno di Dante Alighieri

Passeggiando tra le sontuose sale della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno è facile perdersi ad ammirare le tante opere presenti. Quadri piccoli o grandi tele che destano emozioni, mobili pregiati, opere in ceramica, ma anche statue disseminate nei vari luoghi, che colpiscono per il loro realismo, la bellezza artistica, ma anche per le storie che racchiudono.
In particolare, è facile essere rapiti da una statua in bronzo posta al centro della Sala di Cecco – che attinge il nome da uno dei personaggi storici più importanti di Ascoli, Cecco D’Ascoli -, raffigurante una delle coppie d’amanti più celebri della storia e della letteratura: Paolo e Francesca.

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Foto di Marta Peroni

Quest’opera, posta esattamente al centro della sala, appartiene allo scultore ascolano Romolo del Gobbo (di cui molte altre opere potete trovare all’interno della Pinacoteca), e rappresenta le figure dei due giovani amanti che, stretti abbracciati, si librano nell’aria, così come appaiono agli occhi di Dante Alighieri nel Canto V dell’Inferno. Sono sostenute da una sorta di panneggio che li collega con il grande basamento. Questa scultura fu pensata per essere collocata al centro di un ambiente, per essere vista girandole intorno, in modo da poterla ammirare da diverse angolazioni. Anche il pavimento della sala in marmi policromi sembra convergere verso il centro per concentrare l’attenzione dei visitatori sulla scultura.
È tra le opere più intense di Del Gobbo, sia per l’audacia tecnica che per l’interpretazione lirica dei celebri versi danteschi, trascritti alla base del gruppo: « Amor ch’a nullo amato amar perdona…».

Quella di Paolo e Francesca è tra le più note e drammatiche storie d’amore della nostra letteratura, e con l’approssimarsi della festa degli innamorati può rappresentare l’occasione giusta per parlarne, intersecando così la letteratura all’arte.
Francesca Da Polenta e Paolo Malatesta sono personaggi realmente esistiti e appartenevano alle più note dinastie della Romagna medievale e, secondo la leggenda, nel Castello di Gradara – al confine tra la Romagna e le Marche – si consumò la tragedia.

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Foto di Marta Peroni

Francesca, figlia del Signore di Rimini, fu costretta a sposare Gianciotto Malatesta, dietro una sorta di inganno. Fu inviato, infatti, al suo posto il fratello Paolo, del quale ben presto si innamorò. Dopo le nozze, i due si incontrarono spesso e durante uno di questi incontri, mentre stavano leggendo, rapiti, la storia d’amore tra Lancillotto e Ginevra, trovarono calore nel medesimo bacio tremante che alla fine si scambiarono e che caratterizza l’inizio della loro passione, destinata ad appassire ben presto, nella morte.
Secondo la leggenda, infatti, Francesca si contrappose tra i due fratelli e Gianciotto li infilzò entrambi con la spada. Morirono insieme, così uniti nella morte quanto non lo poterono essere in vita.

Romolo del Gobbo ha saputo trasferire emozione al bronzo. Sembra quasi di vedere i due amanti essere sospinti senza sosta da un vento impetuoso, una bufera che li sbatte da un lato all’altro del cerchio, un supplizio che tutti i lussuriosi sono costretti a subire nell’Inferno Dantesco.
Il loro amore affiorato da un semplice e casto bacio, non ha trovato fine neanche nella morte («mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.»)

Se volete scoprire e ammirare la splendida opera di Romolo Del Gobbo e, insieme, rivivere la tragica storia d’amore di Paolo e Francesca proprio nel giorno degli innamorati, vi ricordo che il 14 Febbraio c’è un’importante iniziativa da non perdere: “Noi amiamo l’arte” ti permette di visitare i Musei Civici di Ascoli Piceno in coppia con un unico biglietto! Paga uno ma si entra in due!

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Marta Peroni

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