L’energia dell’arte: “M’illumino di meno” in Pinacoteca Civica

Venerdì 19 Febbraio, alle ore 18, si è svolta in Pinacoteca Civica la visita guidata “al buio”, come adesione da parte dei Musei Civici al programma “M’illumino di meno”. Si tratta, come già detto, di un’iniziativa promossa da Caterpillar, un programma radiofonico cult di Radio2, orientata al risparmio energetico.

senza titolo-0004La visita guidata dal Prof. Stefano Papetti, coadiuvato dalla voce narrante dell’attrice Chiara Giorgi, ha riscontrato un grande successo di pubblico. Tutti i presenti sono stati riuniti nella Sala Ceci, dove il professore ha esordito con una premessa sul senso dell’iniziativa e sull’uso della luce nell’arte.

Si è posta soprattutto l’attenzione sul fatto che un pittore nel dipingere il proprio quadro facesse molto caso alla luce naturale presente nei luoghi e a come poterla riflettere e usare nelle sue opere. Oggi questi effetti particolari che l’artista voleva imprimere sulla tela si perdono molto con l’ausilio di luci artificiali.
Questa campagna è stata quindi l’occasione giusta per permettere ai visitatori di scoprire particolari e dettagli che solo tramite la luce delle candele o naturale son ben visibili.

senza titolo-0010La visita è iniziata presso la Sala del Piviale, dove il Prof. Papetti ci ha mostrato due opere tra il 300 e il 400 a fondo oro. Questo ha un duplice significato: da un lato l’oro è il simbolo della Santità, dall’altro consente di vedere l’effetto che questi quadri avevano quando erano inseriti sugli altari illuminati dalle candele, e a conferire una maggiore luminositàal quadro.

Le due opere, illuminate da diversi candelabri, hanno acquisito un maggior fascino suggestivo, ma ci hanno permesso anche di poter scorgere alcuni rilievi e particolari che con la luce artificiale scompaiono.

La prima tavola, proveniente dalla chiesa ascolana di San Domenico, rappresenta il “Matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena” un’opera di Paolo Da Visso, artista facente parte dell’ultima generazione dell’arte gotica che guarda, però, ai modelli senesi: nella monumentalità e raffinatezza delle figure e soprattutto nella delicata immagine della Vergine.

Si tratta di una scena unitaria che rappresenta al centro la Madonna in trono con il bambino, circondata poi da Santi. A destra, vestito di bianco con il giglio c’è San Domenico e al suo fianco Santo Stefano, il primo martire lapidato e qui raffigurato con delle pietre in testa; a sinistra, invece, troviamo Santa Caterina da Siena che porge la mano verso il bambino, che ha in mano un anello per sposare la santa e un cartiglio con la scritta “DESPONSABO TE/MIHI in FIDE”, un documento che testimonia l’atto del matrimonio.

senza titolo-0012In realtà questa scena appartiene a un’altra Santa, Caterina di Alessandria, più antica e venerata e che aveva immaginato proprio queste nozze. I Domenicani, però, per promuovere il culto della loro santa la rappresentano in questa situazione.

Una curiosità che può essere ben visibile grazie all’uso della candela, è che l’unica aureola in cui compare il nome, con un graffito su fondo oro, è quella di Santa Caterina. Tutto il fondo oro, poi, è trattato a graffito con motivo damascato. Particolari sicuramente affascinanti che con una luce artificiale non si possono effettivamente cogliere.

La luce della candela, poi, è una luce mobile che dà l’impressione di immagini più evanescenti, evocative, espressive.

Alla spiegazione del Professore, si è affiancata la voce narrante che ha letto delle considerazioni di Santa Caterina da Siena relative alla luce.

senza titolo-0015Restando sempre nella Sala del Piviale l’attenzione si è poi spostata su un Polittico dell’Alemanno: “Madonna con Bambino e santi”, caratterizzato da immagini separate all’interno delle cornici in legno intagliato dorato. Pietro Alemanno era un pittore molto sapiente dal punto di vista tecnico e realizza tanti particolari in rilievo che si possono percepire con una luce più naturale o passando le mani sul quadro. Alla luce delle candele è emersa tutta la particolare decorazione in rilievo del manto della Madonna ma anche del Piviale di San Nicola da Bari.  Grazie alla luce, poi, riusciva a dosare al meglio la tonalità del colore. Colori forti e accentuati, soprattutto nell’abito vermiglio della Maddalena.

senza titolo-0017Nella sontuosa Galleria si è posta l’attenzione sul dipinto seicentesco raffigurante “San Girolamo”, di un artista olandese che è rimasto colpito dallo stile del Caravaggio e ha cercato di riportare nell’opera questo contrasto tra luce e ombra, per conferire una maggiore espressività e drammaticità alla scena. La luce, quindi, diventa la vera protagonista, permettendo di vedere cosa c’è nel quadro e dare un maggior valore espressivo ed emotivo. Si tratta, infatti, di un dipinto d’intenso realismo nella rappresentazione del corpo cadente del Santo, ma anche nella descrizione dei libri rilegati e del teschio.

A tal proposito è stato letto un brano “caravaggesco”. Non avendo lasciato alcun testo scritto, si è scelto un romanzo di Camilleri, pubblicato con Sellerio, in cui il protagonista finge di trovare un diario segreto di Caravaggio, riguardante gli ultimi mesi della sua vita e in cui si sottolinea questa volontà e al contempo difficoltà dell’artista di rapportarsi alla luce e all’ombra, elementi caratteristici della sua pittura.

senza titolo-0020Proseguendo nella Sala di Cecco, l’illuminazione è andata via via in crescendo, pur rimanendo soffusa, permettendo di mettere in risalto, in questo caso, i bellissimi e pregiati mobili in legno, le specchiere veneziane e le tende che adornano il luogo, creando un vero e proprio effetto scenografico. Gli specchi hanno anche sempre avuto la funzione di raddoppiare o moltiplicare la luce delle candele.

Qui, spicca in particolare una tela raffigurante Cecco d’Ascoli che tiene una lezione a Firenze, opera di Giulio Cantalamessa. Sono rappresentati gli ultimi anni di vita di Cecco, anziano, giacché di lì a poco sarà condannato al rogo accusato di essere un Negromante.
senza titolo-0019In realtà c’è sempre stato un contrasto letterario tra Cecco d’Ascoli e Dante Alighieri, contrasto che spicca anche nella sala a lui dedicata. I due s’incontrano: da un lato la tela con Cecco, dall’altro al centro della sala la statua di Romolo del Gobbo raffigurante Paolo e Francesca”, figure importanti del Canto V dell’Inferno Dantesco.

L’attrice, Chiara Giorgi, ha letto un brano dell’Acerba, opera più importante del poeta, scienziato e astrologo ascolano.

Salendo al secondo piano della Pinacoteca Civica è importante ricordare che è interamente illuminato a led. Qui, infatti, abbiamo abbandonato un po’ l’oscurità rischiarata dalla flebile luce delle candele, per ritornare a una luce più artificiale, ma meno invasiva.

Il Professore si è soffermato su un dipinto di fine 800 di Eduardo Tofano, intitolato “Dove il cuore chiama” e raffigurante una donna che, affacciata al balcone, sembra attendere qualcuno. Evidente è il ruolo giocato dalla luce: si crea un contrasto tra la luce fredda e pallida della luna che illumina il rampicante, e la luce calda della lampada che filtra attraverso le persiane alle spalle della ragazza. È, dunque un dipinto, in cui la suggestione del momento, l’attesa di questa ragazza, è resa attraverso le differenti luci.

senza titolo-0025Ad accompagnare la spiegazione dell’opera è stato scelto un brano di Leopardi (“Dolce e chiara è la notte…” da La sera del dì di festa), in riferimento alla grande passione che il poeta aveva per la Luna.

L’ultima sala a essere toccata è stata la Sala de Carolis dove ci si è concentrati su una sequenza di tele dell’artista Augusto Mussini, soffermandoci in particolare su un suo autoritratto e su “La Maddalena”, un’opera di una grande sensibilità espressiva e drammatica.

E proprio con uno dei suoi pensieri è terminata questa suggestiva visita, che ha permesso di scoprire alcuni quadri sotto una luce diversa, riportandoci quasi all’epoca in cui gli artisti hanno concepito e definito le loro opere.

Foto e testo di ©Marta Peroni

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