LA QUINTANA…SECONDO PROCOPIO

Pino Procopio è stato l’ autore del palio assegnato in occasione della Quintana di agosto 2019, un drappo che i sestieri impegnati nella contesa hanno mostrato di apprezzare sin dal momento della presentazione, effettuata come di consueto il giorno di Sant’Anna nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica. I sestieranti non sono facili da accontentare e spesso, anche di fronte ad un palio dipinto da un affermato maestro, nel passato hanno storto il naso, non ritrovando nell’opera quegli elementi iconografici che caratterizzano la Quintana.

Procopio, senza rinunciare al tono mordace ed ironico che connota le sue opere, ha saputo cogliere nel segno, trovando un giusto equilibrio fra la volontà di celebrare le bellezze architettoniche di Ascoli e la sua capacità di cogliere i tratti più tipici di quanti partecipano con passione alla rievocazione ascolana.

E’ sembrato dunque naturale dare seguito a quel fortunato incontro e Procopio, sollecitato con affetto da Nazareno Verdesi, ha trascorso la primavera scorsa, favorito dall’isolamento imposto dalla pandemia, a dipingere una serie di tele dedicate al mondo della Quintana che saranno esposte dal 26 luglio prossimo presso il Palazzo dei Capitani, in occasione di una mostra dal titolo emblematico “La Quintana… secondo Procopio”.

L’artista calabrese, muovendo da alcune suggestive immagini dei luoghi più conosciuti del centro storico ascolano, ha dato corso alla sua sfrenata fantasia popolando quegli spazi con le sue visioni dai colori smaglianti: dame e cavalieri in abiti rinascimentali sono passati al vaglio dello spirito visionario dell’artista che li ha deformati, caricati di toni sarcastici ed accoppiati ad animali usciti da uno zoo immaginario. Non deve stupire se fra le logge rinascimentali del cortile del Palazzo dei Capitani deborda l’acqua nella quale nuotano grandi pesci variopinti o se nella Piazza del Popolo si affrettano correndo verso il campo della gara giovani araldi in abiti quattrocenteschi che inforcano lo scooter, mentre altri figuranti siedono ai tavoli del Caffè Meletti intenti a sorbire una bevanda fresca per ristorarsi dalla calura estiva.

Nella mente di Procopio il passato e il presente si fondono e l’anacronismo delle situazioni che egli propone diventa il motivo da cui prendono spunto le sue visioni elaborate sul filo dell’ironia: non c’ è dubbio che lo scenografico corteo dei figuranti che ogni anno si snoda per le vie e le piazze del centro storico di Ascoli Piceno rappresenti una fonte di ispirazione per quanti come Procopio siano in grado di cogliere non soltanto la spettacolarità dell’evento, ma anche quell’incrocio di sguardi, quegli ammiccamenti e quelle complicità inespresse che caratterizzano i figuranti. L’orgoglio di sfilare con un abito di grande fascino, il passo marziale degli armati, l’incedere solenne delle dame che gettano sguardi ammalianti nella direzione del pubblico plaudente e lo spirito agonistico che anima la Quintana passano sotto gli occhi di Procopio che ne coglie con sagacia gli aspetti più pittoreschi.

La Quintana è anche una festa dei colori che, secondo la tradizione medievale, assumono un valore simbolico: i colori araldici dei sestieri e del Comune, quelli degli abiti idossati da dame e cavalieri rispecchiano le antiche consuetudini della simbologia araldica  e nei dipinti di Procopio questo aspetto viene esaltato dall’uso di tonalità vivaci e contrastanti che attirano immediatamente l’attenzione dell’osservatore. Un richiamo al vero ed alle bellezze architettoniche della città di Ascoli Piceno si coglie negli sfondi che accolgono i suoi figuranti: le celeberrime piazze, i cortili rinascimentali, i palazzi di travertino non vengono trasfigurati dall’inventiva dell’artista ed in quanto testimonianza di una lungaa tradizione artistica, sono riprodotti con estrema esattezza, dando vita ad un contrasto ancor più intrigante con i personaggi interpretati invece con grande autonomia ed originalità. L’immaginazione di Procopio corre senza  freni e la velocità con cui elabora le sue visioni è davvero prodigiosa: lo è altrettanto la sua capacità di rinnovare la storia passata rendendola contemporanea e questo accade non soltanto quando, come in questo caso, è chiamato a ripercorrere una vicenda legata al contesto locale. Nella sua produzione che affianca in questa mostra le opere dedicate alla Quintana si vede infatti come il pittore abbia saputo interpretare anche i grandi protagonisti del mito e della letteratura epica, offrendo di sé l’immagine di uomo che si è formato sulle buone letture dei classici. Lo spirito corrosivo di Procopio si esercita anche sui personaggi del mito, come Ulisse o sulle eroine della letteratura classica e moderna che egli ben conosce ed è dunque in grado di rappresentarli cogliendo con acume i tratti distintivi del loro operare.

In un  anno che la pandemia ha reso angosciante e drammatico, i colori di Procopio riaccendono la luce della speranza e risollevano l’animo anche di coloro che, orfani della Quintana 2020, sapranno ritrovare nelle sue opere una scheggia della allegria e dell’orgoglio che accompagnano la rievocazione, nell’attesa di poter tornare quanto prima a vestire i colori del proprio sestiere e a celebrare il trionfo della ascolanità.

Stefano Papetti

 

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