LA SCIENZA ENTRA IN PINACOTECA

Nonostante la incomprensibile chiusura dei musei decretata dal presidente del Consiglio, l’attività di salvaguardia del ricchissimo patrimonio artistico del Comune di Ascoli Piceno esposto nei musei cittadini continua senza sosta. Fra le opere più rare visibili al pubblico al secondo piano della Pinacoteca figurano due sculture (alte rispettivamente 75 e 45 centimetri), modellate nella cera da Lazzaro Giosafatti in preparazione del gruppo scultoreo raffigurante Sant’Emidio che battezza Polisia eseguito dallo scultore ascolano nel 1728-1730 per la cripta della Cattedrale su incarico del canonico Luigi Lenti: furono acquistate dall’amministrazione comunale ascolana nel 1920 per la somma di 300 lire dai fratelli Emidio ed Antonio Maggiori che in quella circostanza cedettero all’ente anche i ritratti di Giuseppe e Lazzaro Giosafatti e 14 fra sedie e sgabelli per l’arredo della Pinacoteca. Con il passare dei secoli, la cera tende ad assumere la consistenza simile a quella di un fragile vetro e perciò diviene assai delicata: così, per controllare lo stato di conservazione delle due sculture giosafattesche, con i tecnici della start up di Unicam Art e Co. abbiamo proceduto ad effettuare una serie di radiografie che hanno consentito di osservare l’interno delle due opere che, come mostrano le lastre, hanno un’anima in ferro intorno alla quale lo scultore ha plasmato la cera. Un fitto viluppo di ferro di vario diametro costituisce una sorte di scheletro che sostiene la materia con cui le due sculture sono modellate e grandi vite le ancorano alla base in legno: il tutto è risultato stabile e pertanto possiamo sperare che ancora per molto tempo le pregevoli e rare cere di Lazzaro Giosafatti potranno essere ammirate nella Galleria del secondo piano del Palazzo Arringo, intitolata proprio ai Giosafatti (prof. Conte permettendo!).