Si è chiusa a Loreto la mostra dedicata alla Maddalena: rientra in Pinacoteca la tavola di Pietro Alemanno

Si è chiusa l’8 gennaio scorso la mostra “La Maddalena. Tra peccato e penitenza”, curata da Vittorio Sgarbi e allestita presso il Palazzo Apostolico di Loreto: nell’arco di quattro mesi 25 mila visitatori hanno potuto ammirare i dipinti selezionati dal noto critico dedicati alla figura della Maddalena raffigurata da alcuni tra i più importanti artisti italiani, da Simone Martini a Canova.
L’opera che maggiormente ha colpito l’attenzione degli osservatori è stata la provocante immagine della peccatrice dipinta da Carlo Crivelli intorno al 1473 nel trittico di Montefiore dell’Aso, il cui volto è stato scelto come emblema della rassegna lauretana. Dalla Pinacoteca civica di Ascoli Piceno è stata concessa in prestito la Maddalena del pittore austriaco Pietro Alemanno, una elegante figura che declina in modo idealizzato la pungente espressività delle opere di Carlo Crivelli e l’opportunità offerta dalla mostra di poter confrontare le tavole dei due artisti attivi ad Ascoli nella seconda metà del XV secolo ha consentito di evidenziare le analogie, ma anche le profonde differenze tra le loro opere.
La mostra è stata finanziata dalla Regione Marche in occasione delle manifestazioni previste per celebrare il Giubileo della Misericordia, insieme alla esposizione “Francesco nell’arte da Cimabue a Caravaggio”, tenutasi ad Ascoli Piceno dal marzo a luglio 2016 e alla mostra “Maria Mater Misericordiae” ancora in corso presso il Palazzo del Duca di Senigallia.
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PRESENTATO A GESSO PALENA (CH) IL VOLUME DI LUIGI CICCHITTI DEDICATO AL TRITTICO QUATTROCENTESCO

Nel corso degli anni, procedendo con i suoi studi relativi ai centri dell’entroterra abruzzese, Luigi Cicchitti ha elaborato un metodo di lavoro che si fonda su una meticolosa indagine delle fonti d’archivio e delle vicende tramandate dalla storia locale, per poi concentrare il suo interesse sui monumenti e sulle opere d’arte che coinvolgono maggiormente la sua preparazione di storico dell’arte. Il giovane ricercatore ha ormai al suo attivo un corposo numero di interventi relativi alla cattedrale di San Cetteo a Pescara ed ai castelli di Altino, Pizzoferrato, Fallo, Roccascalegna ai quali si aggiunge oggi un pregevole studio dedicato a Gessopalena, il borgo antico del quale Luigi Cicchetti ricostruisce le vicende storiche, senza trascurare anche di rievocare lo spopolamento che si protrasse  per  tutto il XIX secolo, il drammatico sisma del 1933 e dieci anni più tardi la distruzione definitiva di quanto era sopravvissuto della antica Terra Gypsi da parte dell’esercito tedesco in fuga dalle armate inglesi. La ricca bibliografia finale da conto della complessa ricerca, che ha comportato il reperimento di rari documenti conservati negli archivi pubblici ed ecclesiastici del territorio, nonché la consultazione di volumi a stampa ormai rari.

Lo studio si sofferma poi nel descrivere la chiesa di santa Maria dei Raccomandati, una importante istituzione francescana  risalente al Rinascimento che si iscrive all’interno di un percorso di devozione mariana che coinvolge l’intera valle dell’Aventino ed è proprio nell’antico edificio che si conserva il dipinto quattrocentesco verso il quale converge lo studio di Luigi Cicchetti. Si tratta di un trittico dipinto su tavola che raffigura la centro la Vergine della Misericordia ed ai lati san Lorenzo e santa Caterina d’Alessandria, un’ opera che nonostante i guasti subiti a causa della umidità conserva ancora una forza espressiva di grande impatto, sia per la cura che l’autore riserva alla resa degli abiti sontuosi e delle ricercate acconciature sia per la carica espressiva dei personaggi che, sfuggendo alla omologazione ricorrente nell’ambito dell’arte sacra, manifestano invece una moderna capacità introspettiva che riguarda anche i numerosi fedeli che si raccolgono sotto il mano della Madonna.

gessopalena

L’importanza del dipinto, quando ancora era difficilmente leggibile a causa dello sporco e del precario stato di conservazione, non era sfuggita all’occhio esercitato di Corrado Ricci che in un suo viaggio fra Casoli e Gessopalena nel 1912 lo aveva notato attribuendolo al pittore Giovan Francesco da Rimini, confrontandolo con alcune opere, come il Gonfalone della Peste di Imola che Federico Zeri successivamente trasferì nel corpus pittorico di Francesco Pelosio, concorrendo così a minare la fondatezza dell’ipotesi di Ricci. Come nota correttamente Cicchitti, in realtà lo stile del dipinto parla a favore di una cultura che unisce alla definizione calligrafica dei personaggi e delle vesti di derivazione crivellesca una icastica ed umorale attitudine a rappresentare con grande spontaneità i vari protagonisti del dipinto: 05-alemanno-santa-venerandal’autore sottolinea  in particolare la somiglianza che unisce nello scorcio del volto e dell’attitudine  la santa Caterina di Gessopalena alla santa Veneranda dipinta da Pietro Alamanno conservata nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, elemento superstite di un più articolato polittico eseguito dal pittore austriaco per la comunità albanese residente nel capoluogo piceno. Il convincente confronto aiuta dunque a definire meglio la cultura figurativa dalla quale sortisce l’anonimo pittore abruzzese che sovrappone alla ammirazione per lo stile forbito ed elegante di Crivelli e  di Alamanno la conoscenza diretta delle opere di Andrea Delitio e di Pier Palma da Fermo, il pittore da poco salito agli onori degli studi autore degli stupefacenti affreschi della chiesa della Filetta ad Amatrice, databili  intorno al 1475.

PROSEGUONO SENZA SOSTA LE OPERAZIONI PER IL SALVATAGGIO DELLE OPERE D’ARTE DEL TERRITORIO DI ARQUATA

Nonostante il maltempo, la neve ed il freddo polare dei primi giorni dell’anno, proseguono le operazioni volte a mettere in sicurezza le opere d’arte mobili delle chiese di Arquata e del suo vasto territorio: il giorno 3 gennaio una task force composta dai docenti e tecnici UNICAM, restauratori, responsabili della Pro Loco e della Curia  hanno visitato le chiese di Trisungo, Colli e Faete per verificare lo stato di conservazione degli affreschi che decorano gli ambienti profondamente segnati dalle scosse telluriche degli ultimi mesi. Dalla suggestiva chiesetta della Madonna della Neve di Faete, faete-madonna-della-nevesu indicazione dei tecnici, sono state prontamente rimosse dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale due sculture devozionali ed un affresco quattrocentesco che decorava la lunetta del portale di accesso alla struttura: in precedenza erano stati messi in sicurezza i pezzi della campana in bronzo, caduta dal piccolo campanile a vela posto sul tetto della chiesa. Come le altre opere d’arte delle chiese di proprietà del Comune di Arquata, anche tutti questi beni sono stati portati nel deposito del Forte Malatesta di Ascoli Piceno dove il 4 gennaio una troupe di Rai1 ha registrato un servizio  dedicato alla salvaguardia del patrimonio artistico, curato dalla giornalista Barbara Pistilli, andato in onda al TG1 delle 20 dello stesso giorno.

Da Guercino a Licini: disegni dalle collezioni comunali di Ascoli Piceno

Da martedì 9 agosto sarà possibile ammirare nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica una mostra dedicata ai disegni più importanti conservati presso le collezioni comunali, molti dei quali sono stati restaurati negli ultimi anni da Sergio Boni a Firenze e da Francesco Maggiori presso il laboratorio della Pinacoteca Civica.

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Luca Giordano

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New Entry alla mostra su San Francesco

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Madonna con il Bambino tra i santi Sebastiano, Antonio, Francesco e Rocco, 1530 ca, olio su tavola, 48×75 cm

Nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, dove si conservano alcune fra le più importanti opere di Cola dell’Amatrice, è esposto anche un piccolo dipinto su tavola rimasto a lungo confinato ai margini dell’interesse degli studiosi dell’artista. Il supporto oblungo raffigura, al centro di un paesaggio del quale si evidenziano soltanto pochi particolari, la Vergine che sorveglia Gesù Bambino rappresentato nell’atto di suggere il latte dal suo seno: alla scena assistono i santi Sebastiano e Antonio da Padova a sinistra, Rocco e Francesco a destra. Il taglio compositivo e le dimensioni fanno pensare a un’opera destinata alla devozione privata o al più a essere collocata su un gradino d’altare, a completamento di una decorazione che doveva prevedere anche una pala di maggiori dimensioni. Continua a leggere

Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio • Pietro Da Cortona

Nella seconda sezione della mostra “Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio” visitabile all’interno della Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica, si trovano diversi dipinti raffiguranti San Francesco tra alcuni Santi.

Nel quadro su cui il Prof. Stefano Papetti sofferma la sua attenzione in questo nuovo appuntamento, il Santo è raffigurato sul monte della Verna mentre assiste all’apparizione della Vergine Maria con il Bambino.

Si tratta di un’opera di un artista toscano, Pietro da Cortona, importante esponente del Barocco, che mostra un episodio che non è mai accaduto realmente a San Francesco ma che è più facile collegare alla figura di Sant’Antonio da Padova.

Lo scenario notturno è rischiarato dalla luce che proviene dalla Vergine, circondata da una moltitudine di puttini che spuntano tra le nubi, che porge suo figlio al fraticello d’Assisi, e traspare un’immagine di grande affettuosità e commozione. Come se la Madonna volesse in qualche modo confortare San Francesco, dopo aver sofferto molto a causa delle stigmate ricevute poco prima. Inoltre si crea una sorta di gioco iconografico, rapportando i segni della morte di Gesù, con la figura del bambino appena nato e festante che viene accolto tra le mani del Santo.

Marta Peroni

Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio • Guido Reni

Tra i capolavori d’arte presenti nella mostra “Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio” va sicuramente menzionato il bellissimo stendardo di Guido Reni, dipinto e visibile su entrambi i lati.

Si tratta di una tela dipinta sul finire degli anni venti del 1600 e attualmente conservata a Roma, ma non esposta al pubblico. Quello creato da Guido Reni è uno stendardo processionale raffigurante su un lato San Francesco sul monte della Verna sull’atto di ricevere le stigmate; dall’altro, insieme ai suoi collaboratori, ha dipinto il Santo tra i confratelli della compagnia della SS. Stigmate di Roma.
Il dipinto è stato commissionato da un ebreo convertito che, sul punto di morte, decise di donarlo a questa confraternita, conferendo la possibilità di venderla. Ad aquistarla fu il Cardinale Flavio Chigi.

Nella parte visibile in questo video, il Santo si trova sul monte della Verna e volge il suo sguardo verso il cielo, dove compare un Serafino con le ali aperte, quasi a formare una croce. L’angelo imprime così i segni delle stigmate che qui appaiono come ferite sanguinanti.

Interessante è notare il pentimento sulla mano; dapprima dipinta più in basso e chiusa, successivamente ridipinta forse per rendere più visibile le stigmate.

Dello stesso autore, potete trovare nella mostra, un piccolo ma bellissimo quadro intitolato “San Francesco consolato da un angelo musicante” e, per chi volesse continuare il suo percorso ammirando le altre sale della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, non si può perdere la sua Annunciazione di cui abbiamo avuto modo di parlare in questo blog.

 

Marta Peroni

Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio • Trophime Bigot

Continuando il nostro percorso nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica, che conserva in questi mesi i più grandi capolavori su San Francesco, vi proponiamo oggi una splendida opera attribuita a un artista conosciuto per molti anni con il nome convenzionale di “Maestro della Candela”, per il suo stile nel realizzare interni rischiarati dalla luce molto realistica di una candela.

Come potrete ascoltare anche dal video, tramite la spiegazione  del Prof. Stefano Papetti, soltanto recentemente, attraverso una serie di studi, è emerso il vero nome dell’artista: Trophime Bigot. Si tratta di un artista francese, tra i tanti pittori stranieri che sono giunti a Roma nei primi anni del ‘600 e sono rimasti molto colpiti dallo stile del Caravaggio, da questo studio attento della luce, di un dialogo tra luci ed ombre, e se ne sono fatti interpreti con una verosomiglianza e un’attenzione al vero superiori ai loro “colleghi” italiani di quegli anni.

 

Marta Peroni

Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio • Caravaggio

Tra i quadri più famosi e interessanti di “Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio” c’è sicuramente il “Francesco in meditazione” di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, opera utilizzata anche come simbolo della mostra.

Questa esposizione ascolana ha permesso di poter mettere per la prima volta a confronto due opere raffiguranti il medesimo tema e soggetto: Francesco che, chinato verso un teschio racchiuso tra le sue mani, è completamente assorto in meditazione.

La prima opera, su cui il Prof. Stefano Papetti concentra la sua attenzione nel seguente video, è una tela proveniente da Carpineto Romano; la seconda, una copia, è stata rinvenuta in una collezione privata di Malta. Risulta particolamente affascinante e interessante, confrontarle per poter delineare così le somiglianze e le differenze ben visibili.

L’opera di Carpineto Romano è stata realizzata da Caravaggio per i Cappuccini, a seguito della sua fuga per aver assassinato un uomo. Analizzando bene la figura del santo, si evince che sia in realtà un autoritratto dell’artista, colto da un grande turbamento interiore per il terribile gesto commesso.

Anche in quest’opera si riflettono alcuni aspetti del suo stile: l’uso della luce, quale elemento molto importante per rendere l’emotività del dipinto, e la realizzazione senza un disegno preparatorio (aspetto che invece compare nella copia di Malta), ma con il solo uso del colore e di un pennello.

La tela denota anche un grande realismo, non solo per la forte emotività espressa grazie, come detto, al meraviglioso gioco di luce ed ombra, ma anche per alcuni elementi come la pelle bianchissima che traspare da una toppa sdrucita sulla spalla, a contrasto con mani e volto resi più scuri dal sole.

 

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Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio • Federico Barocci

Il nostro viaggio tra i capolavori d’arte presenti nella mostra “Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio” prosegue con un dipinto dell’artista urbinate Federico Barocci.

L’opera in esame, come ci illustra il Prof. Stefano Papetti, è stata realizzata per l’ordine dei Cappuccini. Il Santo è raffigurato in una posa molto studiata, elegante, tipica del manierismo. San Francesco è immortalato nel momento di adorazione al Crocifisso, all’interno di una sorta di grotta, e sullo sfondo compare un paesaggio nell’ora del tramonto o dell’aurora che fa pensare alle sue lunghe meditazioni sul tema della passione e della morte di Gesù.

Un elemento interessante e degno di nota è anche la rappresentazione delle stimmate sulle mani, che tornano ad essere delle escrescenze della carne a forma di chiodo e non ferite sanguinanti. Barocci ha quindi preso come riferimento il testo del primo biografo del santo, Tommaso da Celano che ricorda come nel 1224 sul monte della Verna Francesco avesse ricevuto la visione di un Serafino e sulle mani e i piedi si fossero manifestati i segni della passione non come i fori dei chiodi, ma i chiodi medesimi formati di carne dal color del ferro e il costato imporporato dal sangue.

 

 

 

Marta Peroni