Francesco nell’arte: da Cimabue a Caravaggio • Trophime Bigot

Continuando il nostro percorso nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica, che conserva in questi mesi i più grandi capolavori su San Francesco, vi proponiamo oggi una splendida opera attribuita a un artista conosciuto per molti anni con il nome convenzionale di “Maestro della Candela”, per il suo stile nel realizzare interni rischiarati dalla luce molto realistica di una candela.

Come potrete ascoltare anche dal video, tramite la spiegazione  del Prof. Stefano Papetti, soltanto recentemente, attraverso una serie di studi, è emerso il vero nome dell’artista: Trophime Bigot. Si tratta di un artista francese, tra i tanti pittori stranieri che sono giunti a Roma nei primi anni del ‘600 e sono rimasti molto colpiti dallo stile del Caravaggio, da questo studio attento della luce, di un dialogo tra luci ed ombre, e se ne sono fatti interpreti con una verosomiglianza e un’attenzione al vero superiori ai loro “colleghi” italiani di quegli anni.

 

Marta Peroni

Natura morta con culatello di Cristoforo Munari.

Ogni oggetto quotidiano può divenire materia di poesia ed entrare a far parte della rappresentazione artistica. Da secoli il genere pittorico che si preoccupa di fermare l’immagine degli oggetti inanimati, che si caricano così di nascoste significazioni, è la natura morta.

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Una passeggiata amorosa in Pinacoteca

Alla luce dei nostri tempi si può dire che sussista quasi una venatura pre-cinematografica in alcune studiatissime composizioni di Giuseppe Pellizza da Volpedo, nato nel 1868 e morto suicida nel 1907. Tutti possono rievocare facilmente con l’occhio della memoria Il Quarto Stato, un olio su tela composto tra il 1898 e il 1901 e conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Milano. Continua a leggere