ANCHE LA PINACOTECA DI ASCOLI PICENO PARTECIPA ALLA GRANDE MOSTRA DANTESCA DI FORLI’

La città di Forlì, dove da vari anni si tengono importanti mostre allestite presso il convento di san Domenico, ha organizzato una grande esposizione in occasione del settecentenario dantesco prevista dal prossimo 15 aprile dal titolo ” Dante: La visione dell’arte da Giotto a Picasso” che si propone l’ambizioso fine di documentare l’opera degli artisti che si sono cimentati  nella grande sfida di rendere in immagini la potenza visionaria della Divina Commedia. Da Giotto a Signorelli, da Botticelli e Michelangelo fino a Federico Zuccari sono stati molti i grandi protagonisti dell’arte che hanno tratto spunto per le opere opere dal testo di Dante, fino a giungere al XIX secolo, quando anche Rodin, Previati e Pellizza da Volpedo si sono impegnati in questa trascrizione figurativa dei versi del fiorentino. Il comitato scientifico della mostra, presieduto da Antonio Paolucci – già Ministro per i Beni Culturali e direttore degli Uffizi e dei Musei Vaticani – ha accolto il suggerimento del responsabile delle collezioni comunali di Ascoli Piceno facendo richiesta di prestito per la mostra della scultura di Romolo del Gobbo raffigurante Paolo e Francesca esposta presso la Sala di Cecco, giudicata come una delle più efficaci e toccanti rappresentazioni dell’incontro fra il poeta ed i due amanti: grazie al consenso del Sindaco Marco Fioravanti e dell’Asessore alla Cultura Donatella Ferretti, anche Ascoli Piceno potrà partecipare a questa iniziativa irripetibile, segnalandosi insieme alla altre grandi città d’arte italiane e straniere che con i loro prestiti hanno contribuito alla mostra.

UNA RUBRICA DEDICATA A SAN FRANCESCO NELLA RIVISTA DEL SANTUARIO DI ASSISI CURATA DA GIOVANNI MORELLO E STEFANO PAPETTI

Nonostante abbia avuto un percorso di devozione pubblica certamente più breve rispetto ad altri santi, come gli Apostoli, venerati sin dai primi secoli dell’era cristiana, Francesco d’Assisi è  senza dubbio il santo più rappresentato nella storia dell’arte occidentale: un merito da ascrivere non soltanto alla  possibilità di comunicare attraverso la sua figura e la sua stessa vicenda biografica i valori morali identitari del Francescanesimo, ma anche da riferire alla capacità dei responsabili dell’ordine da lui fondato di compredere fin dal XIII secolo quanto le arti figurative potessero  aiutare a promuoverne il culto e a diffondere il suo messaggio. Un percorso iconografico legato alla figura di Francesco che partendo dal Medioevo giunga sino ai nostri giorni  riserva certamente la possibilità di prendere in esame capolavori assoluti dovuti agli artisti più eccelsi di ogni stagione, ma accanto alle immagini eseguite dai pittori di grido la figura del santo di Assisi è stata rappresentata anche da anonimi artisti che non hanno lasciato traccia nei libri di storia dell’arte, ma che hanno seguito con il loro modesto operare le indicazioni di committenti che non volevano rinunciare a raccogliersi in preghiera davanti all’immagine dell’umile frate.

Non sono mancate in anni recenti le occasioni per riflettere sull’importanza dell’iconografia francescana e certo non ne mancheranno in futuro, ma la scelta di dare avvio ad una rubrica dedicata a questo tema potrà offrire l’opportunità di verificare come nel corso dei secoli committenti ed artisti abbiano adattato le immagini del santo di Assisi alle esigenze del loro tempo. Con Giovanni Morello, già Direttore del Dipartimento dei Musei della Biblioteca Apostolica Vaticana, abbiamo curato una serie di mostre dedicate a Francesco nell’arte che da Ascoli Piceno, dove il santo predicò nel 1215 raccogliendo più di trenta proseliti, sono poi giunte in Brasile, a Belo Horizonte, Rio de Janeiro e San Paolo dove abbiamo toccato con mano l’interesse per l’arte italiana e la venerazione per il santo: “Sao Francisco na Arte de Mestres Italianos” è stata infatti una delle dieci mostre più visitate in America nel  2018/2019 e questo non certo per merito degli ideatori, quanto grazie alla capacità che Francesco esercita ancora oggi di parlare al cuore delle persone attraverso la mediazione di grandi artisti. I dipinti di Cimabue, di Margarito d’Arezzo, di Crivelli, di Tiziano, di Guido Reni, di Guercino, di Piazzetta e soprattutto di Caravaggio esposti in questa rassegna hanno dimostrato la modernità del pensiero di Francesco e la capacità degli artisti di diffonderlo fra i loro contemporanei.

Anche nella pittura Francesco ha lasciato una traccia profonda che proveremo a  ripercorrere prendendo in esame vari dipinti a lui dedicati, senza la pretesa di essere esaustivi ma con la certezza di suggerire degli originali percorsi di riflessione sui rapporti fra l’ arte e l’identità francescana.

LA SCIENZA ENTRA IN PINACOTECA

Nonostante la incomprensibile chiusura dei musei decretata dal presidente del Consiglio, l’attività di salvaguardia del ricchissimo patrimonio artistico del Comune di Ascoli Piceno esposto nei musei cittadini continua senza sosta. Fra le opere più rare visibili al pubblico al secondo piano della Pinacoteca figurano due sculture (alte rispettivamente 75 e 45 centimetri), modellate nella cera da Lazzaro Giosafatti in preparazione del gruppo scultoreo raffigurante Sant’Emidio che battezza Polisia eseguito dallo scultore ascolano nel 1728-1730 per la cripta della Cattedrale su incarico del canonico Luigi Lenti: furono acquistate dall’amministrazione comunale ascolana nel 1920 per la somma di 300 lire dai fratelli Emidio ed Antonio Maggiori che in quella circostanza cedettero all’ente anche i ritratti di Giuseppe e Lazzaro Giosafatti e 14 fra sedie e sgabelli per l’arredo della Pinacoteca. Con il passare dei secoli, la cera tende ad assumere la consistenza simile a quella di un fragile vetro e perciò diviene assai delicata: così, per controllare lo stato di conservazione delle due sculture giosafattesche, con i tecnici della start up di Unicam Art e Co. abbiamo proceduto ad effettuare una serie di radiografie che hanno consentito di osservare l’interno delle due opere che, come mostrano le lastre, hanno un’anima in ferro intorno alla quale lo scultore ha plasmato la cera. Un fitto viluppo di ferro di vario diametro costituisce una sorte di scheletro che sostiene la materia con cui le due sculture sono modellate e grandi vite le ancorano alla base in legno: il tutto è risultato stabile e pertanto possiamo sperare che ancora per molto tempo le pregevoli e rare cere di Lazzaro Giosafatti potranno essere ammirate nella Galleria del secondo piano del Palazzo Arringo, intitolata proprio ai Giosafatti (prof. Conte permettendo!).

La scienza al servizio dell’arte

Nell’ambito di un più vasto progetto volto a sondare i procedimenti tecnici adottati presso le manifatture ceramiche del passato, lo spin off “Art and Co” di UNICAM ha effettuato sabato 10 ottobre una serie di radiografie su alcuni manufatti di Castelli, Deruta e Montelupo conservati presso il Museo dell’Arte Ceramica di Ascoli Piceno: il dottor Giuseppe Di Girolami, utilizzando un strumento radiografico molto sofisticato, ha analizzato in particolare una fiasca da farmacia realizzata a Castelli nei primi anni del Settecento che presenta una elaborata decorazione floreale in azzurro e che era destinata, come indica l’iscrizione apposta nel cartiglio, per contenere l’Acqua di Scorzonera, usata nella farmacopea tradizionale come depurativo.I risultati di queste indagini diagnostiche saranno di fondamentale importanza anche per pianificare vari interventi di restauro di preziose ceramiche ospitate in altri musei italiani. La collaborazione fra due eccellenze ascolane, il Museo dell’Arte Ceramica e lo studio “Art and Co” per la diagnostica nel campo dei Beni Culturali, si segnala livello nazionale per l’importanza dei risultati conseguiti.

Il giovane ascolano Ivo Cotani alla Sala Cola

Si è inaugurata sabato 10 e resterà aperta per una settimana presso la Sala Cola nel complesso monumentale di san Francesco la mostra del giovane pittore ascolano Ivo Cotani che, dopo aver intrapreso gli studi in medicina, ha deciso di dedicarsi all’arte, frequentando l’Accademia di Roma: è la sua prima mostra nella città dove è nato ed è ospitata in una sede di grande prestigio, valorizzata dagli affreschi rinascimentali di Cola dell’Amatrice. Le opere di Cotani , realizzate con tecniche originali, rivelano la sua riflessione su alcuni artisti fondamentali del Novecento, in particolare Picasso, il cui ricordo affiora nelle ricorrenti immagini taurine, e della più recente Street Art: il tutto è rielaborato con grande fantasia e libertà creativa, sostenuta da una tavolozza assai vivace che segna il trionfo della fantasia e della immaginazione sulla razionalità. 

Gli amici del criminale Cesare Battisti

Prima presentazione nazionale del libro-catalogo d’arte del Maestro Adriano Venturelli dalla serie “Gli amici del criminale Cesare Battisti”

Sabato 10 Ottobre 2020 alle ore 17

Museo Forte Malatesta

Ascoli Piceno

con la presenza straordinaria del Maestro Adriano Venturelli

L’esposizione è stata prorogata al 18 Ottobre

Info – Stefano Danieli – 389/5556607

Antonio Forcellino parla di Raffaello e Michelangelo

Lo scrittore Antonio Forcellino, uno dei massimi esperti del Rinascimento italiano, sarà ad Ascoli Piceno nell’ambito delle iniziative promosse dal Festival Futuro Memoria: domenica 27 settembre alle ore 18 presso il chiostro di San Francesco ( in caso di pioggia presso la Sala Cola)lo studioso, presentato da Stefano Papetti, terrà una lectio magistralis dedicata a Raffaello e Michelangelo, artisti ben noti a Forcellino che scritto due importanti monografie su di loro.

 

 

 

 

Milites De Marchia

Sabato 19 Settembre 2020 – Ore 17.00

Chiostro di Sant’Agostino, Ascoli Piceno

La S.V. è invitata alla presentazione del volume

MILITES DE MARCHIA

iconografia guerresca nelle Marche tra XII e XIII secolo di Bernardo Carfagna

Introduce Erminia Tosti Luna Pubblicista
presenta Stefano Papetti Università di Camerino
sarà presente l’autore

 



Un antico tornio donato al Museo dell’Arte Ceramica

E’ stato collocato stamattina presso il Museo dell’Arte Ceramica un antico tornio in  legno per la lavorazione dell’argilla donato dall’architetto Biancucci che ha voluto generosamente arricchire le collezioni ascolane di un prezioso strumento che nella sua struttura ricalca i modelli rinascimentali illustrati nel Trattato dell’Arte del Vasaio scritto da Cipriano Piccolpasso. Il 31 luglio, in occasione di un incontro serale al quale prenderanno parte l’ing. Matricardi, grande esperto e studioso della maiolica rinascimentale, e l’artista Paolo Lazzarotti sarà possibile vedere il tornio in azione grazie all’ intervento di esperto forgiatore.

LA QUINTANA…SECONDO PROCOPIO

Pino Procopio è stato l’ autore del palio assegnato in occasione della Quintana di agosto 2019, un drappo che i sestieri impegnati nella contesa hanno mostrato di apprezzare sin dal momento della presentazione, effettuata come di consueto il giorno di Sant’Anna nella Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica. I sestieranti non sono facili da accontentare e spesso, anche di fronte ad un palio dipinto da un affermato maestro, nel passato hanno storto il naso, non ritrovando nell’opera quegli elementi iconografici che caratterizzano la Quintana.

Procopio, senza rinunciare al tono mordace ed ironico che connota le sue opere, ha saputo cogliere nel segno, trovando un giusto equilibrio fra la volontà di celebrare le bellezze architettoniche di Ascoli e la sua capacità di cogliere i tratti più tipici di quanti partecipano con passione alla rievocazione ascolana.

E’ sembrato dunque naturale dare seguito a quel fortunato incontro e Procopio, sollecitato con affetto da Nazareno Verdesi, ha trascorso la primavera scorsa, favorito dall’isolamento imposto dalla pandemia, a dipingere una serie di tele dedicate al mondo della Quintana che saranno esposte dal 26 luglio prossimo presso il Palazzo dei Capitani, in occasione di una mostra dal titolo emblematico “La Quintana… secondo Procopio”.

L’artista calabrese, muovendo da alcune suggestive immagini dei luoghi più conosciuti del centro storico ascolano, ha dato corso alla sua sfrenata fantasia popolando quegli spazi con le sue visioni dai colori smaglianti: dame e cavalieri in abiti rinascimentali sono passati al vaglio dello spirito visionario dell’artista che li ha deformati, caricati di toni sarcastici ed accoppiati ad animali usciti da uno zoo immaginario. Non deve stupire se fra le logge rinascimentali del cortile del Palazzo dei Capitani deborda l’acqua nella quale nuotano grandi pesci variopinti o se nella Piazza del Popolo si affrettano correndo verso il campo della gara giovani araldi in abiti quattrocenteschi che inforcano lo scooter, mentre altri figuranti siedono ai tavoli del Caffè Meletti intenti a sorbire una bevanda fresca per ristorarsi dalla calura estiva.

Nella mente di Procopio il passato e il presente si fondono e l’anacronismo delle situazioni che egli propone diventa il motivo da cui prendono spunto le sue visioni elaborate sul filo dell’ironia: non c’ è dubbio che lo scenografico corteo dei figuranti che ogni anno si snoda per le vie e le piazze del centro storico di Ascoli Piceno rappresenti una fonte di ispirazione per quanti come Procopio siano in grado di cogliere non soltanto la spettacolarità dell’evento, ma anche quell’incrocio di sguardi, quegli ammiccamenti e quelle complicità inespresse che caratterizzano i figuranti. L’orgoglio di sfilare con un abito di grande fascino, il passo marziale degli armati, l’incedere solenne delle dame che gettano sguardi ammalianti nella direzione del pubblico plaudente e lo spirito agonistico che anima la Quintana passano sotto gli occhi di Procopio che ne coglie con sagacia gli aspetti più pittoreschi.

La Quintana è anche una festa dei colori che, secondo la tradizione medievale, assumono un valore simbolico: i colori araldici dei sestieri e del Comune, quelli degli abiti idossati da dame e cavalieri rispecchiano le antiche consuetudini della simbologia araldica  e nei dipinti di Procopio questo aspetto viene esaltato dall’uso di tonalità vivaci e contrastanti che attirano immediatamente l’attenzione dell’osservatore. Un richiamo al vero ed alle bellezze architettoniche della città di Ascoli Piceno si coglie negli sfondi che accolgono i suoi figuranti: le celeberrime piazze, i cortili rinascimentali, i palazzi di travertino non vengono trasfigurati dall’inventiva dell’artista ed in quanto testimonianza di una lungaa tradizione artistica, sono riprodotti con estrema esattezza, dando vita ad un contrasto ancor più intrigante con i personaggi interpretati invece con grande autonomia ed originalità. L’immaginazione di Procopio corre senza  freni e la velocità con cui elabora le sue visioni è davvero prodigiosa: lo è altrettanto la sua capacità di rinnovare la storia passata rendendola contemporanea e questo accade non soltanto quando, come in questo caso, è chiamato a ripercorrere una vicenda legata al contesto locale. Nella sua produzione che affianca in questa mostra le opere dedicate alla Quintana si vede infatti come il pittore abbia saputo interpretare anche i grandi protagonisti del mito e della letteratura epica, offrendo di sé l’immagine di uomo che si è formato sulle buone letture dei classici. Lo spirito corrosivo di Procopio si esercita anche sui personaggi del mito, come Ulisse o sulle eroine della letteratura classica e moderna che egli ben conosce ed è dunque in grado di rappresentarli cogliendo con acume i tratti distintivi del loro operare.

In un  anno che la pandemia ha reso angosciante e drammatico, i colori di Procopio riaccendono la luce della speranza e risollevano l’animo anche di coloro che, orfani della Quintana 2020, sapranno ritrovare nelle sue opere una scheggia della allegria e dell’orgoglio che accompagnano la rievocazione, nell’attesa di poter tornare quanto prima a vestire i colori del proprio sestiere e a celebrare il trionfo della ascolanità.

Stefano Papetti