La Pinacoteca di Ascoli Piceno partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio

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Le Giornate Europee del Patrimonio ad Ascoli Piceno.importante appuntamento in Pinacoteca

In occasione delle GEP, dedicate al patrimonio nascosto, la Pinacoteca di Ascoli Piceno mostrerà alcuni dei suoi tesori “segreti”, ovvero i disegni della collezione comunale, donati nel 1910 dal pittore Giulio Gabrielli (1832-1910) recentemente restaurati presso il Laboratorio del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Per ragioni legate alla conservazione della carta, i disegni vengono conservati in cassettiere metalliche in ambienti bui, ma per questo eccezionale evento alcuni fogli saranno esposti nelle sale della Pinacoteca in un affascinante dialogo fra i dipinti e gli studi preparatori: sarà possibile ammirare fogli sei e settecenteschi realizzati con varie tecniche  (penna,  pennello, matita, acquarello, carboncino, tempera…) e supporti cartacei di vario genere (carte preparate e pergamena) dovuti alcuni importanti autori della scuola romana, come Giuseppe Ghezzi e Carlo Maratta,  bolognese, come Monti e veneta come Pellegrini e Tintoretto. Il giorno 22 settembre alle ore 17,30 è programmata una visita guidata nel corso della quale Stefano Papetti illustrerà questi capolavori nascosti delle collezioni comunali di Ascoli Piceno.

Idillio Verde protagonista del Festival di Sutri

L’infaticabile Vittorio Sgarbi ha organizzato nella affascinante città di Sutri, ricca di testimonianze etrusche, romane e medievali della quale il critico ferrarese è da qualche mese sindaco, un insolito Festival dedicato alle arti figurative con ben nove mostre allestite nel restaurato Museo di Palazzo Doebbing: ne sono protagonisti vari artisti contemporanei, fra i quali incontriamo il nome di Luigi Serafini le cui opere sono in questo periodo esposte anche presso il Forte Malatesta di Ascoli Piceno, ma su tutti spicca il dipinto “Passeggiata amorosa” di Pellizza da Volpedo di proprietà della Pinacoteca di Ascoli Piceno. Nel corso di un recente intervento di restauro, sul retro della tela è stata trovata una iscrizione a matita apposta dall’artista stesso che intitolava l’opera “Idillio Verde” e con questo poetico titolo Sgarbi ha voluto denominare tutta l’iniziativa ” Idillio a Sutri”. Nel corso della cerimonia di presentazione delle mostre era presente anche  il Ministro della Pubblica Istruzione che a lungo si è soffermato con Sgarbi ad ammirare il capolavoro giunto da Ascoli Piceno.

GIACOMELLI IN MOSTRA ALLA GALLERIA D’ARTE CONTEMPORANEA

Mario Giacomelli. Nell’infinito, dentro la materia
mostra fotografica
presso Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini”
Corso Giuseppe Mazzini 90, Ascoli Piceno
Inaugurazione 17h30

Mostra a cura di Katiuscia Biondi, direttore artistico Archivio Mario Giacomelli – Rita Giacomelli

Con il patrocinio e il contributo del comune di Ascoli Piceno
Organizzazione Musei Civici di Ascoli Piceno, in collaborazione con le cooperative Integra Servizi e il Picchio e l’associazione Arte Contemporanea Picena.

Con la partecipazione dell’Archivio Mario Giacomelli – Rita Giacomelli

La rinnovata Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” (inaugurata nella sua nuova veste il 25 agosto 2018) ospita dal 15 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 la preziosa mostra di una trentina di opere di uno dei più grandi maestri della fotografia del XX Secolo, Mario Giacomelli.

In mostra le vintages del tipico formato 30×40 si alternano alle gigantografie dei Paesaggi 50×60, passando per i provini di stampa come porta aperta sul mondo alchemico del Maestro, il quale forgiava il reale sotto l’azione degli acidi in camera oscura, lasciando emanare poesia dalle geometrie del reale, facendosi tutt’uno con esso.
Il connubio tra anima e corpo, interiorità e mondo, è espresso in modo estremamente concreto eppur immaginifico dalle parole dell’artista, che riecheggiano in mostra.

Nelle sale della Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini”, Giacomelli è in dialogo libero con il suo “compagno di poesia” Licini: nello spaesamento, come piaceva a entrambi, nell’abbandono di ogni rassicurante ultima definizione, nella scelta artistica ed esistenziale di avviarsi verso una verticalizzazione vertiginosa che rompe i riferimenti cardinali e la prospettiva delle cose. Essenzializzare tutto: bruciare con i bianchi il superfluo, chiudere i neri per accendere l’incognita di un brulichio sotterraneo. Verticalizzare, per l’Infinito. Un infinito instabile e irrequieto, poiché non c’è strada già segnata, ma un filo teso sull’abisso.

Un infinito di memoria leopardiana, tanto caro a Giacomelli e a Licini, che deve partire dalla terra, dalla costrizione, dal limite, dalla materia, per arrivare alla sacralità della liberazione.
Ecco, è questo limite mai netto tra la materia, la carne, la costrizione e la liberazione, il volo, l’infinito, che la mostra insegue.

E allora i paesaggi esposti sono quelli più materici e graffiati di Presa di coscienza sulla natura (degli anni ’80); e i ferri attorcigliati della serie Favola, verso possibili significati interiori (1983 / 84), accavallati gli uni sugli altri tra pezzi di cemento di un fabbricato industriale in distruzione, sono i segni di contorsioni cosmiche alla ricerca di una definitiva espansione.
E le figure imponentemente dinamiche e indecifrabili, incontenibili, della serie Bando (1997 / 99), ispirata all’omonima poesia di Sergio Corazzini, sono le parole buttate là al primo che passa, amaramente messe al bando, perché esse corrono tra i crinali dell’ineffabile e restano sempre o troppo indietro o troppo avanti per poter riuscire ad acchiappare definitivamente l’essenza delle cose.

In mostra la figura umana non compare (a parte l’apparizione fugace quasi impercettibile dell’ombra dell’artista riflessa su un frammento di specchio tra i calcestruzzi). Ma eppure l’umanità esiste, vi insiste anzi, nella materia vibrante, e nella terra che si fa corpo. Ogni foto è la carne dell’Uomo.

Le fotografie diventano le svariate forme che via via assume il desiderio, la smania di cercarsi, e trovarsi “sotto la pelle del reale” solo dopo averlo osservato dall’alto (i paesaggi aerei di Presa di coscienza sulla natura!), e guardare dall’alto solo dopo essersi immersi nella materia. Trovarsi nella poesia, verso l’infinito.

Chiude la mostra la fotografia iconica della serie L’infinito (1986 / 88), ispirata alla poesia di Giacomo Leopardi, che l’Archivio Mario Giacomelli – Rita Giacomelli è onorato di donare in questa felice occasione alla Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini”, per la sua collezione d’arte permanente.

 

PASION Y DUENDE: IL FLAMENCO IN MUSEO

Una nuova ed originale iniziativa programmata per venerdì 7 settembre alle ore 20,30 presso il Museo dell’Arte Ceramica: dopo una visita alle opere dedicate al tema della musica e della danza guidata da Stefano Papetti, una degustazione a tema precederà lo spettacolo della compagnia ARTE Y PASION FLAMENCA accompagnato dalla chitarra del maestro Josè Alberto Rodriguez Gòmez. Nei suggestivi ambienti medievali risuoneranno le note ed i passi della danza iberica, portando una nota di struggente passione all’interno del Museo.

 

GRANDE SUCCESSO PER LA SERATA “PERCORSI D’ARTE” DI FINE ESTATE

Più di 50 persone hanno partecipato venerdì 31 agosto all’ultima apertura notturna dei Musei Civici che prevedeva la visita al rinnovato giardino dell’Episcopio guidata da Maria Gabriella Mazzocchi , al giardino del Palazzo dell’Arringo con i busti dei personaggi illustri realizzati dallo scultore ascolano Romolo Del Gobbo ed alla Pinacoteca in compagnia di Stefano Papetti. Le illustrazioni dei due studiosi sono state allietate da una gustosa apericena organizzata da Chiara Giorgi di “Chez toi” e da un intervento della bravissima attrice Cristiana Castelli che in abiti medievali ha recitato nella Sala di Cecco un ironico monologo nel corso del quale Beatrice Portinari ha svelato retroscena e incomprensioni del suo menage con Dante Alighieri. Molti erano i turisti forestieri giunti per la prima volta ad Ascoli ed ammaliati dalle bellezze artistiche della città e dal modo originale con cui sono state presentate al pubblico dai relatori..

Pellizza da Volpedo al centro di una iniziativa promossa da Vittorio Sgarbi

Il dipinto di Pellizza da Volpedo “Passeggiata amorosa” o “Idillio verde”, secondo il titolo dato dall’autore stesso, sarà al centro di una esposizione curata  da Sgarbi a Sutri dal 14 settembre.

L’apertura al pubblico di Palazzo Doebbing, dopo la ristrutturazione e il restauro, merita la realizzazione di una serie di progetti espositivi utili a configurarlo come punto di riferimento culturale del territorio.
Centro nevralgico del centro storico della città di Sutri si qualifica come nuovo polo di attrazione turistica e culturale oltre al Parco Archeologico, col quale deve, in una prospettiva ravvicinata, incardinarsi per una proposta unitaria a livello organizzativo e gestionale.
L’evento, davvero epocale per la città di Sutri, sarà caratterizzato dalla realizzazione di una serie di esposizioni temporanee, tra le quali, di fondamentale importanza, quella dedicata a un’opera della collezione della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno: “Idillio Verde” di Pellizza da Volpedo.
Pellizza da Volpedo è conosciuto universalmente per il suo “Quarto Stato” che inaugura il secolo XX, ed è forse il primo dipinto di soggetto civile della nostra tradizione pittorica, icona delle lotte proletarie di tutto il Novecento. I quarto stato è il manifesto politico di Pellizza da Volpedo, l’Idillio verde è la sua meditazione lirica, la sua interiorità romantica; e sono entrambi dipinti nel 1901, come introduzione a un mondo nuovo. Il quarto stato è una marcia, un avanzare per conquistare diritti e dignità; l’Idillio verde è una passeggiata privatissima, riservata.
Camminando nel parco archeologico di Sutri si vive la stessa emozione che Idillio verde trasmette.
Osservarlo a Sutri, affacciandosi dalla terrazza di palazzo Doebbing verso Villa Savorelli e l’area archeologica, nella collina di tufo e di verde, ci avvolge in una indistinguibile fusione di arte e natura. La sensazione è ben descritta nel libro Verde muschio di una scrittrice di Sutri, Martina Cecilia Salza: «il muschio è figlio del silenzio che regna solitario e uliginoso. Il muschio è figlio di un regno incantato, all’incrocio dei sogni, dove i vivi e i morti si parlano e si toccano».

 

Pellizza dalla marcia alla passeggiata amorosa

Vittorio Sgarbi – Dom, 29/07/2018 – 10:34

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Devo confessare di essere irresistibilmente attratto da un dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo, tradizionalmente identificato in una Passeggiata amorosa. Non si può negare che sia un titolo pertinente, e che una passeggiata amorosa ne sia propriamente il soggetto.

Il puntiglioso e cerimonioso direttore del museo di Ascoli Piceno, dove l’opera è accolta, Stefano Papetti, mi informa che, dopo la pulitura e il rintelo, sul retro del dipinto è apparso il titolo originale: Idillio verde. Difficile immaginare una denominazione più pertinente. Della parola «idillio» è implicita la declinazione amorosa, nell’aggettivo «verde» l’aura, l’immersione nella natura, un’armonia della vegetazione.

Il dipinto, da solo, sarà esposto, con tutta la concentrazione possibile, quale chiede l’attitudine leopardiana dell’idillio, in un nuovo, bellissimo museo che si apre a Sutri, il 15 settembre, nel maestoso palazzo Doebbing, sede della curia vescovile, restaurato con grande attenzione e grande gusto, grazie all’architetto Romano Adolini, dalla Regione Lazio. Il percorso di rinascita di palazzo Doebbing si è compiuto con l’affidamento, per farne sede di museo e di mostre, al Comune di Sutri, in un accordo concluso fra il vescovo Romano Rossi e il sindaco della città, che sono io. Difficile immaginare uno spazio più poetico e versatile, dove verranno trasferiti una parte dell’Antiquarium di Sutri con il celebre Efebo e le opere più a rischio del patrimonio di arte sacra della diocesi, a sua volta oggetto di una mostra. Gli spazi espositivi, oltre che all’Idillio verde, saranno destinati a una mostra di fotografie di Wilhelm Von Gloeden in dialogo con i dipinti di Roberto Ferri, virtuoso maestro intorno al quale ho istituito l’Accademia di belle arti, presieduta da Emmanuele Emanuele, che aprirà i suoi corsi in primavera nella sede comunale di Villa Savorelli. Infine, il 15 dicembre, sempre dal museo di Ascoli Piceno arriverà la grande, maestosa tela con San Francesco riceve le stigmate di Tiziano, il cui incandescente paesaggio è una risposta tellurica, sulfurea all’Idillio verde. Così si inaugura un nuovo museo, in un palazzo meraviglioso ripristinato agli inizi del secolo scorso da un vescovo tedesco illuminato, Giuseppe Bernardo Doebbing.

Ma questa cronaca non dice l’arcana corrispondenza tra l’ambiente naturalistico e archeologico di Sutri e il dipinto di Pellizza da Volpedo, che sembra riprodurne l’atmosfera e l’anima. Quella avvertita da un sensibile conoscitore di cose e di luoghi, come Giuseppe Patitucci d’Alifera Patitario, che scrive: «Sutri è straordinaria per la presenza continua, nelle pietre e nell’aria che si respira, di quell’antichità preromana… aumentata nell’emozione… da quella intensa umidità che è quasi un filtro attraverso cui ci si sente parte di quella presenza antichissima». Guardate bene l’Idillio verde: quella siepe, quei prati, quel declivio terrazzato sembrano raffigurare l’area dell’anfiteatro e della necropoli, immersi nell’ambiente boschivo di Sutri. Uno specchio, uno specchio luminoso. La scelta del dipinto favorisce queste corrispondenze, più occasionali che volute, come la coincidenza del ritorno a Pellizza da Volpedo nel 150º anniversario della nascita, che è contemporaneamente celebrato con una mostra nel suo studio della città natale.

Pellizza da Volpedo è conosciuto universalmente per il suo Quarto stato che inaugura il secolo XX, ed è forse il primo dipinto di soggetto civile della nostra tradizione pittorica, icona delle lotte proletarie di tutto il Novecento. Il quarto stato è il manifesto politico di Pellizza da Volpedo, l’Idillio verde è la sua meditazione lirica, la sua interiorità romantica; e sono entrambi dipinti nel 1901, come introduzione a un mondo nuovo. Il quarto stato è una marcia, un avanzare per conquistare diritti e dignità; l’Idillio verde è una passeggiata privatissima, riservata.

Primo de Vecchis, sottolineando i due diversi cammini, uno verso la storia e uno verso l’anima, scrive: «Anche qui ritroviamo il tema compositivo del passeggiare, dell’avanzare delle figure tratteggiate (con uno stile divisionista molto fluido e personale), ma l’inquadratura è del tutto diversa, la coppia di giovani amanti viene colta infatti di profilo. L’osservatore esterno somiglia a qualcuno che contempli rapito una scena idillica, la quale non si esaurisce negli innamorati che confabulano, ma include un prato abbarbagliato dal sole, dove pascolanti greggi di pecorelle brucano l’erba, tra alberi e arbusti, mentre sullo sfondo si eleva una collina coltivata. La luce è studiatissima, come se si trattasse d’un fotogramma del film Barry Lyndon di Stanley Kubrick, e colpisce con sottili scintillii parte del contorno dei capelli degli amanti, la veste rossa della donna, il pelame delle pecorelle, le foglioline delle siepi, i fiori, le chiome degli alberi. È proprio lo studio accuratissimo della luminosità a infondere un sentimento idilliaco e sublimato all’intera composizione. Il tondo, dal diametro di 100 cm, appartiene a un ciclo di cinque dipinti di forma varia, che l’artista chiamò L’amore nella vita… Gli innamorati dipinti sono situati in un lato della composizione e avanzano lentamente verso il lato opposto; tuttavia l’osservatore esterno coglie anche la profondità del paesaggio attraverso i diversi piani delle siepi, del prato e delle colline: la forma rinascimentale del tondo somiglia all’obiettivo di una macchina fotografica, che colga l’infinito istante delle amorose conversazioni».

Una formidabile tensione luminosa, una vera e propria tessitura di luce, è favorita dalla stesura di piccole macchie, punti di colore secondo la tecnica divisionista o pointillista, che caratterizza i corrispondenti francesi di Pellizza da Volpedo, in particolare Georges Seurat. Ma ciò che è artificioso e forzato nei pittori d’Oltralpe, come un teorema scientificamente misurabile (penso al Paysage avec cheval di Seurat), appare naturale, come l’alito della creazione, in Pellizza da Volpedo. Camminando nel parco archeologico di Sutri si vive la stessa emozione che Idillio verde trasmette. Osservarlo a Sutri, affacciandosi dalla terrazza di palazzo Doebbing verso Villa Savorelli e l’area archeologica, nella collina di tufo e di verde, ci avvolge in una indistinguibile fusione di arte e natura. La sensazione è ben descritta nel libro Verde muschio di una scrittrice di Sutri, Martina Cecilia Salza: «il muschio è figlio del silenzio che regna solitario e uliginoso. Il muschio è figlio di un regno incantato, all’incrocio dei sogni, dove i vivi e i morti si parlano e si toccano».

Sao Francisco

FERVONO IN BRASILE I PREPARATIVI PER LA MOSTRA “FRANCESCO NELL’ARTE”

Si inaugurerà il 7 agosto a  Belo Horizonte presso Casa Fiat de Cultura la mostra Francesco nell’arte italiana, curata da Giuseppe Morello e Stefano Papetti. Si tratta dell’esposizione che si tenne ad Ascoli Piceno nel 2016 che il governo brasiliano ha voluto trasferire nel paese sudamericano, prima,a Belo Horizonte e poi a Rio de Janeiro. Come immagine guida dell’esposizione è stato scelto il San Francesco di Tiziano della Pinacoteca di Ascoli Piceno che campeggia nei grandi manifesti che tappezzano la città brasiliana di quasi 2.500.000 abitanti.